Balzo del petrolio con la crisi diplomatica nel Golfo - Video

Il prezzo del petrolio balza dell'1,6% a seguito dall'interruzione dei rapporti diplomatici col Qatar da parte di Arabia Saudita, Emirati Arabi, Bahrein ed Egitto. L'accusa mossa contro Doha è quella di "fomentare il terrorismo". Un'accusa dura ma non nuova per il paese che ospiterà dei Mondiali di calcio del 2022.

Le tensioni politico-diplomatiche nel Golfo Persico si riflettono sulle quotazioni del greggio sui mercati internazionali con il prezzo del Wti texano che sale dell'1,6%, per attestarsi a quota 48,46 dollari al barile, mentre il Brent, il petrolio del Mare del Nord, sale dello 0,6% sopra i 50 $, a 50,56.

Dopo la rottura dei rapporti diplomatici tra Qatar e gli altri tre paesi del Golfo, apertura in forte ribasso oggi per l'indice generale della borsa di Doha, giù 5,7%. Restano alla finestra per ora i mercati degli altri pesi coinvolti nella crisi diplomatica, le borse di Emirati ed Egitto aprono in ribasso rispettivamente a -0,78% e -0,12% mentre la borsa di Riad sale dello 0,93%.

Egitto, Arabia, Bahrein ed Emirati hanno annunciato anche il taglio del traffico aereo e marittimo verso il Quatar, grande produttore di gas naturale ma non di petrolio: in ogni caso il rischio geopolitico percepito dal mercato riguarda ovviamente tutta l'area e le monarchie del Golfo grandi produttrici di oro nero.

Prezzo petrolio in calo dopo proroga tagli

prezzo petrolio 2016

5 maggio 2017. Prezzo del petrolio in calo da 52 a sotto i 50 dollari al barile dopo che il ministro del Petrolio iraniano Bijan Zanganeh ha dato i canoni dell’ufficialità all'accordo tra Paesi Opec (il cartello dei maggiori produttori di greggio) e non Opec per allungare di altri 9 mesi il taglio delle quote di produzione. I 24 paesi produttori che hanno stretto l’accordo - guidati per conto dell’Opec dall’Arabia saudita e per conto dei non Opec dalla Russia - hanno deciso di prorogare i tagli alla produzione fino a marzo 2018 ma alle stesse condizioni e obiettivi.

Nessun nuovo partner in ingresso e stesso livello di taglio, cioè 1,8 milioni di barili al giorno. I mercati sono rimasti un po’ delusi a giudicare dall'ondata di vendite anche se alcuni analisti spiegano ora che i trader avevano già messo in conto la proroga, passando solo all'incasso con l'ufficializzazione dell'accordo, con vendite che sono scattate copiose dopo due settimane di continui miglioramenti delle quotazioni dell'oro nero.

A seguito della comunicazione dell’avvenuta intesa il prezzo del petrolio Wti (texano) è andato giù sotto i 50 dollari al barile, in questo momento viene scambiato in area 49 $. Il trend del prezzo del petrolio dovrebbe seguire questa scia, per quotazioni che rimarranno deboli nel breve periodo. Gli occhi sono puntati ora sulle prossime mosse di politica monetaria della Federal Reserve e su come queste potranno influenzare le quotazioni del petrolio. Fed che secondo diversi addetti ai lavori potrebbe innalzare a stretto giro i tassi d’interesse. Il prossimo vertice dei produttori di greggio invece, per fare il punto della situazione, dovrebbe tenersi il 30 novembre 2017.

Prezzo del petrolio ai minimi da tre mesi

22 marzo 2017. Prezzo del petrolio in calo, ai minimi da oltre tre mesi. Oggi la quotazione del greggio Brent (del Mare del Nord) va sotto i 50 dollari al barile, per poi risalire fino a 50,05 dollari e attestarsi attorno a quota 50,30 dollari. Il prezzo del petrolio texano (Wti) è sceso a 47,6 dollari al barile.

Il calo dei prezzi, come riferisce Reuters, arriva dopo il dato sulle scorte di oro nero USA cresciute oltre le aspettative con conseguente pressione sul cartello dei paesi maggiori produttori di petrolio (Opec) per estendere i tagli alla produzione oltre il programmato mese di giugno. "Più il prezzo scenderà, maggiore sarà la pressione sull'Opec affinché estenda i tagli" dice un broker.

L'accordo fra i Paesi Opec e gli altri produttori fuori dal cartello per ridurre la produzione di 1,8 milioni di barili al giorno nel primi sei mesi del 2017 ha avuto un effetto ridotto sulle scorte petrolifere. Il Brent è sceso ai livelli più bassi dal 30 novembre quando l'Opec annunciò i tagli alla produzione, poi sottoscritti a dicembre; anche per il Wti il prezzo gira sui minimi degli ultimi 90 giorni.

Prezzo del petrolio: mercati ottimisti e rialzisti

28 febbraio 2017. Il prezzo del petrolio Wti ha chiuso ieri in leggero aumento a New York, per una quotazione salita dello 0,04% a 54,05 dollari al barile. I mercati sono ottimisti e rialzisti, anche se la produzione americana è in continuo aumento. Se il prezzo del petrolio Wti (texano) viaggia sui 54 dollari il barile, quello del Brent (del Mare del Nord) è oltre i 56 dollari al barile.

Aumenti stazionari rispetto all’inizio dell’anno. Secondo i dati di InterContinental Exchange sui fondi hedge, che stanno scommettendo sull’ulteriore rialzo dei prezzi del petrolio nel 2017, per la prima volta nella storia è stata superata la soglia del mezzo milione di contratti long netti (in tutto sono 941.312 con le posizioni dei fondi monetari) con una "puntata" dei mercati di un miliardo di barili relativa a un ulteriore aumento dei prezzi, per un valore complessivo, secondo le quotazioni attuali, di 52 miliardi di dollari.

Se poi le aspettative del mercato si verificheranno è tutt’altra cosa: a scommesse super rialziste possono corrispondere perdite potenziali record per chi ora specula sfruttando l’ottimismo post accordo OPEC sul taglio della produzione, taglio che ha fatto salire i prezzi dopo un 2016 e soprattutto un 2015 decisamente da dimenticare sul fronte dei prezzi del greggio.

Prezzo del petrolio WTI sopra 55 $, Brent a 58,3

3 gennaio 2017. Prezzo del petrolio ancora in aumento oggi 3 gennaio 2017, dopo il taglio della produzione deciso in sede Opec, con i contratti sul greggio WTI (texano) che hanno superato i 55 dollari (55,2) al barile per la prima volta da luglio dell'anno scorso. Il Brent (il petrolio del Mare del Nord) invece vola addirittura sopra i 58,37 dollari al barile, anche qui sui massimi da luglio 2015.

Il taglio della produzione di oro nero confermato con i fatti anche dal Kuwait, in ossequio all'accordo stipulato dal cartello dei paesi maggiori produttori di greggio, sta avendo come effetto un considerevole rialzo del prezzo del petrolio. L'accordo, firmato il 30 novembre scorso, è entrato in vigore il primo gennaio di quest'anno.

L'amministratore delegato di Kuwait Oil Jamal Jaafer ha ruferito al quotidiano Al-Anba, che l'emirato ha ridotto la produzione di greggio di 130mila barili al giorno, per farla attestare a quota 2,75 milioni.

Petrolio in rialzo dopo accordo Opec su taglio produzione

2 dicembre 2016. Il prezzo del petrolio sale dopo l'intesa dello scorso 30 novembre a Vienna tra i paesi Opec (il cartello dei maggiori produttori di oro nero) per tagliare la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno a partire da gennaio 2017.

La decisione è stata possibile dopo il via libera dell'Arabia Saudita finora sempre contraria a un taglio della produzione. Il petrolio del Mare del Nord (quello di riferimento europeo) ha superato ieri i 53 dollari al barile attestandosi a 53,35 dollari con un aumento di 1,45 dollari sulla chiusura precedente, ai massimi da luglio dello scorso anno.

Se questa è stata la performance del Brent, non è stato da meno il greggio Wti (texano) che si è attestato a 51 dollari al barile, con un rialzo di 1,23 dollari sulla chiusura del giorno prima, per quello che è il valore più alto dal 12 luglio 2015.

Passato l'effetto sorpresa dell'annuncio Opec, oggi 2 dicembre il petrolio ritraccia dai massimi toccati ieri ma rimane pur sempre sopra quota 50 dollari: a 50,81 il Wti (-0,49%) e a 53,45 dollari (-0,91%) il Brent.

Prezzo del petrolio in rialzo a 44,93 dollari

21 settembre 2016. Il prezzo del petrolio WTI (texano) è in rialzo oggi del 2% rispetto a ieri sfiorando area 45 dollari (44,93) per barile. In progresso anche il Brent, il greggio del mare del Nord (di riferimento europeo) a 46,54 dollari (+1,44%) al barile.

Ricordiamo che a fine mese l'Opec, il carrello dei paesi maggiori produttori mondiali di oro nero, dove il peso dell'Arabia Saudita è preminente, si riunirà ma un accordo in grado di far risalire i prezzi del petrolio sui mercati internazionali sembra ancora molto lontana.

Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia prevede l'offerta continuerà a crescere nonostante consumi siano in calo e ciò significherà quotazioni basse ancota per diverso tempo. L'Iran sarebbe disposto ad accettare solo il ripristino di "quote individuali" di estrazione per ogni Paese, soluzione parecchio al di sotto delle aspettative dei mercati.

Petrolio Brent sale sopra 51 dollari

20 agosto 2016. Il prezzo del petrolio Brent, di riferimento europeo, si è portato sopra 51 dollari al barile proseguendo il rally della quotazioni petrolifere grazie al deprezzamento del dollaro e alla ventilata possibilità di un accordo tra l'Opec e la Russia per il congelamento della produzione (che farebbe salire i prezzi).

Il prezzo del greggio Brent ha toccato ieri i 51,22 dollari al barile, sui livelli precedenti al referendum sulla Brexit nel Regno Unito. Il contratto sul petrolio del Mare del Nord è risalito dai 43 dollari della scorsa settimana.

I rialzo e ai massimi da circa due mesi anche il petrolio americano, Wti, a quota 48,71 dollari al barile, per un aumento del prezzo dovuto anche agli ultimi dati sulle scorte petrolifere Usa che sono in calo.

Prezzo petrolio risale dai minimi ultimi 2 mesi

11 luglio 2016. Il prezzo del petrolio dopo essere scivolato stamattina sotto i 45 dollari al barile, ai minimi da due mesi, risale la china nel primo pomeriggio di oggi, dopo l’apertura di Wall Street a New York le quotazioni salgono dello 0,26% per attestarsi a 45,54 dollari al barile.

Il nuovo trend ribassista, già giovedì scorso si era toccato il livello più basso degli ultimi 60 giorni, è imputabile all'aumento dell'attività di trivellazione negli Stati Uniti, senza dimenticare il perdurante eccesso di offerta dovuto alla grandi riserve mondiali di greggio.

Secondo Barclays il prezzo del petrolio si avvia alla discesa anche nel terzo trimestre 2016: «Negli ultimi 6 trimestri c’è stata questa discrepanza tra l’offerta globale e la domanda globale» dice Michael Cohen, responsabile della ricerca commodity di Barclays, alla CNBC.

I futures sul petrolio Wti con consegna agosto stamane segnavano un calo a 44,5 dollari al barile, il livello più basso dall'11 maggio 2016, per poi risalire a 44,8 dollari. Le quotazioni del Brent con consegna a settembre erano invece calate dell'1,8% fino a 45,90 dollari al barile per poi risalire a 46,2 dollari.

Petrolio in calo, verso nuovo crollo?

13 giugno 2016. Prezzo del petrolio in calo a inizio settimana sui mercati asiatici come conseguenza dei timori per la frenata dell'economia mondiale. Se i contratti sul greggio texano (Wti) la scorsa settimana avevano fatto segnare i massimi da 11 mesi a questa parte, grazie al deprezzamento del dollaro che aveva reso maggiormente conveniente il prezzo delle commodity in altre valute, stamattina il prezzo del greggio texano scende di 60 centesimi, sotto i 49 dollari al barile, a 48,47, in scia al rafforzamento del dollaro statunitense. Il Brent del Mare del Nord oggi 13 giugno indietreggia pure, ma di 47 centesimi rimanendo sopra la soglia dei 50 dollari al barile, a 50,07.

Secondo le previsioni di Matt Smith, capo della commodity research alla ClipperData, l'andamento del prezzo del petrolio subirà presto un nuovo crollo, scendendo a 40 dollari al barile. Perché? A incidere sarà più di ogni altra cosa appunto il crollo dell'import di petrolio in Cina, primo consumatore mondiale di oro nero. Come riporta Forexinfo, nonostante i futures sul prezzo del greggio siano saliti del 30% e oltre a circa 50 dollari al barile rispetto ai minimi toccati dello scorso inverno, Smith ha sostenuto che il mercato sta sottovalutando il fattore Cina sul futuro del prezzo del petrolio.

«La Cina sta importando tantissimo greggio, è davvero folle. Si tratta di importazioni per circa un milione di barili al giorno in più rispetto a quanto sta consumando in realtà»

ha detto venerdì Smith in un'intervista alla CNBC.

Petrolio sopra i 50 dollari al barile

26 maggio 2016. Il prezzo del petrolio Brent (il greggio del Mare del Nord) per la prima volta da novembre 2015 risale sopra la soglia dei 50 dollari al barile, a quota 50,1 dollari (+39 centesimi). Il Wti del Texas sale invece di 37 centesimi a 49,93 dollari al barile. La spinta al rialzo del prezzo del petrolio arriva in seguito al registrato calo delle scorte negli Stati Uniti e per le difficoltà di produzione in Canada (causa incendi) e nel Venezuela falcidiato dalla crisi. Solo a gennaio il greggio aveva toccato i minimi degli ultimi 12 anni, da allora il prezzo dell'oro nero è quasi raddoppiato.

Petrolio ai massimi da 6 mesi

17 maggio 2016. Il prezzo del petrolio sale oggi ai massimi da 6 mesi, con le quotazioni del petrolio sul mercato after hour di New York che viaggiano verso i 50 dollari al barile. I contratti sul greggio Wti con scadenza giugno 2016 salgono di 58 centesimi a 48,8 dollari al barile. Il greggio Brent guadagna invece 33 centesimi portandosi a quota 49,30 dollari. A favorire il rialzo dei prezzi, i dati sulle scorte Usa che per la seconda settimana di fila sono in flessione.

Prezzo petrolio in leggero calo

12 maggio 2016. Aggiornamento 15.30 - Le quotazioni del petrolio sono in rialzo a New York per un prezzo al barile salito dell'1,45% a quota 46,88 dollari.

Il prezzo del petrolio scende lievemente oggi ma le quotazioni restano sui massimi degli ultimi 6 mesi. Il greggio Wti cala di 2 centesimi e viene scambiato a 46,21 dollari al barile in scia al calo delle scorte Usa. In leggera flessione anche il greggio di riferimento del Mare del Nord, il Brent va giù di 5 centesimi a 47,55 dollari al barile.

Intanto l'Agenzia internazionale dell'energia (Aie) nel suo rapporto mensile sui mercati petroliferi spiega che ad oggi "non si può sapere per quanto tempo la produzione petrolifera del Canada subirà l'impatto degli incendi" in Alberta che hanno provocato "la chiusura di impianti per una capacità di 1,2 milioni di barili al giorno".

L'incidente ha causato, spiega ancora l'Aie, solo "una piccola reazione" sui prezzi globali del petrolio che scontano però ancora l'eccesso di offerta e i consistenti stock che "resteranno una caratteristica del mercato fino a quando non si tornerà a livelli più normali".

Petrolio in calo dopo mancato accordo su produzione

18 aprile 2016. Il prezzo del petrolio fa segnare il peggior calo degli ultimi due mesi come conseguenza del mancato accordo fra i produttori riuniti ieri nel vertice di Doha. Il greggio Wti cede il 6,8%, ai minimi dal primo febbraio, mentre il Brent lascia sul terreno il 7%. Intorno alle 12 di oggi si registra un leggero recupero delle quotazioni con il petrolio Wti che cede il 4,93% a 38,37 dollari e il Brent che cala del 4,78% a 41,04 dollari.

Prezzo petrolio: il Brent torna in area 40 dollari

7 aprile 2016. Il prezzo del petrolio è in aumento, con un barile di greggio Brent, quello di riferimento del Mare del Nord, che risale fino alla soglia psicologica dei 40 dollari.

Il rimbalzo delle quotazioni di ieri è scattato dopo la precedente seduta che aveva fatto segnare un calo ai minimi da un mese. Il tutto sempre nel quadro del perdurante eccesso di offerta deciso dall'Opec (che fa calare i prezzi dell'oro nero per contrastare la concorrenza dello shale oil USA) e dell'altalenante andamento dei cambi sul dollaro.

Dopo aver toccato ieri i 40,29 dollari il Brent cala stamattina di 9 centesimi rispetto alla chiusura di mercoledì 6 aprile, a quota 39,93 dollari. Negli scambi dell'after hours invece i futures sul Wti (West Texas Intermediate), il petrolio americano, salgono di 17 centesimi a 37,92 dollari al barile.

Prezzo petrolio in rialzo, Brent sfiora i 41 dollari

17 marzo 2016. Il prezzo del petrolio è di nuovo in rialzo oggi sui mercati asiatici dove un barile di greggio Wti è scambiato a 38,96 dollari mentre il Brent sfiora i 41 dollari al barile, a quota 40,99.

Greggio in calo su prese di beneficio

14 marzo 2016. Il prezzo del petrolio è in calo oggi sui mercati asiatici, come conseguenza a di operazioni di prese di beneficio dopo i rialzi della scorsa settimana. La quotazione del Wti texano cala di 21 centesimi a 38,29 dollari al barile, mentre il prezzo Brent, il petrolio del Mare del Nord (quello di riferimento europeo) scene di 4 centesimi a quota 40,35 dollari al barile. A fine settimana scorsa le quotazioni internazionali del greggio avevano toccato i i 40,60 dollari al barile per il Brent e i 39 dollari per il Wti.

Prezzo petrolio sopra 30 dollari

22 febbraio 2016. Il prezzo del petrolio torna sopra i 30 dollari al barile sui mercati asiatici oggi, dopo i netti ribassi della settimana scorsa. Il Wti texano sale di 50 centesimi, a quota 30,14 dollari al barile, mentre il Brent, il greggio del Mare del Nord, guadagna 43 centesimi, portandosi a 33,44 dollari al barile.

Petrolio Wti sotto i 27 dollari

11 febbraio 2016. Il prezzo del petrolio è ancora in calo oggi 11 febbraio, con un barile di Wti che scende a 26,72 dollari in Asia dopo aver toccato quota 26,72 dollari mentre il Brent perde l'1,6% e si attesta a 30,34 dollari.

Petrolio Wti sotto 28 dollari, Brent in area 30 $

10 febbraio 2016. Il prezzo del petrolio texano dopo la chiusura in netto calo di ieri a New York, con il Wti sotto i 28 dollari la barile, alle 16.00, ora italiana, di oggi si attesta a 27,65 dollari al barile metre il Brent, il greggio del Mare del Nord, è sopra i 30 dollari a 30,47. Ieri l'Aie (Agenzia internazionale dell'energia) ha spiegato nel suo bollettino che l'eccesso di offerta sul mercato non appare destinato a terminare nel breve termine mentre l'Opec, il cartello dei maggiori produttori mondiali di greggio responsabile degli attuali livelli produttivi, ha tagliato le previsioni di crescita della domanda per l'anno in corso: +3,2% dal precedente +3,4%.

Petrolio sopra i 33 dollari al barile

29 gennaio 2016. Il prezzo del petrolio è in risalita oggi dopo aver ha sfiorato ieri i 36 dollari al barile in scia all’ipotesi di taglio dell’offerta da parte di Opec e Russia che non fa parte dal cartello. A metà giornata il Brent si attesta sopra i 34 dollari (34,8) e il Wti sopra i 33 (33,3).

Prezzo petrolio torna sotto i 30 dollari al barile

26 gennaio 2016. Prezzo del petrolio di nuovo in discesa dopo il tentativo di rimbalzo di ieri. Il greggio scende sotto i 30 dollari al barile sia per il Wti, a 29,39 dollari, sia per il Brent che si attesta a 29,35 dollari in scia ai timori di ulteriore aumento delle scorte in Usa, di calo della domanda cinese e di fuga degli investitori dai mercati d'Oriente. In questo quadro a metà giornata le maggiori borse europee girano intorno alla parità mentre quelle asiatiche hanno fatto segnare un nuovo scivolone (Shanghai su tutte: -6,42%).

Petrolio sopra i 32 dollari

25 gennaio 2016. Il prezzo del petrolio risale oggi la china sui mercati asiatici, in scia alla scommessa di nuovi stimoli monetari per le economia di Europa e Giappone. Il Wti si attesta stamattina in avvio a 32,19 dollari al barile, +2,66 dollari, mentre il Brent si porta a 32,18 dollari al barile, +2,93 dollari.

Prezzo petrolio in salita sopra i 30 dollari

22 gennaio 2016. Il prezzo del petrolio oggi è in risalita dopo i pesanti cali dei giorni scorsi riportandosi sopra i 30 dollari al barile. Nel dettaglio le quotazioni si attestano a 31,10 dollari per il greggio Brent e a 31,04 $ per il Wti.

Greggio sale a 29 dollari al barile

19 gennaio 2016. Le quotazioni del petrolio Brent mostrano oggi un leggero rimbalzo, sopra quota 29 dollari, a 29,10 bigliettoni al barile dopo il crollo di ieri, sotto i 28 dollari, ai minimi da novembre 2003. In lieve recupero anche il Wti texano scambiato a 29,54 dollari (dai 28,36 di ieri) per i contratti in scadenza a febbraio.

Petrolio Brent sotto i 28 dollari, ai minimi da 2003

18 gennaio 2016. Prezzo del petrolio Brent ancora in calo, sotto i 28 dollari al barile. Per la prima volta da novembre 2003 il greggio del Mare del Nord cede oggi il 4,4% a 27,67 dollari. Male anche il Wti del Texas che cala del 3,6% a quota 28,36 dollari. Ad assestare un altro colpo alle quotazione del petrolio la fine delle sanzioni occidentali in Iran, con il parse che potrà aumentare le sue esportazioni in un mercato già sovraccarico di offerta.

In questo quadro la borsa di Tokyo ha chiuso in calo dell'1,12%, Hong Kong con un -0,82%. Positive Shanghai (+0,44%) e Shenzhen (+1,9%). In Europa avvio in flessione per Parigi e Londra mentre Piazza Affari apre in leggero rialzo, con l'indice Ftse Mib a +0,06% (19.213 punti) e Francoforte sale dello 0,14%.

Petrolio di nuovo sotto i 30 $, borse UE negative

15 gennaio 2016. Il prezzo del petrolio scivola sotto i 30 dollari al barile per la seconda volta in una settimana. Il greggio Wti va giù oggi del 5% a 29,63 dollari al barile, ai minimi da fine novembre 2003. Il Brent cala invece del 4% per una quotazione che scende a 29,78 dollari. Le maggiori borse europee dopo un tentavi di rimbalzo virano a metà mattinata tutte in negativo, con le vendite che riguardano soprattutto i titoli del settore materie prime.

Prezzo del petrolio sotto i 30 $, ai minimi dal 2004

14 gennaio 2016. Il prezzo del petrolio in caduta libera. Il Brent, il greggio di riferimento europeo, è sceso ieri sotto i 30 dollari al barile, il livello più basso da aprile del 2004. Da inizio 2016 la quotazione dell'oro nero ha perso oltre il 15% dopo essere calata del 3% l'anno scorso.

A pesare sulle quotazioni è anche la fine della sanzioni in Iran. Oggi comunque il prezzo del greggio recupera quota 30 dollari. Sul mercato after hour di New York il petrolio Wti recupera 33 centesimi e viene scambiato 30,81 dollari al barile mentre il Brent risale a 30,39 dollari.

Con il petrolio in area 30 dollari la Bce e la Federal Reserve dovranno rivedere le loro stime di crescita globale che si annuncia più debole del previsto. E per il futuro prossimo non sono previste inversione del trend. Secondo alcuni analisti interpellati dall'Adnkronos. Il prezzo del petrolio anzi potrebbe scendere ancora un po' anche se si è ormai vicini "al fondo del barile".

Nel breve periodo:

"penso che il prezzo tornerà a salire ma solo un poco. Non mi aspetto un grande rimbalzo"

dice Luigi De Paoli professore di Economia applicata all'Università Bocconi. Il Capo Economista di Oxford Economics Patrick Dennis spiega il ruolo dell'Arabia Saudita che all'interno dell'OPEC non vuole tagliare la produzione cosa che farebbe salire i prezzi:

"Il calo dei prezzi petroliferi sicuramente ha messo molta pressione sull'Arabia Saudita ma il regno ha ancora molte risorse a disposizione, ha ancora molti asset da sfruttare: ricordiamo che finora Riad non ha raccolto denaro sul mercato, non ha debito estero e l'emissione di debito interno è ancora molto bassa".

Secondo l'economista infatti "non c'è un preciso livello minimo di prezzi" sotto cui la situazione diverrebbe ingestibile per Riad.

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