Inflazione, dati Istat: a gennaio +0,3%

Confermata la stima preliminare sull’inflazione. i prezzi al consumo invece diminuiscono dello 0,2%.

Indice prezzi al consumo gennaio 2016 dati Istat

L’Istat ha pubblicato oggi i dati sui prezzi al consumo relativi a gennaio 2016 dai quali emerge che essi sono diminuiti dello 0,2% in termini congiunturali. L’inflazione è invece aumentata su base annua dello 0,3%, mentre a dicembre era salita dello 0,1%.

Il rincaro del carrello della spesa ha subìto uno stop visto che l’aumento su base annua di beni alimentari, per la cura delle casa e della persona è sceso dal +0,9% dell’ultimo mese del 2015 al +0,3% del primo mese del 2016. Si annulla quindi la forbice tra l’inflazione rilevata per il carrello della spesa e quella generale.

In dieci grandi città italiane l’indice dei prezzi oscilla tra lo zero e il segno meno e in alcuni casi si può dunque parlare di deflazione. In particolare l’indice è a zero a Milano, Firenze, Perugia, Palermo, Reggio Calabria e Ravenna, sono in deflazione Bari, che è al -0,3%, Potenza e Trieste che sono a -0,2% e Verona che sono al -0,1%.

I prezzi che tornano a salire sono quelli dei beni che l’Istat raggruppa nella tipologia “apparecchi per il trattamento dell’informazione”, categoria che include tablet e computer e che di solito hanno il segno meno. A gennaio 2016, invece, l’indice dei prezzi di questo tipo di beni è tornato a salire come non succedeva dall’agosto 2012: il tasso tendenziale è arrivato al +6,3% e il dato mensile è del +5,0%.

La diminuzione dei prezzi più marcata è quella dei trasporti, che è al -1,1%, mentre i prezzi relativi alle voci abitazione, acqua, elettricità e combustibili registrano un calo dello 0,6% e quelli dei servizi ricettivi e della ristorazione dello 0,3%.
Sono in crescita invece i prezzi della tipologia “ricreazione spettacoli e cultura” che dal +0,6% salgono +1,3%. È rallentata invece la crescita dei prezzi dei prodotti alimentari e delle bevande alcoliche, che dal +1,2% passa al +0.4%.

Intanto la Coldiretti sottolinea il crollo dei prezzi di alcuni prodotti delle campagne italiane.

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