Adozioni ad ostacoli per 12 mila coppie italiane

Adozioni internazionali Una campestre di cavilli burocratici e pachidermiche procedure amministrative per quanti desiderino accogliere un bambino nella propria famiglia. L’allenamento alla pazienza non è sempre sufficiente per molte coppie che perdono fiducia ed entusiasmo di fronte a dedali di complicazioni giuridiche.
Difficoltà a parte continua la ripresa delle adozioni internazionali in Italia, dopo l'anno nero del 2005. Nei primi sei mesi del 2007 sono giunti nelle loro famiglie italiane 1.676 bambini, in media 279 al mese. Lo scorso anno, nello stesso periodo, furono 1.459. Complessivamente, lo scorso anno sono stati adottati da coppie italiane, 3.188 bambini, mediamente 266 al mese.

Questo quanto emerso dalla relazione della Commissione per le adozioni internazionali relativa al primo semestre dell'anno in corso. Dall'entrata in vigore della nuova legge (novembre 2000) fino al 10 luglio scorso, sono stati 18.280 i bambini stranieri adottati nel nostro paese, pari a 15.077 coppie di genitori. L'Ucraina continua a detenere il primato di paese leader (17,3%); segue la Federazione Russa (16,9%), la Colombia (9,1%), il Brasile (9,1%), la Polonia (7,3%).

Tanta voglia di adozione ma poca flessibilità del sistema, inadeguato ad accogliere oltre 3.500 adozioni l'anno. E' il commento del presidente dell'Aibi, Marco Griffini, all'ultimo rapporto statistico della Commissione per le adozioni internazionali.

Attualmente sarebbero infatti circa 12 mila le coppie, contro le circa 10 mila dell'anno scorso, che hanno consegnato i mandati per l'adozione internazionale agli enti autorizzati. Una sorta di contenzioso quindi che invece di diminuire aumenta e crea disagio alle coppie ma soprattutto non risponde alle attese dei tanti bambini abbandonati nel mondo. (v. articolo)

Procedure di adozione

Di diversa natura le adozioni conservano però le stesse barriere all’ingresso.
Le adozioni di minori non italiani seguono un iter che, nella fase di avvio, non si discosta di molto da quello previsto per le adozioni nazionali.
I requisiti richiesti, la disponibilità ad adottare, l'accertamento delle condizioni di "affidabilità" della coppia richiedente sono, infatti, identici. Il "percorso", però, si modifica e diventa più articolato allorquando il Tribunale dei minori, competente per territorio, alla luce degli accertamenti disposti e dei dati in possesso, rilascia il decreto di idoneità della coppia all'adozione (v. approfondimento).

A questo punto le strade si diversificano e per proseguire verso una adozione internazionale la coppia deve necessariamente rivolgersi, ai sensi dell'art. 31 della legge n° 184/1983, ad uno degli enti autorizzati dalla Commissione per le adozioni internazionali che, iscritto in apposito albo ed accreditato all'estero, ha il compito di assistere la coppia, gestire le procedure richieste per l'adozione, dialogare con le istituzioni estere.

Assunto l'incarico l'Ente orienta la coppia verso un determinato Paese ed organizza incontri, dai contenuti formativi, finalizzati all'acquisizione, da parte della coppia, di un buon livello di consapevolezza in ordine sia alle molteplici responsabilità che discendono dall'adottare un bambino straniero sia anche in ordine al delicato ruolo genitoriale da assolvere una volta entrato in famiglia un bambino con un "vissuto" certamente diverso per provenienza, lingua, cultura, etnia e vicissitudini personali eventualmente sofferte.

L’incontro con il minore avrà luogo nel Paese di origine del bambino. Qualora gli incontri - ai quali partecipano anche "esperti" in grado di fornire ogni utile collaborazione per il superamento delle "difficoltà" eventualmente accertate - si concludono positivamente, l'autorità giudiziaria straniera, valutata ogni circostanza, emana il provvedimento di adozione che, a cura dell'ente scelto dalla coppia, sarà successivamente inviato alla Commissione per le adozioni internazionali, che, verificatane la validità, rilascia, a sua volta, "l'autorizzazione nominativa all'ingresso ed alla permanenza in Italia del minore adottato".

Sulla base di tale autorizzazione il Consolato italiano rilascia il "visto d'ingresso per adozione" che viene riportato sul passaporto del minore. Rientrati in Italia assieme al minore adottato, su istanza dei genitori adottivi il Tribunale dei minori decreta, infine, la trascrizione del provvedimento di adozione nei registri dello stato civile.
A tal fine non è più richiesto, infatti, il permesso di “soggiorno per adozione” che la coppia italiana era tenuta prima a chiedere alla competente Questura al momento dell’arrivo in Italia del minore. A stabilirlo è, ora, la direttiva, siglata in data 21 febbraio 2007, dal Ministro dell’Interno e dal Ministro delle Politiche per la Famiglia che semplifica, ulteriormente, la procedura in interesse.

Ha termine, così, la procedura di adozione e il minore diventa, ad ogni effetto, cittadino italiano dopo aver acquisito nel Paese di origine lo stato di figlio legittimo della coppia ed assunto il loro cognome.


Congedo parentale preadottivo

Le coppie che decidano di adottare un bambino possono avvalersi di speciali permessi lavorativi per il periodo in cui devono recarsi nel Paese di residenza del minore da adottare per incontrarlo e socializzare con lui. Il congedo avrà una durata corrispondente al periodo di permanenza all'estero richiesto per l'adozione e l'affidamento del minore.
Tale congedo decorre dalla data di arrivo nel Paese straniero e cessa allorquando, con decisione della competente autorità giudiziaria straniera, viene disposto l'affidamento del minore alla coppia col conseguente ingresso dello stesso nel nucleo familiare.
Il periodo di permanenza all'estero per la causale anzidetta è certificato dall'ente incaricato dalla coppia a gestire la procedura di adozione.
La durata del congedo non è prestabilita atteso che lo stesso va a coprire l'intero periodo di permanenza dei genitori all'estero anche nei casi in cui tale permanenza è frazionata nel tempo. Circostanza, quest'ultima, spesso ricorrente allorquando, per obiettive ragioni, si richiede la presenza in loco dei genitori adottanti in momenti diversi.
Tale congedo non è retribuito e, al momento, non è previsto, ai fini pensionistici, alcun accreditamento di contribuzione figurativa. Può solo essere oggetto di riscatto, con oneri a totale carico dei richiedenti, al pari dei periodi di fruizione di aspettative senza assegni per motivi personali e familiari quali espressamente previsti e disciplinati, nel pubblico impiego, dai diversi contratti collettivi di comparto.

  • shares
  • Mail