La Fed alza i tassi: costo denaro aumenta per la prima volta dal 2006. Le borse corrono

Aggiornamento ore 12:50 - Tutte le maggiori borse europee sono in netto rialzo dopo la decisione della Federal Reserve di aumentare i tassi d’interesse: i mercati credono che la ripresa Usa vada accompagnata da un costo del denaro più alto. Ad aumentare il clima di fiducia degli investitori le parole rassicuranti della Yellen sulla gradualità della stretta monetaria intrapresa. Milano guadagna il 2%, Parigi il 2,2%, Francoforte il 2,1% e Londra l’1,5%. In Asia Tokyo ha chiuso in salita dell'1,6%, Seul dello 0,4%, Shanghai dell'1,7% e Hong Kong dello 0,6%. Sul fronte valutario l’euro è in calo e viene scambiata a 1,0868 dollari e a 132,8 yen.

La Federal Reserve alza il costo del denaro negli USA per la prima volta da giugno del 2006, archiviando la fase dei tassi pari allo zero, iniziata nel 2008 a seguito della tempesta finanziaria poi trasferitasi all'economia reale. La banca centrale americana ha portato i tassi di interesse a 0,25-0,50% ma ha assicurato che la politica monetaria rimarrà accomodante, con gli aumenti successivi del costo del denaro che saranno "graduali".

Il presidente della Fed Janet Yellen parla di un aumento ''moderato'' dei tassi, aumento che ''riconosce i progressi dell'economia'' mettendo fine a una ''fase straordinaria'', cioè super espansiva della politica monetaria (passata anche per un imponente quantitative easing), fase iniziata nel 2008 quando i tassi furono portati allo zero dall'allora governatore della banca centrale Ben Bernanke. Due anni prima, sempre Bernanke fu l'ultimo governatore della Federal Reserve a decidere un aumento dei tassi.

Yellen in conferenza stampa ha detto ancora di non essere "preoccupata per una nuova recessione" sostenendo di essere "fiduciosa sui fondamentali dell'economia americana" rispondendo così indirettamente ad alcuni analisti che credono che il rialzo dei tassi possa portare a un rallentamento dell'economia americana.

Wall Street ha metabolizzato presto la decisone della Fed, attesa da mesi, prendendola come un'iniezione di fiducia della banca centrale nell'economia americana con i listini in crescita di oltre l'1% nonostante il prezzo del petrolio sia sceso a 35,52 dollari al barile in scia all'aumento più forte del previsto delle scorte di greggio USA.

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