Il cibo italiano è quello più copiato al mondo

Non c’è niente da dire, l’Italia è un paese che fa le cose per bene, talmente bene che ci copiano tutto, non solo le auto e i grandi brand della moda ma addirittura il cibo. Non potevamo pensare di scamparla così facilmente! Dopotutto, noi italiani siamo tra i primi al mondo per quanto riguarda la cucina, anzi, la buona cucina, caratterizzata da numerosi prodotti a denominazione Dop, unici, eccellenti e ineguagliabili. Ma ce li copiano e li fanno passare come prodotti del posto.
Ma procediamo con calma.

Lorenzo Bazzana, responsabile economico della Coldiretti, fa sapere che «il mercato dei cibi contraffatti muove circa 50 miliardi di euro all’anno. Una cifra–prosegue Bazzana–che nei prossimi anni rischia di superare l’indotto dei prodotti italiani originali, che è di circa 110 miliardi di euro, con esportazioni di 16,7 miliardi». E’ tantissimo! Il falso Made in Italy nel settore alimentare genera un fatturato di 50 miliardi di euro. Pari a circa la metà del valore delle nostre esportazioni.
E indovinate un pò? Neanche a dirlo, la cucina italiana è la più copiata al mondo e fuori dai confini nazionali un prodotto su 4 è falso e negli Usa il 90% dei formaggi è contraffatto. Ma la lista “nera” non finisce qui. Il Parmigiano Reggiano è il più copiato insieme al Grana Padano e ma non è da meno la mozzarella, l’aceto balsamico di Modena, gli spaghetti alla napoletana, la conserva di pomodoro, il salame Milano e molti altri prodotti che, assumono oltre al sapore, dei nomi che, volendo, fanno anche sorridere. Per esempio il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano viengono chiamati all’estero in diversi modi: in Brasile il “Parmesao”, in Argentina “Regianito”, in Sudamerica “Reggiano” e “Parmesano”, in Cina “Parmeson” negli Usa “Parmesan” ma anche “Grana Pardano”, “Grana Padana” e addirittura “Grana Padona”. Che dire...povero formaggio italiano! Lui che è così buono e che non fa altro che ingentilire il nostro palato. «Ma molti altri sono i casi di "agropirateria" come la Mussarella bufala dell’Arabia Saudita, la Mortadella di Bologna venduta in Serbia, il Provolone, l'Asiago e la Mortadella Bologna made in USA, la Robiola, il Gorgonzola e il Caciocavallo prodotti in Canada, il Salame Milano del Cile e il Salame Cacciatori del Sud Africa.

La diffusione sul mercato globale di imitazioni di bassa qualità, oltre a colpire direttamente gli imprenditori nazionali, ai quali vengono tolti spazi di mercato, danneggia gravemente l'immagine del Made in Italy, sia sui mercati tradizionali che su quelli emergenti come la Cina, dove la Coldiretti ha recentemente scoperto un "pecorino dagli occhi a mandorla" ottenuto da latte di mucca» (Vedi articolo).

Che misure bisogna adottare per far fronte a questo mercato del tarocco? La notizia negativa è che gli Stati, in particolare la Germania, non sono tenuti ai controlli d’ufficio sui prodotti alimentari e quindi, in una certa maniera, sono esonerati dalle responsabilità di fronte alla contraffazione. La notizia positiva è che dal primo luglio è entrata in vigore una regolamentazione più severa sui prodotti alimentari: etichette e pubblicità dovranno rispettare specifiche regole nei confronti del consumatore.

L’Italia deve difendere il primato dei suoi cibi, abbiamo avuto la bravura di esportare i nostri prodotti in tutto il mondo e dobbiamo difenderli. La nostra maestria in arte culinaria è un’importantissima risorsa del nostro paese e poi...donne, se ci copiano i nostri prodotti, noi come li conquistiamo i nostri uomini?!

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