La bolletta idrica rende l'acqua salata

Bolletta idrica Che il nostro acquedotto faccia acqua da tutte le parti è ormai ampiamente assodato vista l’elevata percentuale di dispersione (fino al 50% in alcuni punti della rete), ma quanto ci costi bere acqua potabile dal rubinetto domestico non è un calcolo di facile quantificazione. Ad occuparsene è stata Federconsumatori che con la sua Sesta indagine nazionale sui servizi idrici italiani ha mappato i costi idrici lungo tutto l’acquedotto nazionale.
A diversi assetti gestionali e livelli di integrazione con altri servizi corrispondono diversi tariffari, elaborati a livello locale da comuni e province di riferimento.

Delle 46 città campione analizzate dall’indagine, 15 hanno tariffe suddivise in 3 scaglioni, in 31 città viene applicato un quarto scaglione, delle quali 16 città hanno anche un quinto scaglione.
I principali scaglioni rilevati riguardano la tariffa agevolata, la tariffa base e la tariffa eccedenza. Le tariffe idriche più salate per il primo scaglione raggiungono i 60 centesimi di Euro al metro cubo (Ferrara, Ravenna e Teramo) mentre sulle tariffe base 90 centesimi come a Forlì e Livorno.

La bolletta dell'acqua

Bene ricordare che la bolletta dell’acqua è il risultato di più voci di spesa:


  • La quota fissa, calcolata generalmente su base annua;

  • La quota variabile, calcolata in base ai metri cubi di acqua consumati (suddivisi per scaglioni);

  • Canone di depurazione e canone di fognatura, variabili in base ai consumi (in genere la tariffa è unica e si riferisce all’intero consumo) e al tipo di uso (civile o produttivo) che siamo tenuti a pagare anche in caso di assenza d’impianto di depurazione o di sua inattività;

  • Iva la 10%, calcolata su tutte le precedenti voci (ad eccezione dell’Ato pugliese che applica un’iva al 20%).
    Con il pagamento della prima bolletta si versa, inoltre, un deposito cauzionale, fissato dall’azienda, a garanzia del rispetto del contratto.

Difficile rendersi conto del peso della bolletta idrica soprattutto se si vive in condominio dove in genere la bolletta è unica per ogni contratto. Se un intero condominio ha stipulato un unico contratto con l'ACA, la bolletta sarà unica, rapportando le fasce di consumo da delibera al numero di utenti allacciati al contatore generale; In questo caso l'utente condominio dovrà provvedere in modo del tutto autonomo secondo quanto previsto dal regolamento per la concessione dell'acqua potabile, all'ulteriore suddivisione della bolletta tra i vari condomini; è possibile fatturare ai singoli utenti del condominio se ognuno di questi è provvisto di un contatore accessibile dall'esterno.

La spesa media annua per utenza domestica, per un consumo di 200 mc, è pari a 255,4 euro nel 2006. Dieci anni fa era di poco più di 158 euro: fra il 1996 e il 2006 il totale degli aumenti è pari a poco più di 97 euro (oltre il 61%). In generale nelle città dove il costo dell'acqua è più alto il consumo risulta più basso. E gli acquedotti necessitano di una più efficace gestione sul versante dell'efficienza: in media oltre il 29% di acqua potabile va persa (ma ci sono città dove il dato supera il 50%).

Depurazione fai-da-te inutile e costosa

Ad aggravare la già pesante bolletta idrica le velleitarie pretese di depurazione fai-da-te di molti tanto scrupolosi quanto disinformati cittadini.

“La filtrazione domestica non rende potabile un'acqua che già lo è, come quella dell'acquedotto che arriva nelle nostre case. Gli impianti di depurazione nei rubinetti a casa, al contrario, spesso tendono a peggiorarla, addolcendola troppo e talvolta immettendo batteri non presenti prima della filtrazione. Con effetti di spreco inammissibili, data l'emergenza idrica: per ottenere un litro di acqua filtrata a casa, se ne utilizzano ben tre di acqua potabile, sprecandoli”.

Depurare l’acqua domestica oltre ad uno spreco monetario comporta anche un dispendio inutile di energia, questo quanto emerge dall’indagine di Altroconsumo. Una scelta da evitare, secondo l’associazione, sia dal punto di vista dell'impatto ambientale – si impiegherebbero infatti tre litri di acqua di rubinetto per ottenerne uno filtrato, sia dal punto di vista del risparmio di spesa - bevendo l'acqua del rubinetto una famiglia tipo per dissetarsi spende poco più di 1 euro all'anno, mentre il costo medio degli impianti di depurazione è di circa 2000 euro, a cui si aggiungo i costi di manutenzione.

Non pochi se si considera che la spesa media annua per la bolletta dell’acqua negli ultimi dieci anni è aumentata del 61%, passando da 158 euro a 255,4 euro (v. sesta indagine nazionale sui costi dell’acqua)

Indagine Altroconsumo

L’analisi accurata su 18 campioni d'acqua in uscita dal rubinetto prima della filtrazione e dopo il trattamento (a osmosi inversa), con un confronto sulla qualità dell'acqua filtrata con quella dell'acquedotto ha portato alla conclusione molti sono i miti da sfatare sulla qualità dell’acqua che beviamo.
Riguardo il calcare e la durezza dell'acqua il falso mito è che siano sinonimo di cattiva qualità. Non è vero: la durezza, ovvero il contenuto di calcio e magnesio è solo segno - positivo - che l'acqua, che scorre nella falda, si arricchisce dei minerali presenti sul terreno. Un'acqua troppo dolce è povera di sali minerali importanti, invece, per la salute del nostro organismo. Purtroppo alcuni dei filtri addolciscono troppo l'acqua, facendola scendere al di sotto del limite di durezza indicato per legge.

Capitolo cloro. Per eliminare il sapore o l'odore del cloro, frequente in alcune zone d'Italia, è utile lasciar decantare l'acqua di rubinetto anche solo pochi minuti prima di consumarla, oppure conservarla in frigo in una bottiglia di vetro ben chiusa.

L'inchiesta è stata condotta presso abitazioni di 11 città, da Milano, a Bari, da Reggio Calabria a Brescia, dalla provincia di Firenze a quella di Roma, dalla provincia di Bologna a quella di Padova e di Grosseto dove tra l’altro si è verificato che se la manutenzione degli impianti di depurazione domestica non è più che egregia, i filtri possono tramutarsi in un ricettacolo di batteri, questi sì rischiosi per la salute.

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