Professionisti e autonomi sempre più poveri e senza tutele

professioni in crisi

Professionisti falcidiati dalla crisi: avvocati e medici specialisti senza lavoro, notai poveri e giornalisti con paghe da fame. A scattare l’istantanea del declino di mestieri e professionalità un tempo ambite e per le quali si riteneva valesse la pena studiare anni e anni, è un rapporto dell’Associazione degli enti previdenziali privati (Adepp) che spiega come in cinque anni gli avvocati abbiano perso il 21% del proprio reddito, gli infermieri il 19% e i giornalisti il 12%. Negli ultimi due lustri invece i notai hanno perso il 38% del loro reddito, seguiti dai biologi, dai consulenti del lavoro (-21%) e dagli architetti (-17%).

Meno denari ma anche meno tutele sottolinea un reportage del fattoquotidiano.it. A cominciare dalla malattia, che dovrebbe essere garantita a tutti e che invece manca anche nei casi di gravi patologie. Per lo studio “Vita da professionisti” dell’associazione Bruno Trentin appena 7,6% degli autonomi e dei professionisti dice di non avere problemi di salute dovuti al lavoro mentre due professionisti su tre lamentano stress, ansia, depressione e insonnia.

Perché è presto detto: il 44,5% del campione intervistato confessa di essere sovraccarico di lavoro, per oltre 40 ore settimanali. Il governo ieri ha approvato un ddl che vorrebbe estendere le tutele ad autonomi e professionisti ma il testo che trapela in queste ore sembra abbastanza deludente visto che glissa sulla questione del compenso minimo e non predispone vere agevolazioni previdenziali, con il popolo delle partite Iva che ancora una volta viene preso in giro con annunci mirabolanti cui seguono provvedimenti a costo zero per lo Stato e dalla decisamente dubbia efficacia.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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