Caso Banca Etruria, parla l’ex dipendente: “La banca ci ordinava di mentire”

banca-etruria-civitavecchia.jpg

A pochi giorni dal suicidio di Luigino D’Angelo e dall’esplosione del caso che sta tenendo banco in queste ore - qui trovate tutti gli aggiornamenti - ha rotto il silenzio uno degli ex impiegati della filiale di Civitavecchia di Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio. Marcello Benedetti, licenziato un anno fa, ha deciso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa in un’intervista pubblicata stamattina da Repubblica.

L’uomo ha spiegato di aver firmato il contratto delle obbligazioni acquistate da D'Angelo, morto suicida dopo aver perso i 110 mila euro che era riuscito a metter da parte durante la sua vita:

Sì, Luigino fu uno dei primi clienti della banca a cui proposi questo investimento. […] Firmò il questionario che sottoponevamo a tutti, nel quale c'era scritto che il rischio era minimo per questo tipo di operazione. In realtà nelle successive carte che il cliente firmava, era presente la dicitura "alto rischio", ma quasi nessuno ci faceva caso. Era scritto in un carteggio di 60 fogli.

La giornalista Federica Angeli, a questo punto, chiede a Benedetti perchè gli impiegati della Banca non mettevano al corrente i clienti di questo alto rischio. E l’uomo ammette:

Avevamo l'ordine di convincere più clienti possibili ad acquistare i prodotti della banca, settimanalmente eravamo obbligati a presentare dei report con dei budget che ogni filiale doveva raggiungere. L'ultimo della lista veniva richiamato pesantemente dal direttore.

Benedetti spiega chiaramente che la linea dettata dalla banca fosse quella di omettere la verità al cliente:

Quando i clienti venivano a chiederci la liquidità la banca ci diceva di rispondere che non ne aveva e che non sapevamo quando sarebbe stata disponibile. Quando si facevano insistenti, dovevamo dirgli che quelle obbligazioni erano finite nel mercato secondario e che non si vendevano.

L’uomo, pieno di rimorsi per sua stessa ammissione, è arrivato a parlare di pressioni psicologiche che la banca faceva nei confronti dei dipendenti, chiamati ad aumentare il capitale pur di salvare l’istituto dal baratro.

  • shares
  • +1
  • Mail