Al 20 giugno (v. articolo), sono stati incassati dall’Agenzia regionale delle entrate, solo 12.620 mln di euro rispetto ai 33.709 previsti. Una super ICI fallimentare che è piaciuta pochi visto il deludente risultato di bilancio. Ammonta ad un quinto appena il gettito da tassa sul lusso messo in conto dal bilancio previsionale 2007.
Avrebbero infatti versato l’imposta 23.217 contribuenti, proprietari di seconde case nell’isola (situate a meno di tre chilometri dalla battigia marina) e domiciliati fiscalmente fuori dalla Sardegna, meno della metà dei titolari di seconde case situate entro i tre chilometri dalla linea della battigia marina censiti dalla Sardegna. A pagare, però, secondo il censimento degli immobili costieri effettuato dal l’agenzia della Regione autonoma della Sardegna per le Entrate, avrebbero dovuto essere 50.195 contribuenti (v. articolo).
290 mila gli immobili registrati sulla costa appartenenti a non residenti (con una preponderanza di lombardi con quasi il 30% di presenze), e parliamo esclusivamente di proprietari di immobili! A nulla è valso l’utilizzo semplificato del modello F24 per il pagamento dell’imposta.
Fosche previsioni al ribasso avevano già oscurato le ridenti prospettive di incasso dell’Agenzia, istituita l’anno scorso proprio per gestire i tributi regionali introdotti con la legge 4/06.
Il record negativo ha tuttavia spiazzato persino i più pessimistici pronostici che davano incassi a 38 milioni di euro. In questa correzione, l’ente ha tenuto conto della riduzione degli importi da versare prevista dalla Finanziaria regionale 2007 (legge 2/07), che ha consentito ai contribuenti di optare per la disciplina più favorevole, e delle esenzioni previste l’anno scorso per i nati in Sardegna, i rispettivi coniugi e i loro figli.
Diverse le ipotesi sull’evasione di massa dell’odiata gabella. Molti contribuenti potrebbero aver evitato di versare il tributo in attesa della sentenza della Corte costituzionale in previsione per il 25 settembre prossimo sulla legittimità delle nuove imposte sarde, in seguito al ricorso presentato nel 2006 dal Governo.
Peraltro, anche la versione modificata delle tasse sul lusso potrebbe essere impugnata dall’Esecutivo, che ha tempo, per il ricorso, fino al 29 luglio.
Il ricorso
Alcuni aspetti delle nuove norme secondo gli Affari Regionali, non sarebbero infatti piaciute agli uffici tecnici governativi, che ne stanno valutando la legittimità. Il Governo avrebbe fatto ricorso in merito alla violazione del principio di uguaglianza dei cittadini sancito dall’articolo 3 della Costituzione, messo seriamente a repentaglio con una discriminazione fiscale retroattiva. Il contenzioso tra regione e Governo dovrebbe quindi risolversi dopo l’attenta valutazione di un tavolo tecnico bipartisan
La Consulta fissa l’udienza in discussione entro novanta giorni (e quindi entro il 25 settembre prossimo) dal deposito del ricorso nella cancelleria della Corte costituzionale. Solo nel caso in cui la Corte ritenga che «l’esecuzione dell’atto impugnato possa comportare il rischio di un irreparabile pregiudizio all’interesse pubblico», accorcia i tempi. Nel caso la discussione viene fissata in 30 giorni e il dispositivo della sentenza depositato entro 15. Per la legge sarda si seguirà la prassi ordinaria.
Il Governo mette all’indice, al primo punto del provvedimento di impugnazione, alcuni passaggi degli articoli 3 (Misure di salvaguardia) e 4 (Interventi ammissibili), commi 1 e 2, della legge regionale 8/2004.
Per il Governo queste norme «risultano illogiche e manifestamente irrazionali», in contrasto con l’articolo 3 (tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge) e 97 (imparzialità dell’amministrazione) della Costituzione. «I criteri adottati», si legge nel provvedimento del Consiglio dei ministri, «che non trovano giustificazione in alcuna valutazione paesistica, non sono tali da soddisfare le finalità di tutela perseguite, sia per quanto riguarda i limiti fissati entro i quali è vietata la realizzazione di nuove opere, sia per la previsione delle deroghe ad esclusione da tali divieti».
«Tali disposizioni», sostiene il Governo, «eccedono dalla competenza statutaria di cui agli articoli 3 e 4 dello Statuto speciale di autonomia, ponendosi in contrasto con l’articolo 117, comma 2, lettera s, della Costituzione, che riserva allo Stato la competenza esclusiva in materia di tutela dell’ambiente e dei beni culturali». La legge regionale 8 viola il decreto legislativo 387/2003, che recepisce una direttiva europea sulla promozione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, «laddove prevedono che tali fonti sono considerate di pubblica utilità» all’anno (v. articolo).
Resta il fatto che dal prelievo sulle seconde case la giunta Soru si aspettava la fetta più grossa degli incassi dovuti alle nuove tasse: secondo il bilancio previsionale 2007, l’imposta regionale sullo scalo di aerei privati e yacht (da versare in estate, dal 1° giugno al 30 settembre) dovrebbe fruttare 8 milioni all’anno, e quella sulle plusvalenze dei fabbricati adibiti a seconde case (ancora non riscossa) varrebbe invece 15 milioni….tutto da verificare!
Sardegna: tassa sul lusso alla deriva?
06 ago 2007 - 11:14 - #1[…] Per il momento tutto è rimandato alla Corte costituzionale, che si pronuncerà il 18 settembre ma i contribuenti (v. articolo), questo è sicuro dovranno continuare a corrispondere il balzello su seconde case e imbarcazioni oltre i 14 metri. […]