Fisco: l’accordo Italia-Svizzera si allontana

Si fa più lontano l’accordo tra Italia e Svizzera sui capitali esportati finalizzato a sottoporre a tassazione i risparmi degli italiani depositati illegalmente su conti elvetici e che quindi sfuggono al Fisco di casa nostra, alimentando l’evasione. Ieri alla Camera il ministro dell’Economia e delle Finanze Vittorio Grilli ha precisato che:


I tavoli di lavoro tra i due governi sono ancora aperti, ma ancora non c'è una conclusione. C'è un interesse reciproco, ma ribadisco il no a una soluzione a tutti i costi: ciascuno ha i suoi princìpi di trasparenza e sulla reciprocità delle informazioni.

Il governo italiano insomma punta i piedi, non accetterà un accordo al ribasso sulla regolarizzazione di conti bancari riservati aperti da cittadini italiani in banche svizzere. Nei mesi scorsi c’erano stati diversi incontri tra le delegazioni dei rispettivi governi e a fine novembre il compromesso era sembrato a un passo.

Grilli ha spiegato ancora che l'accordo proposto dal governo elvetico (detto di Rubik) sui capitali dei contribuenti italiani depositati in modo illegale in Svizzera:

ha bisogno di qualche piccola revisione, visto che anche la Germania ha avuto qualche ripensamento.

Il negoziato è comprensivo di diversi aspetti di non immediata e facile soluzione: oltre alla regolarizzazione dei depositi e all'imposizione alla fonte dei redditi futuri, riguarda infatti la revisione della convenzione per la doppia imposizione e lo stralcio dalla cosiddetta lista nera della Confederazione.

Lo schema di accordo, che dovrà poi passare al vaglio dei parlamenti nazionali, prevederebbe il versamento da parte della Svizzera di un'imposta tombale all’Italia, la cui aliquota è da stabilire. Una bella pietra sul passato, sulla base del compromesso già trovato dal Paese elvetico con Austria e Inghilterra ad esempio.

I patrimoni dei cittadini italiani saranno tassati e in futuro ci sarà un prelievo periodico sulle rendite finanziarie. Ma soprattutto il segreto bancario sarà salvo: in questo tipo di accordo non è previsto l'automatismo nello scambio di informazioni che possono invece essere richieste solo per casi particolari e sospetti. Inoltre è vietato ai governi acquistare i dati sui capitali detenuti dai propri cittadini all’estero.

Foto © TMNews

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