Congedo maternità, anche il papà vuole la sua parte!

Assegni maternita Cambiano le regole per il calcolo del congedo di maternità ante partum, lo stabilisce l’Inps con una circolare, la numero 18311, del 12 luglio. Viene dunque introdotto il criterio della data presunta da cui il datore di lavoro dovrà conteggiare due mesi per individuare la data di inizio della maternità della lavoratrice. Nel caso in cui la data presunta e la data effettiva coincidano alla neo-mamma saranno concessi ulteriori 3 mesi di congedo post partum calcolando dal giorno successivo la nascita del bambino. Il risultato del riconteggio fa guadagnare alle mamme lavoratrici un giorno di congedo in più nel caso in cui data presunta ed effettiva coincidano.

Il congedo maternità: non solo donne…

La lavoratrice madre ha diritto ad assentarsi dal lavoro nei due mesi prima del parto e nei tre mesi successivi (astensione obbligatoria): durante questo periodo è previsto il pagamento di un'indennità sostitutiva della retribuzione. Le lavoratrici dipendenti, previa certificazione medica, possono ritardare di un mese l'assenza dal lavoro prima della nascita, prolungando così a quattro mesi il periodo di congedo dopo il parto.

Il congedo spetta alle seguenti categorie:


  • lavoratrici dipendenti (anche alle lavoratrici agricole, alle lavoratrici a domicilio, alle colf e alle badanti);

  • lavoratrici autonome (coltivatrici dirette, mezzadre e colone, imprenditrici agricole a titolo principale, artigiane e commercianti), alle libere professioniste e alle lavoratrici iscritte alla Gestione separata (che versino per il 2007 l'aliquota del 23,50%). Queste categorie non hanno l'obbligo di astensione dal lavoro;

  • padre, lavoratore, in alternativa alla madre lavoratrice in casi particolari (decesso o grave malattia della madre, abbandono ecc.).

La prestazione economica è pagata dall’Inps (per le lavoratrici dipendenti è anticipata dal datore di lavoro) ed è pari all’80% della retribuzione media giornaliera o della retribuzione “convenzionale” in caso di lavoro autonomo o di libera professione.
I contratti collettivi nazionali di lavoro, in genere, garantiscono l’intera retribuzione, impegnando il datore di lavoro a pagare la differenza. Viene corrisposta alle lavoratrici per il periodo di congedo per maternità o anche per interruzione di gravidanza dopo il 180° giorno.
Le lavoratrici possono ottenerlo tramite presentazione del modulo MAT disponibile nelle sedi Inps.

Congedo parentale per mamma e papà

Nei primi otto anni di vita del bambino il padre e la madre, lavoratori dipendenti, hanno diritto ad assentarsi dal lavoro anche contemporaneamente, ma per un periodo complessivo non superiore agli 11 mesi.
Ciò è previsto anche in caso di adozione o affidamento.
Il padre può usufruire del congedo anche nel periodo di astensione obbligatoria o dei congedi per allattamento della madre.
Anche le lavoratrici autonome possono usufruire del congedo parentale, ma solo per tre mesi entro il primo anno di età del bambino e con l'obbligo di astensione dal lavoro.
La legge finanziaria ha previsto, a partire dal 1° gennaio 2007, anche per le lavoratrici parasubordinate che non siano titolari di pensione e non iscritte ad altre forme previdenziali obbligatorie, la possibilità di usufruire di congedi parentali di 3 mesi entro il primo anno di vita del bambino.

Quanto spetta?

L'indennità, pari al 30% dello stipendio o della retribuzione "convenzionale", spetta per un periodo massimo, complessivo tra i genitori, di sei mesi, entro il terzo anno di età del bambino (in caso di adozione o affidamento, entro tre anni dall'ingresso in famiglia).
In caso di superamento dei sei mesi (e fino all'ottavo anno di età del bambino), l'indennità spetta a condizione che il reddito individuale del genitore richiedente non superi due volte e mezzo l'importo del trattamento minimo pensionistico in vigore a quella data.(per il 2007 questo tetto è pari a 14.174,55 euro).
La domanda, su modulo AST.FAC (disponibile presso le sedi Inps e sul sito dell’Istituto www.inps.it, nella sezione “moduli”) va presentata all’Inps e al datore di lavoro.

Assegni per la maternità

La legge prevede forme di tutela anche per le madri, cittadine italiane, comunitarie o extracomunitarie in possesso della carta di soggiorno, che non lavorino al momento del parto o dell'ingresso in famiglia del bambino.

L'assegno dello Stato, è previsto per la madre che:


  • si sia dimessa volontariamente dal lavoro durante la gravidanza ed abbia almeno 3 mesi di contribuzione nel periodo compreso fra i 18 e i 9 mesi precedenti la nascita del bambino (o il suo inserimento in famiglia, nel caso di adozione o affidamento);

  • precedentemente abbia avuto diritto ad una prestazione dell'Inps (ad esempio per malattia o disoccupazione) per aver lavorato almeno tre mesi, purché non sia trascorso un determinato periodo di tempo, diverso a seconda dei casi (mai superiore ai nove mesi).

Entrambe le prestazioni, non cumulabili fra loro, vanno richieste entro 6 mesi dalla nascita del figlio e vengono pagate dall'Inps tramite assegno bancario spedito al domicilio della madre.

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