Droghe pesanti a prezzi leggeri: la tossicodipendenza però non fa sconti

Consumi droghe Era la droga dei ricchi negli anni 80, un vizio di lusso che non in molti potevano permettersi. A distanza di qualche lustro la ritroviamo nelle scuole tra i ragazzini, come un innocuo passatempo a sostituzione di un ormai obsoleto spinello. I dati diffusi dalla relazione del Parlamento sulle Tossicodipendenze presentata da Paolo Ferrrero, Ministro alle Politiche sociali, è piuttosto allarmante.

L’aumento dei consumi sembra strettamente connesso alla riduzione dei prezzi applicati a droghe pesanti e leggere portando un italiano su tre ad un consumo abituale di cannabis. Un vertiginoso aumento di consumi di cocaina (+62% tra gli uomini under 35 e +50% per le donne under 24) attira la generazione dei giovani e giovanissimi soprattutto del Nord Italia (in Lombardia il 4,7% del totale).
Che la domanda aumenti perché il prezzo scende o che sia piuttosto il contrario rimane il fatto che le leggi di mercato si applicano efficientemente anche a questo sommerso settore. La cocaina costa oggi 83 Euro al grammo contro i 99 del 2001. Le vie della droga fanno il giro del mondo per alimentare le tossicodipendenze nel nostro paese, al secondo posto in Europa per consumo di stupefacenti. Dalla Colombia all’Afganistan passando per Marocco ed Albania convogliano in Italia tutte le possibili varianti del vizietto bianco (v. articolo).

Se da un lato diminuiscono del 20% i morti da overdose nel nostro paese tra il 2001 e il 2006 è altresì allarmante la situazione delle comunità di recupero, passate da 1.372 a poco più di mille con un considerevole (o sconsiderato) taglio di risorse. Se i Sert sono in difficoltà non va meglio alle Comunità terapeutiche che hanno subito un vero e proprio salasso economico. Dal 1996, anno in cui si e' censito il picco delle strutture residenziali per le dipendenze (1372 con circa 24.000 utenti), ad oggi, la diminuizione delle strutture e' stata considerevole: 730 comunita' residenziali e 204 semiresidenziali, con un'utenza di non piu' di 11.000 persone.

Kit anti-droga

E in effetti ci ritorna alla memoria il discorso del primo cittadino meneghino tale Letizia Moratti che proponeva di sostituire i Sert con i Kit anti-droga, con vertiginosi tagli ai centri di recupero considerati inefficienti.

I test anti-droga fai-da-te però piacciono alle famiglie che ne hanno acquistati a partire da gennaio oltre 50mila. E' il caso degli "Screen droga test" distribuiti dal gruppo Comifar, che possono vantare un grado di attendibilità pari al 98%. Per eseguire un test-antidroga, come e' noto, non e' più obbligatorio recarsi presso un laboratorio di analisi.

Esistono infatti delle soluzioni alternative che consentono di rilevare la presenza di sostanze stupefacenti nel proprio organismo o in quello di un proprio familiare tramite l'ausilio di un prodotto acquistabile in una qualsiasi farmacia.

Tre i tipi in commercio: il test singolo, che rileva la presenza nelle urine di una sostanza a scelta del cliente tra amfetamina, cocaina, benzodiazepina, ecstasy, oppiacei e marijuana. Il test multiplo, sempre tramite le urine, determina simultaneamente l'eventuale uso di amfetamina, cocaina, marijuana, metamfetamina e oppiacei. Il test della saliva, infine, rileva tramite un tampone la presenza nell'organismo di sei droghe: amfetamina, metamfetamina, cocaina, marijuna, oppiacei e fenciclidina.

Il tempo necessario per eseguire il test e' di circa 5 minuti e puo' essere eseguito con poche semplici operazioni da chiunque. L'unica avvertenza riguarda i diversi tempi di smaltimento della droga nell'organismo: la cocaina, per esempio, fa perdere le sue tracce rapidamente e puo' essere rilevata nell'urina fino a 24/48 ore dal momento dell'assunzione, trascorse le quali il test perde di validita'. Piu' persistenti le tracce della marijuana, rilevabile fino a 10 giorni dal momento in cui e' stata assunta. Gli "Screen droga test" sono in uso da anni in America, dove vengono utilizzati anche nelle scuole e sui posti di lavoro per periodici rilevamenti a campione.

Riforma della Fini-Giovanardi

E’ il Ministro Ferrero a proporre una riforma radicale alla legge sulla tossicodipendenza che premi la prevenzione e non un sistema punitivo controproducente.
Tra le modifiche in cantiere ci saranno l’abolizione della parificazione tra droghe pesanti e leggere, ritenuta un mero retaggio ideologico, e le possibili modifiche alle sanzioni amministrative per il consumo personale.

Composta da due cartelle in cui sono enunciati i principi, più cinque cartelle di relazione illustrativa, la bozza dopo essere stata inviata ai ministri doveva andare al pre-consiglio di Palazzo Chigi. Però i tempi si allungano. C’è stata una riunione ristretta tra i ministeri interessati: Interno, Salute, Giustizia e Famiglia. Il testo è stato considerato una «proposta», un «punto di partenza». Dopo i rilievi ci sarà una nuova stesura.

Il primo punto tocca uno dei temi più delicati: «Rimodulare le tabelle - è scritto - delle sostanze rispetto alla pericolosità sociale, superando il criterio della “dose minima” ai fini della distinzione tra spaccio e consumo». Segue ridefinendo le scelte sanzionatorie, mediante «il riordino delle pene».

Poi afferma la «decriminalizzazione delle condotte legate al mero consumo, con l’eliminazione delle sanzioni amministrative, ma prevedendo l’invito al consumatore a presentarsi presso i servizi socio-sanitari, a cui compete la valutazione dell’intervento».

Previsto anche il «rafforzamento degli strumenti di prevenzione, cura e riduzione del danno» e dei Sert.

Nella relazione di accompagno, invece, si critica la normativa in vigore, in quanto «ha una connotazione marcatamente punitiva nei confronti dei meri consumatori che non commettono reati e che non sviluppano dipendenza». L’intento è quello di «decriminalizzare» lasciando al giudice «autonoma discrezionalità (v. articolo)

  • shares
  • +1
  • Mail