Il terrorismo fa strage anche sulle pensioni delle vittime!

Pensioni vittime del terrorismo Tra scaloni, scalini, cessione del quinto e assegni familiari i quotidiani sembrano essersi completamente dimenticati di un’importante quanto trascurata categoria sociale, i familiari delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata. Una legge in vigore dal 2004, la n. 206/2004 votata in stile bipartisan alle camere tre anni fa che non sembra avere un’applicazione effettiva. Secondo le disposizioni di legge infatti alle vittime e familiari delle stragi terroristiche in Italia e all’estero spetterebbero dei benefici pensionistici. Destinatari del bonus pensione i lavoratori dipendenti e autonomi o pensionati in possesso della cittadinanza italiana al momento del fatto e, in modo particolare, chi ha subito un'invalidità permanente. Gli stessi benefici sono applicati anche alle pensioni ai superstiti per i familiari aventi diritto ai quali, peraltro, non è richiesto il requisito della cittadinanza.

Novità in finanziaria

La legge finanziaria per il 2007 ha introdotto delle modifiche alla legge in questione, aumentando i destinatari del riconoscimento figurativo di dieci anni di anzianità contributiva previsto dall'articolo 3. Circolare n° 94 del 22 giugno 2007.
Con questa circolare sono stati ampliati i possibili beneficiari del trattamento Inps ai familiari delle vittime di Ustica e della Uno bianca.

Le disposizioni sono contenute nell’art. 1, commi 794, 795 e 1270 ed ampliano il campo di applicazione dell’articolo 3 della legge n. 206 del 2004, che prevede l’attribuzione ai soggetti interessati di un aumento figurativo di 10 anni utile ai fini del diritto e ai fini della misura della pensione, nonché il riconoscimento della stessa maggiorazione sul trattamento di fine rapporto o altro trattamento equipollente

La contribuzione figurativa di dieci anni riguarda dal 2007 sia i familiari delle vittime che le persone vittime degli attentati rese invalide, purché svolgessero un’attività lavorativa al momento dell’attentato (la pensione infatti viene corrisposta in maniera proporzionale all’ultimo stipendio percepito), escludendo di dafault i familiari non in età lavorativa al momento della tragedia. Non male se si considera che la categoria comprende i minori, figli delle vittime, maggior parte degli aventi diritto!

Il comma 794 della Finanziaria ha inoltre modificato l’articolo 4 legge 3 agosto 2004 n. 206 (per cui i soggetti che hanno subito un’invalidità permanente pari o superiore all’80% in seguito a eventi terroristici devono ottenere un trattamento diretto immediato) e ha stabilito che, sia sul trattamento diretto liquidato ai sensi dell’articolo 4 sia sui trattamenti pensionistici già in essere, deve essere attribuito un incremento figurativo dell’anzianità contributiva utile ai fini del diritto e della misura della pensione pari a 10 anni.

Dove sono finiti i soldi per le vittime?

Lo Stato non ha fondi per risarcire le vittime della mafia, questo quanto emerge dalla lettera-denuncia inviata lo scorso 20 giugno dal Ragioniere generale Mario Canzio al Parlamento. In discussione la proposta di legge che vorrebbe equiparare le vittime del terrorismo con quelle della criminalità organizzata. In base ai calcoli del ministero dell'Economia la spesa sarebbe di 223 milioni di euro, una cifra ben lontana dai 10 milioni previsti.
Secca la conclusione del Ragione generale, come ricostruisce il "Corriere della Sera": "In tale stato di cose, per quanto di competenza, il provvedimento non può avere ulteriore corso".

Nel marzo scorso in Parlamento è stata presentata una proposta di legge per estendere i benefici riconosciuti già alle vittime del terrorismo anche alle vittime della mafia, del "dovere" e ai loro familiari.

Soltanto nel primo anno di applicazione della norma - considerati anche gli arretrati - la spesa toccherebbe 223 milioni di euro, 54 milioni nel secondo anno e 55 milioni per il terzo. Somme per le quali i fondi stanziati, solo 10 milioni di euro, evidentemente non bastano.

La proposta di legge

L'intenzione delle istituzioni era lodevole: garantire gli stessi benefici alle vittime di attentati terroristici previsti dalle legge 206 del 2004 (vitalizio di 1.033 euro mensili ai superstiti delle vittime, compresi i figli maggiorenni, e somme variabili in relazione al grado di invalidità) ai parenti di chi è stato ucciso dalla camorra o dalla mafia e dalle altre organizzazioni a delinquere. Ma le intenzioni si scontrano con la realtà e, in particolare, con i freddi dati del ministero dell'Economia, che tiene conto non solo dei casi "vecchi" ma anche di quelli nuovi, che possono verificarsi ogni anno: alle 500 "unità" esistenti per causa della mafia, camorra e 'ndrangheta (400 morti e 100 invalidi) e alle 1.550 persone "vittime del dovere" (1.200 morti e 350 invalidi) vanno aggiunti - stimano i tecnici del ministero - 20 casi nuovi.

  • shares
  • +1
  • Mail