È Brexit: le borse crollano, lo spread vola. La reazione dei mercati

Piazza Affari nel giorno della Brexit chiude con il calo maggiore mai registrato, peggiore di quello causato dall'attentato alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001. L'indice Ftse Mib ha chiuso con un -12,48%, a 15.723 punti, per 61 miliardi di euro bruciati. La sterlina ha perso più del 10% sul dollaro, scendendo ai minimi da 31 anni. In forte calo anche il prezzo del petrolio, a quota 47,6 dollari. La borsa di Londra è quella che ha sofferto meno il panico da Brexit, recuperando e contenendo le perdite con il Ftse 100 che è calato "solo" del 2,76%. Parigi ha chiuso in flessione del 7,9%, Francoforte del 6,7% e Madrid del 12,2%. Anche Wall Street sconta l'effetto Brexit chiudendo in rosso, per la peggiore seduta dal 2011. Tensione anche sui titoli di Stato. Sul secondario italiano lo spread BTP-Bund tedeschi decennali è schizzato fino a 162 punti base a metà pomeriggio, per poi chiudere a 154 punti, per un rendimento del 10 anni del Tesoro salito all'1,48%.

24 giugno 2016, ore 14:43 - Brexit come una valanga sulle borse di Milano e Madrid, la prima cede oltre il 10%, la seconda il 12% mentre Atene con il suo -13% è maglia nera in Europa. A Piazza Affari il primo indice Ftse Mib cede il 10,8%, per quello che è il maggior calo di sempre. Sotto tiro specialmente le banche: Intesa SanPaolo cede il 21%, Unicredit e Bper il 20%, Banco Popolare e Bpm il 19%. Malissimo anche Telecom (-17%) e Mediaset (-14%); Fca perde il 9%, Eni ed Enel l'8%. otto punti percentuali. Le borse europee fanno registrare nel complesso il peggior calo dall'ottobre del 2008, dopo lo scandalo Lehman, per un indice paneuropeo Euro Stoxx a -8,7%. Londra comunque resiste all'ondata di vendite decisamente meglio delle altre piazze finanziarie del vecchio continente cedendo alle 14:42 il 3,81%, recuperado dal -4,5% di mezz'ora prima.

24 giugno 2016, ore 9:30 - Sì alla Brexit. Il Regno Unito lascia l'Unione Europea. Il fronte del leave ha vinto con quasi il 52% dei voti al referendum di ieri (51,9% secondo la BBC), i primi sondaggi davano il remain in testa (52& contro 48%) poi il capovolgimento. Man mano che i mercati assorbivano i dati dello spoglio, e quindi il risultato più temuto dai governi di mezzo mondo e dalle banche centrali, sui mercati la sterlina crollava del 10%, ai minimi dal 1985 sul dollaro americano, sotto 1,35.

Oggi, 24 giugno, sui mercati asiatici i listini hanno aperto e chiuso in profondo rosso, con la borsa di Tokyo giù anche dell’8%, i futures sull’avvio della Borsa di Londra invece sono arrivati a -9%. La borsa giapponese è stata quella che durante lo spoglio ha risentito di più della Brexit con il Nikkei che ha perso fino all’8,17%.

La Banca centrale del Giappone, la BoJ, ha già fatto sapere che è pronta a fornire tutta la liquidità necessaria a garantire la stabilità dei mercati, come del resto sono pronte a fare la Banca centrale europea e la Bank of England. La borsa di Hong Kong ha perso il 4%, Seul, Sidney e Mumbai oltre 3%. Più contenute le perdite sulle Borse cinesi, con Shanghai in calo di oltre il 2% e Shenzhen del 3%.

Sul mercato secondario italiano intanto lo spread è volato oltre 190 punti (dai 130 della chiusura di ieri) base per poi ripiegare. Il differenziale tra Btp e Bund decennali tedeschi è salito fino a 191 punti base (dai 130 della chiusura di ieri) per poi calare a 165 punti. La corsa ai beni rifugio ha fatto scattare massicci acquisti sui Bund facendo crollare il tasso del titolo a 10 anni tedesco al minimo storico, -0,17%.

A Piazza Affari invece pochi titoli riescono a fare prezzo in avvio e l'indice Ftse Mib calcolato solo su questi va giù del 2,5% poco dopo le 9:30. La seduta si annuncia nera soprattutto per i bancari. Borsa Milano userà gli strumenti a disposizione per contenere le forti vendite in apertura come il restringimento della forchetta di oscillazione dei titoli.

In questo quadro a guadagnarci sono appunto i beni rifugio, oro in testa, le cui quotazioni salgono del 4,9% a 1.318,78 dollari l’oncia. Il petrolio continua a crollare con le quotazioni a New York giù del 5,4%. Ora si attendono le mosse delle banche centrali, su cui influirà anche l'apertura di Wall Street.

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