Lavoro: il 99% dei giovani italiani è pessimista, 55% pronto a emigrare

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Il 99% dei giovani italiani si dice pessimista sull'andamento del mercato del lavoro nel Belpaese e il 55% è pronto a migrare alla ricerca di opportunità di impiego migliori. Sono i risultati che emergono da una ricerca Gallup contenuta nel Rapporto Ilo sull'occupazione giovanile e presentata oggi dalla Cgil.

Forse la percezione della carenza di opportunità di lavoro e del deterioramento della qualità del lavoro che ha spinto il 99% dei giovani italiani intervistati ad essere pessimisti

prova a spiegare il direttore Ilo Italia Gianni Rosas.

Secondo il rapporto ILO World Employment and social outlook 2015, su scala globale poco più di un quarto dei lavoratori ha un rapporto stabile e full-time, mentre il part time cresce costantemente nei paesi industrializzati e il lavoro dipendente, anche se aumenta, è pari solo alla metà dell’occupazione mondiale, con notevoli variazioni tra le diverse aree del mondo, tra Stato a Stato, tra regione e regione.

Dal report ILO presentato oggi in Cgil sui più recenti cambiamenti nel mondo del lavoro ("Come cambia la natura lavori") si evince che i dati di cui si è in possesso sono relativi all’84% ella manodopera globale, che tre quarti dei lavoratori hanno contratti temporanei o a breve scadenza o che lavorano nel cosiddetto settore informale spesso senza nessuna tutela contrattuale.

Più del 60% dell’insieme dei lavoratori infatti non ha un contratto, la maggior parte di essi vive nei paesi in via di sviluppo svolgendo lavoro autonomo o dando il proprio contributo, gratuitamente, a un’attività di famiglia.

Tra i lavoratori dipendenti delle economie avanzate solo il 42% ha un contratto a tempo indeterminato, con le ovvie differenzetra le diverse aree. Nei paesi dell’Europa centrale e del Sud-Est 8 lavoratori su 10 circa sono lavoratori dipendenti, in Asia del Sud e nell’Africa subsahariana sono solo 2 su 10 ad aver un rapporto di lavoro dipendente.

“Questi nuovi dati indicano una crescente diversificazione del mondo del lavoro. In alcuni casi, le forme atipiche possono aiutare le persone ad accedere al mercato del lavoro. Ma questi nuovi cambiamenti riflettono anche la diffusione di un’insicurezza che colpisce oggi numerosi lavoratori in tutto il mondo. Lo spostamento che osserviamo del rapporto di lavoro tradizionale verso forme atipiche di occupazione è, in molti casi, associato a un aumento delle disuguaglianze e della povertà in diversi paesi”

commenta Guy Ryder, direttore generale dell’ILO.

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