Riforma delle pensioni, delitto o castigo?

Aumenti pensioni In dirittura d’arrivo l’accordo tra le parti sulla riforma previdenziale. Negli ultimi giorni sindacati e Governo avrebbero concordato infatti dei ritocchi minimi sulle pensioni basse, una soglia unica “unisex” a 64 anni sopra cui far scattare i ritocchi e aumenti ai pensionati sociali.

Nell’arcana ipotesi che il testo di legge venisse approvato dalle camere sarebbero 3.100.000 pensionati sopra i 64 anni di età con assegni attualmente inferiori ai 654 euro a beneficiare dei bonus e 300 mila pensionati tra invalidi civili, ciechi e sordomuti ad ottenere assegni maggiorati a 580 euro mensili, per un totale di 3.400.000 di trattamenti interessati dall’intesa.

Certo le prospettive sembrano assolutamente positive, ma con un occhio al portafoglio le cose non cambieranno poi di molto per invalidi civili e anziani che otterranno aumenti in media di 33 Euro mensili, nella migliore delle ipotesi. Queste le novità su cui le parti hanno trovato l’accordo:

Pensioni basse

Aumenti differenziati per le pensioni minime saranno strettamente connessi al periodo contributivo a partire dal 1 gennaio 2008:


  • 33 euro al mese (420 euro l'anno) per tredici mensilità in favore dei pensionati da lavoro dipendente che possono vantare tra i 16 e i 25 anni di contributi;

  • 39 euro (505 euro l'anno) per chi ha più di 26 anni di contribuzione;

  • 28 euro (333 euro all'anno) per chi ha meno di 15 anni di contributi;

  • 12 euro al mese per le pensioni sociali legate a invalidità.

Quanto ai criteri selettivi per attribuire gli aumenti, il piano Damiano fa riferimento al reddito individuale e non del nucleo familiare (recependo le sollecitazioni di Cgil, Cisl e Uil), senza includere l'eventuale prima casa (come chiesto dall'Ugl).Per l'erogazione degli aumenti è stata ipotizzata non una cadenza mensile ma un sistema annuale in due tranche.

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