Come si finanzia l’Isis?

L'analisi del Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo sui canali di finanziamento del terrorismo e sulla necessità di ripensare l'antiriciclaggio contro il mimetismo del sistema di reperimento fondi degli estremisti.

attentati parigi

Dopo i tragici attentati di Parigi di venerdì scorso da più parti ci si chiede: come si finanzia il terrorismo internazionale? Come si finanzia l’Isis? Come bloccare il flusso di fondi ai professionisti del terrore?

Secondo uno studio del Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo, riportato da Finanza.com, le modalità di finanziamento del terrorismo poggiano su diversi canali che viaggiano su circuiti internazionali di pagamento spesso non bancari e perciò di difficile tracciabilità per l’antiriciclaggio classico.

Si pensi che il Rapport Annuel D’Activitè Tracfin 2014 del Ministero delle Finanze francese mostra appena sette segnalazioni per operazioni sospette di finanziamento del terrorismo su 38.419 segnalazioni. L’Unità d’Informazione Finanziaria di Bankitalia nel suo rapporto semestrale 2015, registra per il 2014 71.758 segnalazioni di cui soltanto 93 in odore di finanziamento del terrorismo. Le norme standard per l'antiriciclaggio quindi non bastano.

"Più che individuare le basi logistiche, è opportuno interrompere l'approvvigionamento di denaro. Ma serve una riforma dei controlli finanziari con nuovi indicatori di anomalia”

si legge nel rapporto del Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo. Nuovi indicatori che riescano a intercettare le finte rimesse di denaro, a scoprire l’utilizzo di circuiti internazionali di pagamento non bancari, le raccolte di soldi camuffate (anche da fittizie attività religiose o commerciali) la vendita di petrolio in nero, il commercio di reperti archeologi rubati, fino al contrasto dei più classici sequestri di persona e traffici di droga.

"Il finanziamento al terrorismo cresce e sfugge ai controlli standard, quelli previsti per l'antiriciclaggio e oggi utilizzati per individuare anche i flussi finanziari destinati a sostenere le organizzazioni sovversive. Capitali di enormi dimensioni si muovono, ma non vengono intercettati”

spiega il rapporto. Come vengono usate le risorse finanziarie così reperite dai gruppi terroristici? Per comprare innanzitutto armi ed esplosivi, ma anche per procurarsi finti documenti d'identità, per i trasporti, per automezzi, per allestire covi, pagare complici e dotarsi di strumenti di comunicazione e logistica internazionali.

Se dopo gli attentati di Parigi ci si sta concentrando molto sulle basi logistiche degli attacchi, tra la Francia e il Belgio, altrettanto importate, se non di più, è mettere a punto nuovi strumenti in grado di intercettare e bloccare i capitali e i trasferimenti finanziari che rendono possibili le stragi.

"Bloccare i flussi finanziari può rivelarsi decisivo per interrompere la strategia del terrore e le attività criminali si possono neutralizzare singoli terroristi o gruppi di essi, ma la loro sostituzione avverrà fin quando il meccanismo economico criminale di supporto sarà attivo, cioè fin quando ci sarà la disponibilità di capitali di finanziamento per l’organizzazione terrorista. Più che individuare le basi logistiche, è fondamentale stoppare il denaro: la criticità non è legata a solo controllo delle frontiere interne ed esterne; il tema rilevante è quello dei capitali necessari a sostenere le attività sovversive. Ma è necessaria una svolta. Secondo il Centro Sturzo, il modello di prevenzione costruito sull’archetipo dell’antiriciclaggio è in difficoltà rispetto al mimetismo del sistema di finanziamento del terrorismo. Serve un nuovo modello di analisi legato a altri indicatori dell’anomalia finanziaria delle operazioni, dei profili soggettivi di chi ne è autore o beneficiario, dei luoghi di provenienza e destinazione dei fondi”

si legge ancora nel rapporto.

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