Pensione anticipata dal 2016? Poletti cauto su flessibilità in uscita

Mancano le coperture finanziarie per le pensioni anticipate, ma il sottosegretario al Mef Baretta è più ottimista del titolare del Welfare.

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Continua il balletto di dichiarazioni sulle pensioni, a tenere banco il tema della flessibilità e della pensione anticipata (che farebbe spazio a nuovi posti di lavoro). Due esponenti del governo a distanza di nemmeno 24 ore l’uno dall’altro dicono cose abbastanza diverse, tanto da far pensare che probabilmente tutto verrà rinviato a data da destinarsi e che ad ogni modo tra il Welfare e il Mef deve esserci un problema di comunicazione.

Il ministro del lavoro Giuliano Poletti ieri da Cernobbio, ospite del Form Ambrosetti, ha detto chiaramente che non si sa ancora se dal 2016 saranno introdotti requisiti e criteri di flessibilità sulle pensioni: "E' troppo presto per dirlo, prima dobbiamo fare una discussione intorno al DEF e alla legge di stabilità, definito il tema delle risorse le norme generali rimangono quelle, le opzioni possibili sono una flessibilità che consenta anticipazioni di uscita''.

Il problema è la copertura finanziaria, non ci sono i soldi, a mano di non sforare i parametri Ue, e quindi la riforma delle pensioni in senso flessibile non dovrebbe trovare spazio nella prossima Legge di stabilità. Tradotto: nessuna agevolazione sull'età in uscita nel 2016 per compensare l’innalzamento dell'età pensionabile introdotto dalla legge Fornero del 2011, osserva la Repubblica. O forse sì, a sentire quel che ha detto oggi uno dei sottosegretari al ministero dell’Economia. Pier Paolo Baretta infatti sposa l'ipotesi di pensione anticipata ma con tagli legati in maniera progressiva al reddito. "Si potrebbe legare il taglio dell'assegno al livello del reddito" o "si potrebbe introdurre la flessibilità in modo graduale".


Al Corriere della Sera Baretta parla delle ipotesi di revisione delle pensioni nella prossima Legge di Stabilità come fatto praticamente certo: "nell'immediato dei costi ci sono. Ma possono essere sostenibili, nel medio-lungo periodo, rendere flessibile l'età della pensione porterebbe lo Stato non a spendere di più ma addirittura a risparmiare (...) chi dovesse decidere di lasciare il lavoro prima dei 66 anni avrebbe un assegno più basso non per un po' di tempo, ma per tutto il resto della sua vita. È da qui, ma non solo, che arriverebbero i risparmi per il bilancio pubblico. Anche questa è spending review".

Poi il sottosegretario aggiunge che "il vero punto è il lavoro. Aver alzato l'età della pensione era inevitabile perché l'aspettativa di vita, per fortuna, è diventata più lunga. L'errore è stato averlo fatto dalla sera alla mattina e in modo uguale per tutti" visto che ciò ha creato "una barriera all'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro".

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