Alitalia, referendum: dopo la vittoria del No liquidazione o vendita

Alitalia liquidazione vendita

Dopo il deciso "No" dei lavoratori di Alitalia espresso nel referendum sul preaccordo per il salvataggio per la compagnia si fa largo la strada del commissariamento. Non ci sarà nessuna nazionalizzazione ha precisato ieri sera il ministro del lavoro Giuliano Poletti ribadendo la posizione già espressa dall’esecutivo. Il referendum ha visto la netta vittoria del No (6.816 contro 3.206 "Sì") che ha conquistato il 67% dei voti). Il programma e l'operatività dei voli Alitalia "non subiranno al momento modifiche” ha fatto sapere Alitalia. Almeno fino all’assemblea dei soci nulla cambierà per i passeggeri, assemblea che secondo l’Ansa “potrebbe tenersi in seconda convocazione il 2 maggio.”

James Hogan, presidente e amministratore di Etihad, socio e partner forte della compagnia italiana, ha giudicato "profondamente deludente" il risultato del referendum. "L'accordo preliminare con i sindacati era stato reso possibile e supportato dai leader degli stessi sindacati, dal management di Alitalia, dal Primo Ministro Italiano e da tre Ministri del Governo, che avrebbero aiutato a mettere il futuro di Alitalia al sicuro. Il rifiuto di questo accordo nel referendum è profondamente deludente". 

Ora che cosa succede? “La cosa più plausibile è che si vada verso un breve periodo di amministrazione straordinaria che si potrà concludere nel giro di 6 mesi o con una vendita parziale o totale degli asset di Alitalia oppure con la liquidazione. Se ci saranno aziende interessate a rilevarla questo è tutto da vedere, è prematuro". Calenda dialogando col Tg3 ha poi aggiunto che “l'Unione europea può dare per un periodo di tempo limitato" l'ok a un aiuto pubblico "per un orizzonte di 6 mesi, a condizioni molto precise che negozieremo sotto forma di prestito". I soldoni un "ponte finanziario transitorio" e non "una nazionalizzazione".

"E' legittimo aspettarsi il fallimento" di Alitalia perché è "un'azienda privata che non riesce a trovare le risorse per andare avanti deve andare in fallimento" dice invece all'Adnkronos Andrea Boitani, professore dell'università Cattolica e membro della struttura tecnica di missione presso il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture.

Alitalia, accordo alla prova del referendum

15 aprile 2017. Affare Alitalia: c'è l'accordo tra azienda e sindacati, con la fattiva mediazione del governo. Un accordo che come riferito dai segretari di Cgil, Cisl e Uil scongiura il rischio di una nuova e forse letale crisi della compagnia aerea italiana. Il tutto mentre dal Cda di Alitalia si attende l'ok al piano di finanziamenti previsto, che assomma a circa 2 miliardi di euro, dei quali 900 milioni di nuove risorse.

L'intesa tra Alitalia e i sindacati è giunta alla fine di un interminabile tavolo al ministero per lo Sviluppo economico: dopo 18 ore di tira e molla l'accordo sul piano industriale dell'Alitalia raggiunto si concretizza in una riduzione degli esuberi a tempo indeterminato, che da 1.338 scendono a 980, e in un ridimensionamento anche del taglio degli stipendi che non sarà più compreso tra il 20 e il 30%, ma sarà dell'8%.

Per ora è stato firmato un verbale di preaccordo che dovrà essere confermato e ratificato da un referendum tra i lavoratori, referendum che sarà convocato per i prossimi giorni. La riduzione degli esuberi avverrebbe tramite il superamento delle esternalizzazioni in alcune aree aziendali, il ricorso alla Cigs per due anni, incentivi all'esodo e miglioramenti di produttività ed efficienza.

Vota l'articolo:
4.50 su 5.00 basato su 2 voti.  
  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO