Brexit e paradiso fiscale

brexit e paradiso fiscale

La Brexit apre le porte a un nuovo paradiso fiscale, quello inglese. Sarà così nei fatti, secondo ItaliaOggi, e non ci sarà bisogno di alcuna comunicazione e di nessun riconoscimento ufficiali. Non è un segreto che i britannici pro Brexit più agguerriti sono i promotori di una riforma generale dell’imposizione fiscale che vada in direzione di una tassazione che non dovrà più camuffarsi offshore ma potrà esserlo apertamente, nel cuore del vecchio continente ma senza dover renderne più conto all’Europa, almeno non più come prima ma su basi del tutto nuove, diverse e da ridefinire.

Il citato quotidiano fa poi notare che il vincitore del referendum sull'uscita del Regno Unito dall'UE, il leader del partito nazionalista Ukip Nigel Farage, guida un movimento che è registrato come impresa sussidiaria completamente controllata da una società con sede a Gibilterra la cui mission è salvaguardare, tutelare e accrescere la ricchezza internazionale, senza limiti e frontiere.

“Bella contraddizione, via gli immigrati, ma sì indiscusso alle migrazioni dei capitali e della finanza. L’approccio pro-Brexit della lobby finanziaria non è meno esplicito. L’élite del capitale che vanta proprio a Londra la sua roccaforte logistica e che, sempre attraverso la City, gestisce, organizza, istruisce e finanzia la più influente piattaforma lobbystica al mondo, per flussi di capitali e di investimenti, nonché per numero e transnazionalità dei gruppi e degli interessi che in modo più o meno diretto rappresenta” spiega ancora ItaliaOggi.

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