Fine sanzioni Iran: export italiano +3 miliardi

Con la fine delle sanzioni occidentali riguardanti l'Iran, l'Italia potrà tornare a quei 7 miliardi di interscambio con il paese che aveva raggiunto prima che scattassero appunto le prescrizioni economiche. Rimuovendo i vincoli al commercio le esportazioni italiane potrebbero crescere fino a 3 miliardi tra il 2015 e 2018 secondo i calcoli di Sace, la società del Gruppo Cassa depositi e prestiti attiva nell’export credit e nella protezione degli investimenti.

L'Iran con i suoi quasi 80 milioni di abitanti è un mercato ricco di sbocchi, sia per i beni di consumo, che per grandi opere e infrastrutture varie: dalle autostrade, all'alta velocità, passando per l'ambiente, le rinnovabili, la meccanica, fino al medicale, i servizi finanziari e il food. Manco a dirlo il settore più pesante dal punto di vista economico è quello del petrolio.

L'Eni è in Iran nel lontano 1957, ora, dopo stop alle sanzioni, potrà recuperare il tempo perso. L'amministratore delegato Claudio Descalzi aspetta la revisione del sistema contrattuale e l'effettiva uscita del paese dalle sanzioni. Sembra invece vicina la risoluzione relativa gli gli 800 milioni di arretrati dovuti ad Eni dalla compagnia statale National Iranian Drilling Company (Nioc) dopo che in autunno una bozza di memorandum di intesa per l'espansione della cooperazione bilaterale nel settore delle perforazioni petrolifere era stata firmata dalle due compagnie.

L'Iran è un'opportunità anche per le pmi oltre che per le grandi aziende. Per 300 piccole e medie imprese si sta organizzando un incontro ad hoc con il presidente iranania che dovrebbe tenersi a Roma a fine mese gennaio, secondo quanto riporta RaiNews24.

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