Dieselgate Volkswagen, class action degli azionisti da 40 miliardi di euro

I grandi azionisti si affidano a Quinn Emanuel, il numero uno al mondo delle class action

I grandi azionisti di Volkswagen si organizzano e preparano una class action miliardaria contro il colosso tedesco. Dopo lo scandalo delle emissioni truccate scoppiato in settembre, gli investitori che avevano scommesso su Volkswagen, confidando nell’affidabilità del marchio tedesco, hanno deciso di battere cassa e di chiedere un risarcimento di 40 miliardi di euro.

Oltre alle multe di Stati Uniti e Unione Europea, quindi, potrebbe aggiungersi un’altra maxi-tegola che metterebbe in ginocchio gli ex numero uno dell’automotive tedesco. Il nuovo amministratore delegato Matthias Mueller aveva già annunciato che l’uscita dalla crisi non sarebbe stata “indolore”, ma una class action di queste proporzioni rischia di rinegoziare al ribasso la exit strategy (che attualmente prevede il taglio di 6mila contratti a termine).

Per guidare la class action contro Volkswagen, gli azionisti hanno deciso di rivolgersi a Quinn Emanuel, il numero uno in questo tipo di procedimenti penali contro colossi dell’economia mondiale. Perché è il numero uno? Semplice: perché in passato ha già vinto cause per un totale di 50 miliardi di euro contro gruppi come Google, Sony e Fifa che non hanno certo problemi a reclutare i migliori legali sulla piazza.

Come procederà Emanuel? L’avvocato è stato contattato dal gruppo Bentham, un fondo che finanzia le grandi cause legali e che raccoglierà tutti quegli investitori che hanno visto sfumare i propri investimenti a causa delle pratiche fraudolente di Volkswagen. Ora Bentham e il suo “asso” Emanuel hanno il compito di rafforzare la “squadra” degli investitori interessati al risarcimento dei capitali “bruciati” in Borsa: fra i tanti azionisti dell’azienda di Wolfsburg ci sono i fondi sovrani di Paesi come il Qatar e la Norvegia.

L’obiettivo di Bentham è di riuscire a presentare una prima tranche delle azioni legali entro febbraio 2016: nodo giuridico della causa sarà il Securities Trading Act, la legge federale che regolamenta borsa e commercio in Germania.

Secondo quanto riportato dal The Telegraph, il calcolo dei danni economici potrebbe scattare dal 2009, l’anno in cui Volkswagen ha iniziato a montare i dispositivi oggetto dello scandalo, e la difesa degli investitori sosterrà che gli azionisti non avrebbero acquistato o scambiato azioni VW se avessero saputo delle strategie fraudolente messe in atto durante i test sulle emissioni.

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