Dal Giappone arriva la cyber-estorsione!

Cyber estorsione Il rapimento di bambini o familiari di grossi industriali sembra esser passato di moda. Nell’era delle tecnologie e del Web la criminalità organizzata preferisce non sporcarsi troppo le mani con umori e malumori di vittime innocenti privilegiando invece le “creature” virtuali e telematiche delle grosse aziende, i loro siti Web. L’allarme arriva dal Giappone e riguarda multinazionali e imprese di grosso calibro i cui siti vengono regolarmente “sequestrati” e successivamente rilasciati solo dopo ingenti riscatti (v. articolo).
Il "rapimento" virtuale consiste nel bloccare i siti tramite un sequestro illecito di server Internet su cui alloggiano i siti stessi.

La tendenza, di cui si occupa con risalto la stampa giapponese, è stata ribattezzata dalla Polizia di Stato "Cyber-estorsione", un fenomeno confermato dalle autorità in costante aumento negli ultimi mesi: nel 2006 il numero degli attacchi ha superato quota 16.000, un incremento di 3,4 volte rispetto al 2005, con un totale di oltre 650.000 computer infettati (+170%) nella seconda metà dell'anno.

Nella maggior parte dei casi l'attacco informatico (chiamato tecnicamente DoS o Denial of Service) è condotto tramite un virus che infetta un elevato numero di computer che, all'oscuro degli utenti stessi, vengono utilizzati dai cyber-criminali per attaccare all'unisono il server vittima, che rimane off-line da alcuni minuti a diverse ore e persino giorni interi: in questo lasso di tempo arriva la richiesta di riscatto per riportare la situazione alla normalità.
In uno dei casi più recenti, avvenuto il mese scorso, il sito di una nota casa editrice di Tokyo è rimasto sotto attacco per tre giorni consecutivi, con una richiesta di riscatto (che poi non è stato pagato) di oltre 600.000 yen (3.700 euro).

  • shares
  • +1
  • Mail