Svizzera, salario minimo a 2.300 euro: referendum a giugno

BASEL SWITZERLAND - FEBRUARY 14:  A Swiss National Flag waves at the rhine River on February 14, 2014 at Basel,Switzerland. Swiss citizens voted with a narrow majority in favour of measures to curb immigration from European Union countries in a move that will require Swiss officials to renegotiate several treaties with the EU. The referendum was launched by the right-wing Swiss People's Party (SVP). Approximately one quarter of people living in Switzerland are foreigners. (Photo by Michele Tantussi/Getty Images)

Bisogna certamente tenere conto delle differenze del costo della vita tra la Svizzera e gli altri paesi europei, ma la proposta avanzata da alcuni intellettuali elvetici appare certamente non modesta.

A breve ci sarà un referendum nella Confederazione, in cui i cittadini saranno chiamati a pronunciarsi sull'approvazione di uno stipendio minimo garantito per tutti pari a 2.230 euro mensili. Se la proposta passasse, allora sia chi ha un lavoro sia chi è disoccupato potrebbe percepire uno stipendio.

Si andrà alle urne il 5 giugno prossimo. E già molti politici di tutti gli schieramenti politici storcono il naso. Il governo federale, per parte sua, stima che il costo della proposta si aggiri intorno ai 187 miliardi di euro annui. Circa 137 miliardi di euro dovrebbero provenire dalle tasse, mentre 49 miliardi di euro sarebbero trasferiti dalla previdenza sociale.

Secondo i proponenti, non si correrebbero molti rischi. Per un sondaggio del Daily Mail, infatti, la maggior parte del campione si dice pronto a continuare a lavorare anche nel caso in cui avesse facoltà di accedere al reddito minimo.

Tuttavia il 56% è diffidente rispetto al fatto che un eventuale esito positivo al referendum possa tradursi poi in legge. E ricordiamo che già nel 2014, una iniziativa simile non era passata. In quell'occasione, il 77% disse no ad un reddito minimo di 3.200 euro mensili.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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