Facciamo i conti con la natura: quanto ci costa il risparmio energetico?

Debito ambientale Una tendenza che sembra aver contagiato gli stessi mercati finanziari quella del risparmio energetico. Come annunciato nei mesi scorsi sono stati diversi gli strumenti di investimento lanciati sul mercato-titoli italiano (da Poste Italiane) ed Europeo (gli eco-bond della BEI). Investire nell’ambiente non ha però un ”impatto zero” sulle nostre finanze. Sia nel caso di obbligazioni legate ad indici energetici sia nel caso di iniziative di credito “verde” infatti l’investitore dovrà calcolare una certa percentuale di rischio alla stregua di altri segmenti di mercato.

Risarcimento ambientale e autotassa sui consumi

Il futuro si tinge di verde per i mercati che continuano ad investire sulle compensazione delle emissioni di CO2, o “carbon offset” dando ai consumatori la possibilità di pagare le proprie emissioni di anidride carbonica. Così è successo che a partire dall’anno scorso i viaggiatori eco-responsabili desiderosi di ripianare il proprio debito con l’ambiente potessero, con un extra-tassa sui biglietti aerei venduti su Expedia e Travelocity finanziare iniziative di investimento in energie rinnovabili.
La piccola tassa ammonta a $5.99 per annullare circa 453 kg di diossido di carbonio - l’equivalente di emissioni prodotte da un passeggero in un viaggio lungo 3.500 Km circa (v. articolo).
Qualcuno potrebbe definirla una pazzia, ma non se si considera che il turismo è una delle prime fonti di inquinamento globale!!

A tal proposito alcuni tour operator, principalmente in America e nel Nord Europa, hanno iniziato a promuovere viaggi eco-compatibili ad impatto zero. Il meccanismo è analogo a quello applicato ai singoli passeggeri dei voli intercontinentali. L’agenzia, come nel caso della REI Adventures, compra dei “crediti ambientali” ad una fondazione (la Bonneville Environmental Foundation) impegnata in progetti di investimento in fonti energetiche alternative saldando il proprio debito di emissioni (v. articolo).

Altri progetti sostenibili

Con il progetto Native Energy (nativeenergy.com), ad esempio si propone di annullare l’inquinamento da circolazione auto a fronte del pagamento di una quota annuale di 36 dollari per veicoli ibridi e 96 dollari per i SUV, che conoglieranno in un fondo speciale per progetti energetici indios.
Iniziativa analoga è stata intrapresa Carbonfund.org nel campo abbigliamento che ripropone una quota annua di 99 dollari per risarcire l’ambiente di tutti i danni subiti con la produzione di abiti (v. sito)

Alcuni operatori danno addirittura la possibilità di calcolare con estrema precisione il proprio “debito” ambientale in termini di emissioni di CO2 (v. sito). Si tratta in poche parola di un’auto tassazione sull’inquinamento che permette di rappacificare la nostra tormentata e latente anima verde con l’ecosistema circostante in maniera equa, prevenendo forme di tassazione governativa prevedibilmente imminenti. In molti statisi parla infatti di carbon tax ormai da tempo ed alcuni l’hanno addirittura già applicata.

Karan Capoor della Banca Mondiale ha illustrato la forte crescita e lo stato di salute del mercato dei crediti di carbonio nel 2006. Un mercato che muove oltre 30 miliardi di US$ ed è più che raddoppiato rispetto all´anno precedente; ma che ha sopratutto evitato emissioni di 466 milioni di tonnellate di CO2 con i progetti CDM e JI. Di questo mercato la Cina fa la parte del leone con il 61% dei progetti realizzati. Emerge anche il mercato secondario dei crediti di carbonio, quello cioè in cui i crediti vengono acquistati per essere poi rivenduti con un premio, ed il mercato dei cd “offset volontari” dove aziende, enti o privati cittadini riducono le proprie emissioni finanziando progetti di riduzione in paesi in via di sviluppo (v. articolo).

Distorsioni ambientali e frodi fiscali

Qualche neo però compare anche sulle immacolate politiche ambientaliste. Gli alberi piantati per assorbire l'inquinamento da gas serra non avranno efficacia per decenni. E il mercato di compensazione delle emissioni di CO2, o 'carbon offset', manca di credibilita', e' vulnerabile alle frodi e si riduce ad ''un alibi per inquinare senza sensi di colpa''. Lo afferma un rapporto pubblicato da uno dei maggiori gruppi ambientalisti in Australia, Total Environment Centre. Secondo il documento, il ricorso a piantare alberi dovrebbe essere l'ultimo nella lista di interventi per neutralizzare le emissioni di gas serra. Un albero piantato oggi, ha detto alla radio Abc il direttore del Centro, Jeff Angel, comincera' ad assorbire CO2 nei decenni a venire, e comunque la capacita' di assorbire le emissioni e' soggetta a variazioni a seconda di fattori come piovosita', interferenza delle attivita' agricole ed incendi. Le aziende e gli enti pubblici che mirano a emissioni zero dovrebbero piuttosto investire in efficienza energetica ed in progetti di energia rinnovabile. Inoltre la mancanza di supervisione nel settore, sostiene il rapporto, fa si' che i consumatori non sappiano mai se la strategia promessa, di compensazione a mezzo di nuovi alberi, sia davvero realizzata. Il mercato del 'carbon offset' e' ''caotico e confuso'' e manca di trasparenza in materia di prezzi, calcolo delle emissioni ed efficacia dei progetti di riduzione delle emissioni.

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