Che il nostro acquedotto faccia acqua da tutte le parti è ormai ampiamente assodato vista l’elevata percentuale di dispersione (fino al 50% in alcuni punti della rete), ma quanto ci costi bere acqua potabile dal rubinetto domestico non è un calcolo di facile quantificazione. Ad occuparsene è stata Federconsumatori che con la sua Sesta indagine nazionale sui servizi idrici italiani ha mappato i costi idrici lungo tutto l’acquedotto nazionale.
A diversi assetti gestionali e livelli di integrazione con altri servizi corrispondono diversi tariffari, elaborati a livello locale da comuni e province di riferimento.
Delle 46 città campione analizzate dall’indagine, 15 hanno tariffe suddivise in 3 scaglioni, in 31 città viene applicato un quarto scaglione, delle quali 16 città hanno anche un quinto scaglione.
I principali scaglioni rilevati riguardano la tariffa agevolata, la tariffa base e la tariffa eccedenza. Le tariffe idriche più salate per il primo scaglione raggiungono i 60 centesimi di Euro al metro cubo (Ferrara, Ravenna e Teramo) mentre sulle tariffe base 90 centesimi come a Forlì e Livorno.
La bolletta dell’acqua
Bene ricordare che la bolletta dell’acqua è il risultato di più voci di spesa:
Difficile rendersi conto del peso della bolletta idrica soprattutto se si vive in condominio dove in genere la bolletta è unica per ogni contratto. Se un intero condominio ha stipulato un unico contratto con l’ACA, la bolletta sarà unica, rapportando le fasce di consumo da delibera al numero di utenti allacciati al contatore generale; In questo caso l’utente condominio dovrà provvedere in modo del tutto autonomo secondo quanto previsto dal regolamento per la concessione dell’acqua potabile, all’ulteriore suddivisione della bolletta tra i vari condomini; è possibile fatturare ai singoli utenti del condominio se ognuno di questi è provvisto di un contatore accessibile dall’esterno.
La spesa media annua per utenza domestica, per un consumo di 200 mc, è pari a 255,4 euro nel 2006. Dieci anni fa era di poco più di 158 euro: fra il 1996 e il 2006 il totale degli aumenti è pari a poco più di 97 euro (oltre il 61%). In generale nelle città dove il costo dell’acqua è più alto il consumo risulta più basso. E gli acquedotti necessitano di una più efficace gestione sul versante dell’efficienza: in media oltre il 29% di acqua potabile va persa (ma ci sono città dove il dato supera il 50%).
Depurazione fai-da-te inutile e costosa
Ad aggravare la già pesante bolletta idrica le velleitarie pretese di depurazione fai-da-te di molti tanto scrupolosi quanto disinformati cittadini.
“La filtrazione domestica non rende potabile un’acqua che già lo è, come quella dell’acquedotto che arriva nelle nostre case. Gli impianti di depurazione nei rubinetti a casa, al contrario, spesso tendono a peggiorarla, addolcendola troppo e talvolta immettendo batteri non presenti prima della filtrazione. Con effetti di spreco inammissibili, data l’emergenza idrica: per ottenere un litro di acqua filtrata a casa, se ne utilizzano ben tre di acqua potabile, sprecandoli”.
Depurare l’acqua domestica oltre ad uno spreco monetario comporta anche un dispendio inutile di energia, questo quanto emerge dall’indagine di Altroconsumo. Una scelta da evitare, secondo l’associazione, sia dal punto di vista dell’impatto ambientale – si impiegherebbero infatti tre litri di acqua di rubinetto per ottenerne uno filtrato, sia dal punto di vista del risparmio di spesa - bevendo l’acqua del rubinetto una famiglia tipo per dissetarsi spende poco più di 1 euro all’anno, mentre il costo medio degli impianti di depurazione è di circa 2000 euro, a cui si aggiungo i costi di manutenzione.
Non pochi se si considera che la spesa media annua per la bolletta dell’acqua negli ultimi dieci anni è aumentata del 61%, passando da 158 euro a 255,4 euro (v. sesta indagine nazionale sui costi dell’acqua)
Indagine Altroconsumo
L’analisi accurata su 18 campioni d’acqua in uscita dal rubinetto prima della filtrazione e dopo il trattamento (a osmosi inversa), con un confronto sulla qualità dell’acqua filtrata con quella dell’acquedotto ha portato alla conclusione molti sono i miti da sfatare sulla qualità dell’acqua che beviamo.
Riguardo il calcare e la durezza dell’acqua il falso mito è che siano sinonimo di cattiva qualità. Non è vero: la durezza, ovvero il contenuto di calcio e magnesio è solo segno - positivo - che l’acqua, che scorre nella falda, si arricchisce dei minerali presenti sul terreno. Un’acqua troppo dolce è povera di sali minerali importanti, invece, per la salute del nostro organismo. Purtroppo alcuni dei filtri addolciscono troppo l’acqua, facendola scendere al di sotto del limite di durezza indicato per legge.
Capitolo cloro. Per eliminare il sapore o l’odore del cloro, frequente in alcune zone d’Italia, è utile lasciar decantare l’acqua di rubinetto anche solo pochi minuti prima di consumarla, oppure conservarla in frigo in una bottiglia di vetro ben chiusa.
L’inchiesta è stata condotta presso abitazioni di 11 città, da Milano, a Bari, da Reggio Calabria a Brescia, dalla provincia di Firenze a quella di Roma, dalla provincia di Bologna a quella di Padova e di Grosseto dove tra l’altro si è verificato che se la manutenzione degli impianti di depurazione domestica non è più che egregia, i filtri possono tramutarsi in un ricettacolo di batteri, questi sì rischiosi per la salute.
Luigi Antonio Pezone
06 ott 2008 - 21:14 - #1Non ho commenti da fare su prodotti illusori che tendono a carpire l’ingenuità dei consumatori. Spero di non commettere una scorrettezza se approfitto dello spazio a disposizione per pubblicizzare una proposta seria che miè costata migliaia di ore di lavoro e altrettante per diffonderla, per il momento ancora senza successo.
PRESENTAZIONE BREVETTI: MINI IMPIANTI AUTONOMI PER RECUPERO ACQUE E RIMOZIONE FOSFORO PER LOCALI DOMESTICI E PUBBLICI
Il semplice sistema, concepito dal sottoscritto, mette insieme esperienze in campi diversi succedutesi negli anni: progettazione meccanica, impiantistica e processi depurativi. Consente con un investimento di poche centinaia di euro per appartamento ( valido per abitazioni singole e stabili di grandi dimensioni) di utilizzare una parte dell’acqua sanitaria due volte pagando solo pochi millesimi di euro per metro cubo per il secondo utilizzo. Tale costo è dovuto alla sola energia elettrica assorbita per il sollevamento dell’acqua alla cassetta di sciacquo. Probabilmente non esiste al mondo un sistema più semplice, economico e funzionale per la pulizia del wc sebbene siano molti i progetti e i brevetti concepiti per lo stesso scopo. La novità consiste essenzialmente nel concepimento di “mini impianti” autonomi inglobati nel pavimento (soletta da 20 cm) e nelle pareti (10 cm) dello stesso locale che servono essenzialmente a deviare il percorso di scarico delle acque usate per l’igiene personale facendole passare per la cassetta del wc previo trattamento fisico. Con i componenti del sistema è possibile realizzare impianti completamente automatici e completamente invisibili. Ognuno può, all’interno del proprio appartamento, gestirsi autonomamente il proprio risparmio idrico con impianti personalizzabili per automazione e mimetizzazione aventi in comune gli elementi basilari. Ma perché limitarsi al risparmio idrico? Il D.M. 413/98, riducendo la percentuale di fosforo nei detersivi, non ha risolto il problema dell’eutrofizzazione. Senza trattamenti terziari si superano ugualmente i limiti stabiliti. Tra i componenti utilizzati per sostituirlo ci sono anche gli acidi carbossilici, non sufficientemente testati, che potrebbero essere dannosi per la salute umana (Lo afferma la relazione Com 234 del 04/05/2007). Perché non cogliere l’occasione del concepimento del suddetto impianto per dosare all’origine un additivo che neutralizzi gli effetti del fosforo prima che questi si misceli e si combini con il materiale organico rendendo più complessa la successiva eliminazione. Come di fatto avviene? Questa intuizione, che prospetta un dosaggio chimico mirato che non sarebbe possibile senza l’impiantistica progettata per gli impianti in oggetto, può portare a una autentica rivoluzione dei sistemi di depurazione, non solo per l’abbattimento del fosforo. Ma è ancora questo elemento la “bestia nera degli impianti di depurazione.
Il dosaggio chimico effettuato tempestivamente sull’acqua di scarico, ancora priva di sostanza organica, mira a creare con pochissimi additivi e pochissimi fanghi, dei fiocchi che inglobano quella grossa percentuale di fosforo inorganico dovuta ai detersivi (75% del totale), difficilmente eliminabile per via biologica. Il successivo trattamento nella fossa Imhoff della stessa acqua con l’aggiunta del carico organico, utilizzerà il contributo biologico della biomassa per la rimozione della restante parte di fosforo di natura organica, mentre i fiocchi precedentemente formati, di natura inorganica, precipiteranno al fondo. Questo semplice procedimento che, ripeto, non si può realizzare in altri tipi di impianti, può rappresentare “l’uovo di colombo” nella rimozione del fosforo. I “puristi” in materia ambientale non devono gridare allo scandalo se si propone di immettere la soluzione flocculante direttamente nella maxicassetta perché i fanghi prodotti nella stessa, con acqua filtrata e decantata, saranno nell’ordine di pochi grammi per litro e non sedimeranno, in quanto estratti dal fondo a tramoggia ad ogni scarico per la pulizia del wc. Per rafforzare questa proposta, voglio ricordare che negli impianti di depurazione la presenza di detersivi nel liquame rallenta il processo biologico e la presenza di materiale organico nell’ acqua rallenta la precipitazione chimica, producendo fanghi in eccesso, inducendo a maggiori dosaggi. Entrambi i problemi sono evitati con i sistema proposto. Per rientrare nel limite di fosforo tollerato allo scarico di 2mg/l ( in alcuni paesi europei è 1 mg/l) i comuni Impianti a fanghi attivi sono inadeguati, senza l’aggiunta di uno specifico ulteriore trattamento; i nuovi sistemi di rimozione del fosforo che utilizzano “reattori biologici” devono essere monitorati e guidati in continuo, affinché possano dare i risultati auspicati, quindi difficilmente saranno applicati negli impianti di minori dimensioni. Pertanto, al di là dello stato dell’arte, che certamente consentirebbe risultati migliori, si deve riconoscere che gli impianti adeguati all’abbattimento del fosforo sono troppo pochi per l’esigenza del Paese. Quali siano le ragioni che portano a questo stato delle cose non sta a me giudicare ma è una realtà che non possiamo nascondere. Il rapporto della Commissione Europea (Com 234 del 04/05/2007) è giustamente impietoso nei nostri confronti. Così come altre autorevoli indagini, riguardanti in particolare lo stato delle nostre acque interne.
In questo contesto i “mini impianti” possono avere una applicazione universale, da un lato per il solo risparmio idrico, in presenza di un efficiente depuratore centralizzato; oppure, più completa, per le abitazioni non collegate agli impianti di depurazione, o collegate a impianti inadeguati, che sono molte di più di quanto si possa immaginare.
Il sistema, realizzato con soluzioni a “basso costo” si può certamente inquadrare tra i progetti di “sviluppo sostenibile” di cui potranno avvantaggiarsi paesi poveri e ricchi.
I “mini impianti di trattamento” non sono dei monoblocchi, ma un insieme di componenti, di cui alcuni modulari, da montare separatamente. Per il solo recupero dell’acqua da usare per la pulizia del wc, si realizza un mini impianto che tratta le acque di scarico dell’igiene personale, normalmente meno inquinate rispetto alle altre presenti nell’appartamento, che tratta con un semplice trattamento fisico. Per il ciclo completo invece, sarà necessario l’abbinamento con le classiche vasche Imhoff e condensa grassi. Si aggiunge all’impianto di recupero un dosaggio chimico che ne precipita i fosfati e si realizza un secondo impianto parallelo che tratta tutte le altre acque di scarico, più inquinate delle precedenti, il quale non effettua nessun recupero, ma solo la precipitazione chimica dei composti del fosforo. Gli additivi chimici utilizzati nei due mini impianti saranno rigorosamente di natura diversa per avere, nella fase successiva, che avverrà nella fossa Imhoff, una compensazione dei rispettivi PH che nella taratura del sistema deve assicurare un ambiente leggermente basico, che migliorerà il rendimento del processo biologico, agevolando la fermentazione metanica. Il sistema si può applicare in tutte le situazioni ambientali e con qualsiasi sistema fognario. Non ha bisogno di dimensionamenti in quanto non ha bisogno di vasche di accumulo delle acque da trattare (l’acqua viene accumulata nel pavimento del singolo appartamento); non ha bisogno di accumulo di acqua trattata (la maxicassetta progettata fa da accumulo); non ha bisogno di reti di distribuzione e di autoclavi (tutte le funzioni avvengono, nel locale in cui si originano gli scarichi); non ha bisogno di strumentazione di misura (la portata è misurata con il tempo di funzionamento della pompa di sollevamento); per l’abbattimento dei fosfati, non ha bisogno di strumentazione di controllo (la taratura del dosaggio del flocculante va effettuata alla messa in funzione dell’impianto in base alla torbidità dell’acqua e alla quantità di s.s.); non ha bisogno di un locale che ospita l’impianto (l’impianto centrale non esiste); non ha bisogno di una conduzione e manutenzione (le poche funzioni necessarie sono automatizzate); non ha bisogno dello smaltimento dei fanghi (che finiscono direttamente nella fossa imhoff).
Certamente il sistema comporta un nuovo modo di concepire l’impiantistica domestica e pertanto sarebbe applicabile a nuove abitazioni e a quelle con ristrutturazioni, ma posso assicurare che a livello strutturale non comporta modifiche agli edifici (pareti e pavimenti) né necessita di locali aggiuntivi a livello individuale o condominiale.
I tre obiettivi proposti (risparmio idrico, rimozione dei fosfati, maggior rendimento del trattamento depurativo), se raggiunti, potrebbero indurre le Autorità Ambientali, non solo del nostro Paese, a prescrivere l’impiego dei mini impianti, oltre che per le abitazioni non collegate agli impianti di depurazione, per tutte le nuove costruzioni, anche se collegate agli stessi. Il motivo è molto semplice: si estenderebbero gli effetti enunciati all’intero Paese e se ne aggiungerebbero altri di interesse generale, appresso elencati:
1) riduzione graduale delle portate delle reti di distribuzione idrica che comporta, meno perdite, meno, potenze dissipate negli impianti di sollevamento, minori costi di gestione e manutenzione;
2) riduzione graduale delle portate delle reti fognarie che comporta, meno perdite, meno, potenze dissipate negli impianti di sollevamento, minori costi di gestione e manutenzione;
3) riduzione graduale degli scarichi abusivi ( per la capillare distribuzione che i piccoli impianti potrebbero avere nel territorio) ;
4) riduzione graduale degli sversamenti di liquame nei recettori finali che non passano attraverso gli impianti di depurazione in caso di piogge eccessive ( minor inquinamento);
5) alleggerimento del compito degli impianti di depurazione per la quantità e la qualità delle acque da trattare;
6) produzione localizzata di fanghi riciclabili arricchiti da minerali di fosforo, particolarmente utili in agricoltura (non inquinati dagli scarichi abusivi, di natura industriale, che arrivando agli impianti di depurazione civile, non possono essere trattati e ne rendono inutilizzabili i fanghi);
7) Riduzione sostanziale del grosso problema dello smaltimento dei fanghi non riciclabili. Questi, in Italia sono circa il 70% dei fanghi prodotti, in Europa il 60%.
8) Assenza di infrastrutture necessarie da parte dello Stato ed Enti locali (espropri, Condotte di distribuzione, fogne, opere civili, impianti di depurazione, impianti di sollevamento) per l’installazione degli impianti .
9) Assenza di investimenti economici da parte dello Stato ed Enti Locali per ottenere i vantaggi sopra citati.
Supponiamo esistenti e funzionanti i “mini impianti autonomi” che, probabilmente, sono i più piccoli impianti di trattamento domestico fino ad ora concepiti. Confrontiamoli con altre tipologie di impianti domestici che si propongono il risparmio idrico o la depurazione delle acque di scarico. Nessuno di essi svolge contemporaneamente le due funzioni mentre come abbiamo visto, almeno potenzialmente, dai “mini impianti” ce ne aspettiamo molte in più:
a) Impianti di recupero condominiali o di fabbricato. In Italia hanno avuto poche applicazioni; in Europa hanno una diffusione maggiore ma non abbastanza significativa. Recentemente in paesi come Spagna e Inghilterra i nuovi alberghi (per sentito dire) hanno l’obbligo di riciclare le acque grigie per essere usate per impieghi meno nobili, come può essere considerato il wc, innaffiamento, lavaggio auto, ecc, usando appunto tali tipi di impianti. Si può senz’altro affermare che rispetto al sistema con mini impianti hanno costi infinitamente superiori, devono essere riprogettati ogni volta che cambia la dimensione dell’utenza (numero di stanze, scarichi ecc. ) con ridimensionamento di: vasche di accumulo acque da trattare e trattate, vasca di contatto con reagenti, impianti di pompaggio acqua di ricircolo, reti di distribuzione, strumentazione di misura e controllo del processo ecc.. Il trattamento depurativo per la pulizia del wc è inutile e costoso, per gli altri impieghi secondari previsti la quantità di acqua consumata non giustifica i costi di investimento e di gestione necessari. Necessitano di un locale che ospita l’impianto, di una conduzione, di una manutenzione, di uno smaltimento dei fanghi prodotti. Essendo impianti di ricircolo, non trattano e non possono trattare gli scarichi finali. Per farlo bisogna aggiungere un altro apposito impianto (fisico-chimico) che comporta ulteriori costi, problemi di progettazione, collocazione, gestione, manutenzione. Riassumendo, l’impianto di recupero condominiale non regge il confronto con una serie di mini impianti autonomi, equivalente per capacità di trattamento, perché ha bisogno di un locale di contenimento, ha maggiori costi di progettazione, di gestione e manutenzione, inoltre, non è in grado di abbattere il fosforo e migliorare la qualità dell’effluente finale.
b) L’impianto di trattamento scarichi “fisico chimico” condominiale non regge il confronto perché non consente il risparmio idrico, ha bisogno di un locale di contenimento, ha costi di gestione, manutenzione e smaltimento fanghi che i mini impianti non hanno.
c) Gli impianti di “fitodepurazione” non reggono il confronto, in quanto, pur lavorando anche essi in abbinamento con vasche imhoff e condensagrassi, non possono migliorare il rendimento delle stesse, non possono consentire il risparmio idrico (25 – 30 %), hanno bisogno di un superficie di terreno di 4 – 5 m2 per abitante, quasi mai disponibile, hanno un costo di installazione infinitamente superiore.
c) Gli Impianti che recuperano l’acqua piovana per utilizzarla per alimentare il wc, la lavatrice, l’innaffiamento, e altre funzioni. Tali impianti non sono applicabili in tutte le situazioni, inoltre, avendo un’impiantistica abbastanza complessa e costosa per la raccolta, la filtrazione, l’accumulo, il sollevamento e la distribuzione dell’acqua, diventano meno convenienti se l’utilizzo principale ( pulizia del wc) viene effettuato con una soluzione più semplice ed economica, senza uscire dal locale in cui è contenuto il wc stesso, quale è appunto il “mini impianto”. Al confronto bisogna sempre aggiungere le possibilità depurative consentite dal nuovo sistema.
d) Infine, per sentito dire, in Francia, in alcune abitazioni si usa collegare gli scarichi di alcuni lavandini alla tazza wc in modo che per gravità l’acqua defluisca attraverso lo stesso prima di essere scaricata. Questo sistema, ovviamente, non si può considerare un impianto e consente un modestissimo risparmio idrico, diluendo semplicemente l’acqua presente nel sifone di scarico qualora si volesse limitare l’uso dello sciacquone ai casi più ricchi di materiale organico. Ho voluto citare anche quest’ultimo caso per completare il quadro dello stato dell’arte e rilevare che quando si tratta il risparmio idrico e l’ambiente tutte le idee sono buone.
Questo confronto, certamente non imparziale, con altri tipi di impianti locali e sistemi di recupero e trattamento delle acque domestiche, serve se non altro, a provare l’esistenza di uno spazio vuoto nelle varietà esistenti, nel quale possono collocarsi i “mini impianti” sia per il solo recupero, sia per il trattamento depurativo.
Per l’importanza che possono assumere i “mini Impianti” nel panorama nazionale e forse ancora di più in quello internazionale, esistendo Paesi, che per necessità o maggiore sensibilità rispetto al nostro, non trascurano le iniziative ambientali nel settore domestico, non posso più essere da solo a diffondere questo progetto. E’ necessario passare dalle parole ai fatti. Con la recentemente partecipazione del sottoscritto alla manifestazione “H2O” 2008, e la pubblicazione in rete che sta avvenendo su importanti “portali ambientali”, la segnalazione inviata personalmente alle Autorità del Paese, si incomincia a capire qualcosa degli impianti proposti. Ho avuto, per il momento, personalmente, l’assicurazione da Parte di due Presidenti regionali del Nord Italia, la promessa di un approfondimento del progetto. Come al solito il nostro Sud tace anche su questo piccolo fronte. E’ opportuno, se non indispensabile, coinvolgere almeno una figura imprenditoriale per concretizzare le intuizioni e il lavoro fino ad ora svolto. I diritti acquisiti con i depositi di brevetto (Europeo e Nazionali), i disegni esecutivi dei singoli componenti, la persona del sottoscritto, sono a disposizione dell’imprenditore che più crede nelle potenzialità sopra esposte, e intende attivarsi rapidamente, almeno per le fasi dimostrative, decidendo poi insieme per le successive.
Ci si rivolge a Imprenditori che esercitano la propria attività nella produzione dei componenti dell’ impiantistica civile, piccoli impianti di depurazione di acque domestiche, ecc. che meglio di altri dovrebbero comprenderne l’importanza dal punto di vista tecnico, ma anche a chi produce e commercializza cassette di sciacquo e sistemi di scarico per una affinità dei principali componenti ; infine, trattandosi di prodotti completamente nuovi, che saranno immessi sul mercato con funzioni standardizzate, a chiunque abbia quello spirito di iniziativa che sempre ha contraddistinto nel mondo le imprese Italiane.
Non è indispensabile la competenza tecnica in processi di depurazione di chi investe negli impianti proposti, poiché non è pensabile che l’attività imprenditoriale preveda il montaggio e la messa in funzione dei piccoli impianti. L’imprenditore deve solo rendere disponibili sul mercato i componenti necessari alle installazioni interne alle abitazioni, le quali, essendo concepite per un sistema modulare, dovranno essere assemblate in opera e messe in esercizio da impiantisti locali, come avviene attualmente con impianti idraulici, riscaldamento, climatizzazione, le stesse fosse Imhoff, vasche condensa grassi ecc.
A chi dovrebbe investire, posso asserire che il “risparmio idrico”, da solo basterebbe a giustificarne un investimento remunerativo per la semplicità e l’economia delle soluzioni adottate. Gli aspetti depurativi, che sono altrettanto e probabilmente, ancora più importanti, potranno essere sperimentati e messi a punto dopo la realizzazione dei primi impianti. Non essendo necessarie altre apparecchiature, ad eccezione del dosatore, la rimozione del fosforo rappresenta una possibilità concreta di raddoppiare o triplicare le potenzialità del mercato, senza importanti ulteriori investimenti.
Se poi, l’investimento viene finanziato da fondi Europei previsti per le innovazioni ambientali (Il risparmio idrico è già un’innovazione ambientale), diventa ancora più conveniente. Se tali elementi non bastano c’è da considerare una protezione brevettuale Europea a portata di mano e possibili incentivi alle installazioni che le Autorità, nel loro stesso interesse dovrebbero concedere. Infatti, i benefici che il sistema comporta, sia sul fronte del risparmio idrico che depurativo, non solo sarebbero a costo zero per la comunità, non essendo necessarie opere strutturali e investimenti pubblici di alcun genere, ma si tradurrebbero anche in minori investimenti pubblici futuri in tali settori. Tuttavia, ripeto, anche senza incentivi, per gli utenti che si dotassero del solo impianto di recupero dell’acqua, l’alleggerimento delle bollette ne consentirà l’ammortamento del capitale investito in un tempo ragionevole. Ma di fatto gli incentivi stanno arrivando , anche se in ritardo rispetto alla direttiva 2002/91/CE che li ha originati. la legge finanziaria 2008 all’articolo 1, comma 288, recita: A decorrere dall’anno 2009, in attesa dell’emanazione dei provvedimenti attuativi di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, il rilascio del permesso di costruire è subordinato alla certificazione energetica dell’edificio, così come previsto dall’articolo 6 del citato decreto legislativo n. 192 del 2005, nonché delle caratteristiche strutturali dell’immobile finalizzate al risparmio idrico e al reimpiego delle acque meteoriche.
Per dare un’idea degli investimenti necessari a introdurre sul mercato i “mini impianti” il sottoscritto ha stimato separatamente i componenti necessari al “risparmio idrico” e la successiva estensione alla “precipitazione chimica del fosforo” (considerando già esistente l’azienda imprenditrice e organizzata commercialmente):
a) Componenti idraulici e di scarico € 150.000, rappresentato essenzialmente dal costo di stampi per la produzione di componenti in p.v.c. e polipropilene, ipotizzando la produzione effettuata da ditte specializzate in conto terzi. Gli altri componenti necessari sono di natura commerciale.
b) Sistema di dosaggio e impianto elettrico € 60.000, parzialmente dovuto al costo degli stampi per alcuni componenti e la restante parte per prove funzionali e l’organizzazione del sistema di montaggio.
Si è voluto fornire questo ulteriore dettaglio per evidenziare che con un piccolo investimento, alla portata di una piccola impresa, ma non del sottoscritto, si possono affrontare grandi problemi.
Per saperne di più consultare il progetto illustrato nei siti www.ambientenergia.info (alla sezione “ambiente) e www.acqualab.it (sezione “buone pratiche - incontri 2008″) oppure su Google: digitando “sistemi di scarico domestici” (il progetto dovrebbe apparire nella prima pagina), oppure contattando direttamente il sottoscritto.
Distinti saluti
Luigi Antonio Pezone
Pezone luigi Antonio - Via Caserta, 5, p.co Verde -81055 Santa Maria Capua Vetere (Caserta)
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