I bagnanti e la presa della battigia per spiagge più libere

Robert Capa Fa parte dei sacrosanti diritti del bagnante poter fruire liberamente della spiaggia che, in quanto bene pubblico, non può essere ad esclusivo appannaggio di privati. Oltre al rischio di estinzione di un terzo delle spiagge italiane dovuto alla progressiva erosione “marina”(v. articolo), a minacciare i bagnanti nostrani anche l’avanzare di invasivi stabilimenti balneari che hanno ormai colonizzato una parte considerevole delle coste italiane (soprattutto al Nord).

Regole più rigide a tutela di vacanzieri e bagnanti dovrebbero infatti disciplinare l’occupazione delle spiagge, dal momento che i prezzi proibitivi di sdraio ed ombrelloni costituiscono un deterrente significativo per le vacanze in economie delle famiglie italiane. Il Codacons sottolinea che gli aumenti dei prezzi rispetto alla stagione 2006-2007sono più che evidenti. Il costo per uno sdraio o un lettino è aumentato in media dal 5% all´8%, mentre l’affitto degli ombrelloni ha subito un aumento del 3%.
Adusbef e Federconsumatori hanno inoltre calcolato che una famiglia di quattro persone costituita da due adulti e due bambini spenderà per una settimana 2.920 euro. Nel costo sono compresi l’hotel, il trasporto, lo stabilimento balneare, le escursioni, i ristoranti, sport e divertimenti.
Ad aumentare quest’anno il costo dell’albergo (+7,6 per cento), lettini e ombrellone (+6 per cento) e di una serata al pub (+15 per cento), che per le consumazione può arrivare fino a 22 euro. Per il trasporto, tra andata e ritorno, si possono spendere 244 euro. In aumento, in particolare, la spesa di una sosta all’autogrill (+5 per cento), seguita dal costo del pedaggio autostradale (+3 per cento) e infine del pieno di benzina (+1 per cento).

Secondo l’Adiconsum la “privatizzazione delle spiagge non tiene conto del fatto che molte famiglie che non ce la fanno ad arrivare a fine del mese e va modificata per aiutarle effettivamente. Oggi una famiglia debole sul piano economico deve sborsare 35 euro mediamente per poter accedere ad una spiaggia considerando pedaggio d’ingresso, ombrelloni, lettini, oppure rinunciare a portare i figli al mare”.
Da qui la serrata polemica al mancato rispetto delle disposizioni di legge regionali liguri.
Secondo le linee guida disciplinari infatti dovrebbe essere garantita non solo la piena fruibilità della battigia, nel senso della sua percorribilità, ma anche l’uso pubblico.
Ogni comune infatti dovrebbe mantenere un’estensione rilevante di spiaggia libera garantendo l’accesso alle spiagge attrezzate sia gratuite e non soggette a balzelli d’ingresso come avviene oggi.

Al grido di "conquistiamo la battigia" è partita da Genova, dai bagni comunali San Nazaro, la serie di manifestazioni per chiedere l’accessibilità delle spiagge indetta dall’associazione di consumatori Adiconsum e che a luglio toccherà diverse località costiere d’Italia (tratto da La Stampa).

Una ventina di persone, tra cui la presidente regionale dei Verdi Cristina Morelli con la maglietta "Ma vaffambagno. L’accesso al mare è un diritto", hanno invaso i bagni comunali e protestato contro la non percorribilità della battigia e la carenza di spiagge libere specie in corso Italia.

"Bisogna rendere libere il 40 per cento delle spiagge e prevedere posti di salvamento ogni 100 metri anche su spiaggia libera - ha detto Morelli - accessi al mare ogni 100 metri". "Il Comune deve decidere sui canoni e la Regione sulle quote di spiaggia libera - ha detto il presidente di Adiconsum, Stefano Salvetti -. Stiamo aspettando la convocazione di un incontro con il sindaco Marta Vincenzi e l’assessore regionale al demanio Ruggeri". La chiusura di un cancello di transito al mare tra i bagni San Nazaro e Capo Marina è stata certificata da un incaricato del Tribunale di Genova su segnalazione dei consumatori.

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