Reddito minimo o Sostegno all’inclusione sociale?

reddito minimo poletti

Il reddito minimo promesso dal governo Renzi sarà una misura "universale e permanente" di lotta all’indigenza. Così lo ha presentato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti secondo cui il reddito di minimo è uno strumento contro la povertà che il paese deve avere "sempre e strutturalmente''.

Poletti è tornato a parlare del provvedimento ieri alla fine d'un convegno organizzato alla camera di commercio di Milano. Il disegno di legge delega approvato dal governo la scorsa settimana, dice il ministro, prevede

''un intervento universalistico, rivolto a tutti i cittadini in povertà, per far vivere tutti dignitosamente''.

Il reddito minimo dovrebbe ammontare a 320 euro mensili e coinvolgere un milione di poveri (su 4 totali) ed è il ''ricavato dalla nostra esperienza del Sostegno di inclusione Attiva (Sia) attuato in 12 grandi città italiane nel 2015''.

Lo strumento sarà un sostegno al reddito

''vincolato alla sottoscrizione di un accordo tra cittadini e comunità locale, che avrà l'onere di prenderlo in carico''.

Inoltre il sostegno avrà l'obiettivo dell'inclusione sociale con il cittadino beneficiario

''che dovrà impegnarsi a mandare i figli a scuola, ad accettare i lavori proposti e a intraprendere un percorso formativo''.

I fondi? Le risorse per il reddito minimo sono in parte quelle previste dalla legge di stabilità a cui verranno aggiunte per il 2016 quelle del SIA 2015. Il reddito minimo dovrebbe partire ed entrare a pieno regime nel 2017, per quest'anno potranno però essere usati i 600 milioni stanziati nella manovra 2016.

Con il tempo l’intenzione dichiarata del governo è quella di aumentare sia l’importo del sostegno che la platea di beneficiari: per ora si inizierà dalle famiglie con minori poi mano mano si dovrà "coprire" tutta la fascia di popolazione in povertà.

Il Manifesto bolla il reddito minimo in versione Poletti come la nuova bufala propagandata dal governo dopo quella sullo "statuto dei lavoratori autonomi". Sul quotidiano si legge

Il consiglio dei ministri di giovedì scorso avrebbe approvato addirittura il «reddito minimo». Così è stata intitolata ieri un’intervista, su un noto quotidiano, al ministro del lavoro Giuliano Poletti. In realtà, nel corpo piccolo delle risposte, Poletti è stato molto più realistico: il sussidio da 320 euro per 280 mila famiglie poverissime e numerose sotto i 3 mila euro di Isee e con figli minori (80 euro a testa, cifra simbolica della politica dei bonus renziani) non è un reddito minimo, ma il più modesto «sostegno di inclusione attiva» (Sia). Questa misura, inventata dal governo Letta, è una misura assistenziale e per nulla universalistica di sostegno al reddito. La legge delega che permette il governo di estendere il «Sia», erogato mediante una «social card» di berlusconiana memoria, a condizione di vincolarlo a un nuovo obbligo (...): quello di «mandare i figli a scuola o accettare un’occupazione». Finalità, ispirate a un’idea autoritaria del «welfare-to-work», che potrebbero essere raggiunte in tutt’altra maniera, e certo non vincolate a meccanismi che rischiano di introdurre un controllo esterno delle famiglie.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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