La crisi economica della Finlandia: cause e ragioni

Perché il paese nordico è considerato il nuovo grande malato d'Europa? Tra le tanti possibili ragioni, una certezza: non è colpa dell'euro.

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La fama dei paesi nordici è nota a tutti: conti in ordine, welfare efficiente, tassazione molto elevata (e con bassissima evasione) e servizi ottimi. In più, è proprio nel nord Europa che si sono sperimentate nuove forme di politica del lavoro, come la flexsecurity e l'orario di lavoro ridotto. Nonostante tutto questo, oggi, la notizia è che la Finlandia è il nuovo grande malato d'Europa.

Crisi economica in Finlandia, quindi? Sembrerebbe proprio di sì, leggendo quanto scritto dal Wall Street Journal, secondo il quale, nel 2015, il paese ha fatto segnare la peggior performance economica in Europa, secondo solo a quella greca, con il rischio di chiudere in recessione per il quarto anno consecutivo.

Nel terzo trimestre del 2015, infatti, la Finlandia ha fatto segnare una flessione dello 0,6%. Nel complesso, il paese ha bruciato il 6% del pil negli scorsi sette anni. È solo merito del bassissimo debito pubblico, al 62%, e del fatto che il World Economic Forum lo consideri tra le 10 economie più competitive al mondo, se il paese gode ancora della Tripla A da parte delle agenzie di rating.

In effetti, solitamente, i malati cronici d'Europa abbinano un importante calo del pil a un elevato debito pubblico (è il caso della Grecia come quello dell'Italia), combinazione che mette a rischio la solvibilità del paese. In Finlandia, per ora, si registra solo il primo dei due fattori.

Ma quali sono le cause di tutto ciò? Scrive Il Sole 24 Ore:

La via più facile è dare la colpa all'euro, sebbene le responsabilità vadano cercate nella struttura economica del paese. I detrattori della moneta unica ritengono che la valuta comune abbia contribuito ad una serie di shock degli ultimi anni: innanzitutto l'implosione di Nokia, primo datore di lavoro della Finlandia; il crollo del settore della carta; lo scoppio della bolla delle materie prime. Ma il colpo di grazia di recente l'ha inferto il regime di sanzioni dell'Ue alla Russia che ha messo in ginocchio il più grande mercato di esportazione europeo verso Mosca.

Si segnala anche come la difficoltà del paese nordico a ritrovare una crescita economica sia da cercare nella spesa sociale ancora troppo elevata (almeno secondo il WSJ) al 59% del pil e nella rigidità del mercato del lavoro, il cui costo è del 20% superiore a quello tedesco. A tutto ciò si unisce il generoso sistema di benefici sociali che fa sì che la popolazione attiva sia di cinque punti percentuali più bassa che in Svezia.

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