Panama & Co. | Che cos'è un paradiso fiscale

Con lo scandalo Panama Papers scoppiato in questi giorni si ri-accende l’attenzione sui cosiddetti paradisi fiscali e sulle loro caratteristiche. Ma che cos’è esattamente un paradiso fiscale? Quanti e quali sono i paesi considerati tali?


Per paradiso fiscale, lo dice la parola stessa, si intende uno Stato che assicura un prelievo di tasse basso o addirittura nullo sui depositi bancari (pure tax haven) e scarsa o nessuna trasparenza sui dati dei clienti con l'obiettivo di attrarre più capitali possibili dall’estero.

In sostanza tassazione ridottissima e riservatezza assoluta sulle attività finanziarie con sede in quella giurisdizione sono le caratteristiche cardine di un paradiso fiscale con i governi di quei paesi che possono anche rifiutarsi di collaborare con le autorità di altri Stati per salvaguardare gli interessi delle società off-shore.

Oltre a Panama sono undici i Paesi che non hanno mai accettato le regole internazionali su evasione ed elusione fiscale. Panama, un territorio di 75mila km quadrati per 3,6 mln di abitanti, è un paradiso fiscale dal 1932 e con oltre 120 banche rappresenta uno dei maggiori centri finanziari del mondo.

Le società panamensi non devono pagare una ridda di tasse, non devono presentare bilanci e/o dichiarazione dei redditi e possono essere amministrate da qualsiasi parte del mondo. È previsto solo il pagamento di una tassa annuale (Tasa Unica) e dell'agente residente incaricato di gestire la società offshore per un totale di 550 euro l'anno, dal secondo anno di vita della società.

In realtà il governo di Panama si è impegnato ad aderire agli standard di scambio di informazioni dell'Ocse (sottoscritto da 96 paesi) ma a differenza ad esempio della Svizzera che aderirà nel 2018, non ha specificato da quando.

Quali sono i paesi considerati Paradisi fiscali

Oltre a Panama, nell’elenco stilato dal Global forum ci sono Nauru, Svizzera, Trinidad e Tobago, Vanuatu, Brunei, Isole Marshall, Dominica, Micronesia, Guatemala, Libano, Liberia. Come ricorda l’Ansa aprire un conto corrente all'estero è un'operazione legale sia per la legge italiana che europea, ma l’operazione va fatta in tutta trasparenza con le relative dichiarazioni fiscali da fare nel proprio paese di appartenenza.

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