Cisl: dal 2008 ogni lavoratore pubblico ha perso 2.500 euro all'anno

rinnovo contratti pubblici 2016

Dal 2008 a oggi ogni dipendente pubblico ha perso 220-230 euro lordi al mese secondo i calcoli fatti dalla Cisl. Il pubblico impiego, spiega l’organizzazione sindacale, è l'unico settore che dal 2008 ha conosciuto un arretramento salariale in busta paga, in media del 13-15%.

"È la prima volta che accade" sottolinea il segretario confederale della Cisl Maurizio Bernava, responsabile per il Pubblico impiego, colloquiando con l’Ansa. In tema di rinnovo dei contratti dei lavoratori pubblici, fermi da 7 anni, Bernava si dice convinto che "sarebbe un grave errore bloccare i contratti a vita. Al contrario il governo dovrebbe fare uno sforzo sulle risorse, i 300 milioni messi sul piatto sono pochissimi, a fronte dell'introduzione di tutti gli elementi di innovazione contrattuale. Nessuno qui vuole aumenti a pioggia". Le differenze tra i vari comparti del pubblico impiego ovviamente ci sono ma in media ogni lavoratore pubblico dal 2008 al 2016 ha dovuto subire un taglio che in media è di 2.500 euro lordi l'anno, 150 euro netti al mese (220-230 lordi).

"Lo dice la Corte dei Conti, il governo ha risparmiato 10 miliardi di euro solo sugli stipendi. Si è agito solo sul costo del lavoro abbandonando il settore a se stesso, eppure è un importantissimo produttore di servizi. Invece il pubblico impiego ha necessità di rilanciarsi, rinnovarsi. L'età media dei lavoratori è di 50 anni. Bisogna considerare che entro il 2020 ci saranno altre 700mila uscite, occorre pensare non in termini di piante organiche rigide, bizantine, ma di riqualificazione, con l'ingresso di giovani professionalizzati, laureati" aggiunge il sindacalista che parlando poi del confronto con l'Aran (nei primi 10 giorni di settembre) e di blocco dei contratti conclude dicendo che ''pur nella morsa di una non crescita, un segnale diverso da parte del governo sarebbe importantissimo anche sul piano della spinta ai consumi".


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