Il bio(logico) è morto: l’Europa apre agli OGM

OGM D’ora in avanti le barbabietole non saranno più le stesse! Sarà difficile trovare un prodotto biologico al 100%. L’Unione Europea apre infatti agli OGM ammettendo una percentuale massima pari allo 0,9% di organismi geneticamente modificati nei prodotti biologici. Nonostante il voto contrario dell’Italia nella sessione di ieri i Ministri dell’Agricoltura UE hanno siglato una decisione (v. articolo) storica alla faccia di ambientalisti e associazioni consumatori. La decisione avrà dure ripercussioni sul settore bio nel nostro paese, uno dei più estesi nell’intera Europa. L’8,4% delle aree coltivabili dello Stivale è infatti dedicato alle colture organiche. Il crollo dei consumi è stimato da Coldiretti intorno al 60% se l’Italia recepirà la direttiva (v. articolo). Secondo il Commissario UE all’agricoltura Fishe Boel non è così fosco il futuro del mercato biologico grazie all’introduzione di una normativa rigida nei confronti dell’ibridazione dei prodotti agricoli. Il limite a tutela dei consumatori sarebbe, a detta dei legislatori europei, finalmente stato fissato grazie ad un puntuale sistema di etichettatura.

Saranno elevati a rango di biologici dunque solo quei prodotti il cui 95% sia composto da ingredienti non trattati chimicamente. Non male se si considera che fino ad oggi il limite era fissato al 70%. La domanda quindi è: cosa ci siamo mangiati fino ad oggi? Il logo UE per le produzioni bio sarà d’ora innanzi obbligatorio ed affiancabile ai bollini nazionali o privati. In etichetta potremo trovare il luogo di coltivazione.

Quanto costano i prodotti bio in Italia?

Esiste il prezzo onesto? Se é vero che il cibo comprato nel supermercato costa meno di quello nella fattoria é anche vero che il consumatore si trova a pagare tutta una serie di costi aggiuntivi di tipo indiretto che nella gran parte dei casi portano un forte ricarico della spesa (si chiamano esternalità). E questa è un po' anche la filosofia dei prodotti biologici: formaggi, frutta, carne e verdura "di stagione", ecocompatibili, trasformati senza ricorrere a lunghi trasporti ed a quei costi di esternalizzazione.

L'agricoltura biologica è quel tipo di agricoltura che considera l'intero ecosistema agricolo, sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, promuove la biodiversità dell'ambiente in cui opera ed esclude l'utilizzo di prodotti di sintesi (salvo quelli specificatamente ammessi dal regolamento comunitario come ramati) e organismi geneticamente modificati. La filosofia che si cela dietro a questo diverso modo di coltivare le piante e allevare gli animali non è unicamente legata all'intenzione di offrire prodotti senza residui di chimici o di sintesi, ma soprattutto la fondata volontà di non determinare nell'ambiente esternalità negative, cioè impatti negativi sull'ambiente a livello di inquinamento di acque, terreni e aria.

Per esempio la fertilità del terreno è favorita attraverso l'utilizzo congiunto di fertilizzanti organici, rotazione delle colture e lavorazioni rispettose delle caratteristiche organiche del suolo. Gli animali vengono infine allevati con prodotti vegetali biologici anch'essi evitando l'allevamento intensivo con metodi industriali.

Nonostante l'Istituto di servizi per il mercato agroalimentare (ISMEA), abbia stimato un calo delle vendite dei prodotti biologici in Italia del 2,6% nella grande distribuzione organizzata, cioè super e ipermercati l'Italia resta nella lista dei primi cinque paesi consumatori al mondo di prodotti bio, dietro Stati Uniti (in testa alla classifica), Germania, Regno Unito e Francia. Per i negozi specializzati invece, non monitorati dall'Ismea, le indicazioni di consenso degli operatori sembrano orientate, invece, a una ripresa delle vendite nel 2006. Secondo AssoBio dal 2004/2006 c'è stato un incremento delle vendite nei punti vendita specializzati del 19.72%. In crescita anche il giro d'affari per il normal trade (38.71%), l'industria di trasformazione (173.02%), i grossisti (60.94%) e la ristorazione (52.59%). Tallone di achille dei prodotti biologici è invece il prezzo che esercita un'azione frenante sul loro appeal nei confronti dei consumatori. Si parla di un divario che oscilla tra il 30 e il 35% in più nel prezzo dei biologici rispetto ai prodotti venduti nel supermercato.

Tra le cause dei rincari dell'agricoltura biologica rispetto a quella industriale senz'altro l'utilizzo di concimi e antiparassitari naturali, più costosi di quelli chimici. Pesa anche la minore resa produttiva dovuta al fatto che il metodo biologico pratica un tipo di agricoltura non intensiva, che prevede la coltura stagionale e periodi di riposo per il terreno. L'agricoltura biologica usa inoltre tecniche di coltura che richiedono un impiego di manodopera maggiore rispetto al metodo convenzionale e costi aggiuntivi per controlli e certificazioni. Non è nemmeno da trascurare il fatto che fino a non molto tempo fa poi i prodotti biologici si potevano comprare soltanto nei negozi specializzati. La cosa non permetteva ai produttori di beneficiare delle economie di scala realizzate dall'agricoltura industriale che distribuisce grosse partite di merce, con un notevole abbattimento dei costi e del prezzo finale.

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