Pensioni: governo studia prestito a carico delle aziende

L'Ansa cita "fonti vicine al dossier" per rendere conto dell'ipotesi di prestito pensionistico ai pensionandi a carico delle aziende.

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Sulle pensioni, tra opzione donna e promessa flessibilità in uscita anche per gli uomini, il governo starebbe studiando una terza ipotesi: un prestito pensionistico per il lavoratore vicino all'età della pensione di vecchiaia, prestito a carico delle aziende. Che di certo non sarebbero contente di sobbarcarsi, anticipandoli, ulteriori costi previdenziali: il lavoratore infatti, secondo l'idea dell'esecutivo, dovrebbe restituire all'azienda il prestito ricevuto una volta andato in pensione (magari con parte della buonuscita Inps). Una soluzione che non peserebbe praticamente nulla sulle casse statali ma parecchio sulle aziende, spesso a corto di liquidità e a caccia, loro, di prestiti.

"Fonti vicine al dossier" pensioni hanno spiegato all'Ansa che se la suddetta misura sarà inserita nella Legge di Stabilità, azienda e lavoratore dovrebbero accordarsi per l'uscita anticipata dal lavoro con costi sia per l'impresa sia per il pensionando, per lo Stato invece ci sarebbero solo costi residuali.

All'azienda verrebbe data la possibilità di svecchiare il personale e aumentare il turn over ma dovrebbe pagare i contributi per il lavoratore che esce in anticipo rispetto all'età di vecchiaia fino a quando questo non raggiunge i requisiti di accesso alla pensione. L'impresa potrebbe versare anche una quota della pensione che dovrà poi sempre essere restituita dal lavoratore andato in pensione attraverso l'Inps.

Per fare un esempio: chi matura una pensione da 1.000 euro al mese e lascia il lavoro in anticipo di due anni, con l'accordo su un prestito di 800 euro al mese, avrebbe alla fine un debito con l'azienda di 20.800 euro. Non si tratta di una novità assoluta: la legge Fornero prevede l'uscita anticipata a carico delle aziende, usata molto raramente, ma tale meccanismo come studiato dal governo Renzi sarebbe meno oneroso per i datori di lavoro.

Invece per quanti sono state licenziati tra il 2012 e il 2015 e non rientrano quindi tra gli esodati l'esecutivo starebbe mettendo a punto un meccanismo di accesso anticipato alla pensione a carico dello Stato con un taglio legato all'importo del prestito pensionistico e al tempo per il quale si percepisce. Sembra confermata invece la nuova versione dell'opzione donna, cioè la possibilità per le donne del comparto privato di uscire dal lavoro con tre anni in anticipo e una decurtazione della pensione legata all'equità attuariale (il 3,5% circa ogni anno) e non al ricalcolo totalmente contributivo.

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