5 per mille per molti ma non per tutti

5 per mille Potrebbero essere 9 mila gli enti esclusi dai contributi 5 per mille, questo quanto trapela da fonti non ufficiali nelle retrovie dell'Agenzia delle Entrate.
Sarebbe questa la prima conseguenza dei controlli messi in campo dagli uffici e dalla Guardia di finanza sugli oltre 30mila enti iscritti agli elenchi dell'anno scorso (37.368 in tutto, di cui 28.779 organizzazioni non profit).

Alla farraginosità dei procedimenti istruttori e al sovrannumero degli iscritti alle liste si aggiungono gli ulteriori criteri di esclusione degli enti non aventi diritto, diffusi dall'Agenzia delle Entrate con Circolare n. 30/E.

Detta circolare precisa comunque che entro il 16 luglio dovranno essere emessi gli eventuali provvedimenti di cancellazione dall'elenco contro cui le organizzazioni escluse potranno presentare ricorso ai Tribunali. Per l'attribuzione dei fondi però sarà necessario attendere l'autunno… con il tempo e la paglia maturano le nespole insomma!
La ripartizione infatti avverrà solo ad avvenuto rendiconto generale dello Stato, in previsione per fine settembre.

Sempre secondo le Entrate, i fondi che sarebbero andati agli enti "depennati"dall'elenco, saranno ripartiti tra gli aventi diritto ( e non trattenuti dallo Stato, salvo gli accantonamenti per far fronte a eventuali contenziosi).

Per la promozione sociale e le cooperative la conditio sine qua non dell'ammissibilità sarà l'iscrizione ai registri nazionali o regionali nel primo caso e all'albo delle cooperative nel secondo
Le cose si complicano per le associazioni sportive dilettantistiche, a cui non basterà essere iscritte al Coni, e per gli enti ecclesiastici, che dovranno essere riconosciute come persone giuridiche.

Ulteriore vincolo alle attività del terzo settore l'imposizione del tetto di 250 milioni, come più volte ribadito (v. articolo), che rientra in quella strategia fiscale di dare con una mano e togliere con l'altra. Le somme destinate al 5 per mille stimate per quest'anno aumentano ulteriormente sulla scia di campagne pubblicitarie consistenti ed incremento di adesioni conseguente da parte dei contribuenti (circa 460 milioni) .

Esclusioni e limitazioni non sono certo il segnale di un miglioramento della riforma, ribadiscono le ONLUS interessate. In particolare il tetto imposto è di sicuro un danno per il settore.
Quello che alcune associazioni sottolineano è la crescente esigenza di azioni collettive di pressione a rappresentanza delle esigenze dell'intero settore.

Per alcuni tra i beneficiari sarebbe infatti utile che le onlus si unissero in una sorta di "share action" per portare all'attenzione dell'opinione pubblica il ritardo dell'erogazione dei fondi 2006. Già ci sono stati i casi di alcune onlus che per proprio conto hanno portato avanti azioni legali. Unirsi in una azione comune darebbe maggior forza alle iniziative, con l'obiettivo di portare maggiore attenzione sul problema.
Vita, ad esmpio, avrebbe infatti attivato una campagna di protesta cui va dato il massimo appoggio da parte di tutti per contribuire a sbloccare l'enorme cifra che destinata nel 2006 è ancora nelle casse dello Stato.

D'altronde il settore non sembra ancora aver formalizzato una propria struttura di rappresentanza, per la quale, ricorda il Prof. Zamagni dell'Agenzia per le ONLUS sarà necessario attendere ancora qualche tempo.

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