Statali, aumenti di stipendio solo per i redditi bassi. Madia: mai detto aumenti solo sotto 26.000 euro

aumento stipendi statali

Aggiornamento - "Mai detto aumenti solo a chi sta sotto i 26.000 euro. Ho detto che chi ne guadagna 200.000 può aspettare" ha precisato il ministro della pubblica amministrazione Marianna Madia, rispondendo su Twitter alle indiscrezioni di Repubblica sul rinnovo contrattuale nel pubblico impiego.

Gli aumenti di stipendio dei dipendenti statali-pubblici relativi al prossimo rinnovo contrattuale dovrebbero riguardare solo i lavoratori a basso reddito, pari a un terzo dei dipendenti, ovvero quelli sotto i 26 mila euro lordi annui. Così secondo quanto riporta Repubblica che parla della direttiva del ministro Marianna Madia pronta per essere inviata all’Agenzia per la contrattazione nella pubblica amministrazione (Aran).

L’ok definitivo spetta al Consiglio dei ministri che dovrebbe tenersi in settimana dopo la firma dell’accordo tra sindacati del pubblico impiego e Aran sulla riduzione da undici a quattro dei comparti contrattuali pubblici. Non oltre il mese di luglio ripartirebbero dunque le trattative dopo quasi sette anni si retribuzione bloccate. La spinta decisiva agli aumenti salariali è arrivata con la pronuncia della Corte costituzionale che ha dichiarato incostituzionale il blocco sollecitando l'esecutivo a correggere la situazione.

Aumenti retributivi che però non ci saranno per tutti visto che nella legge di Stabilità, sono stati stanziati appena 300 milioni per questa voce, cifra che divisa per i 3,2 milioni di dipendenti pubblici porterebbe a un aumento non superiore ai 10 euro a testa. Praticamente una mancetta. Contro gli aumenti delle retribuzione solo per i redditi bassi si scagliano i sindacati: "I sacrifici li hanno fatti tutti" ricordando che la Consulta non si è certo depressa per gli aumenti selettivi.

Intanto di certo c’è che i settori della pubblica amministrazione, quindi gli ambiti contrattuali, sono stati ridotti da undici a quattro, e cioè: funzioni centrali (ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici); funzioni locali (Regioni e autonomie locali); istruzione e ricerca (scuola, università, enti di ricerca) e sanità. Inoltre sul tavolo del prossimo Cdm approderà anche il decreto sulla possibile licenziabilità dei cosiddetti "furbetti del cartellino".

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