Fmi: con deprezzamento valuta del 10% l'export aumenta dell'1,5% del Pil

A bank teller counts stacks of US dollar

Secondo uno studio del Fondo monetario internazionale (Fmi) il deprezzamento reale del 10% della valuta di un Paese fa mediamente aumentare le sue esportazioni nette dell'1,5% del Pil. Una politica monetaria perseguita in questi anni di crisi dalle banche centrali delle maggiori potenze economiche occidentali e non, dagli Usa al Giappone, dall'Inghilterra alla Cina, dalla Norvegia (meno di una settimana fa) all'Unione Europea (o meglio area euro).

Servono diversi anni per saggiare gli effetti del deprezzamento sull'export ma buona parte degli aggiustamenti si verifica nel primo anno. Nel capitolo analitico numero tre del World Economic Outlook, dal titolo "Exchance rates and trade: disconnected?", si discute degli effetti sulla bilancia commerciale di un paese di grandi e più o meno insolite variazioni dei tassi di cambio. L'analisi è stata eseguita usando dati disponibili sui mercati avanzati ed emergenti e nelle economie in via di sviluppo in un arco di tempo lungo 30 anni.

Secondo alcuni studiosi tali variazioni sono oggi meno rilevanti che in passato ma secondo lo studio del Fondo monetario i movimenti dei cambi "hanno ancora un effetto notevole su import ed export" con conseguenza sia sull'andamento dell'inflazione che sulla trasmissione delle politiche monetarie.

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