Pizzo e mazzette, combattile sul Web a colpi di mouse

Bribeonline.comIniziativa originale e tecnologicamente avanzata quella lanciata negli Stati Uniti contro abusi, corruzione e comportamenti scorretti.
Si chiama Bribeline ed è un nuovo sito in cui segnalare tangenti pubbliche, mazzette e pizzi di ogni genere riguardanti il proprio lavoro. L'iniziativa nasce dal gruppo no profit Trace ed è appoggiato da molte note aziende fra cui WalMart, Tyco International e Rolls-Royce.

Un sito all’insegna della responsabilità e legalità che raccoglie le denunce di malversazioni, abusi corruzione e qualsiasi altro atto illecito subito nel corso della propria attività lavorativa. A idearlo, il gruppo no profit Trace e ad appoggiarlo, molte aziende fra cui WalMart, Rolls-Royce e Tyco International.

Il sistema risponde a tutti i requisiti necessari per consentire l’anonimato e la sicurezza alle vittime di ingiustizie e corruzione. Predisposto in 14 lingue diverse il sito non è ancora pronto per l’Italia ma rispondendo a 10 domande si può denunciare un fatto di corruzione. Chiunque, sia negli Stati Uniti che all'estero, anche in Italia, dunque, che è obbligato a sottostare alla corruzione o a pagare un funzionario, può segnalare la situazione, in modo del tutto anonimo ai gestori del sito, appoggiati da varie organizzazioni onlus e nonprofit. Una vera e proprio mappa del fenomeno della corruzione, della sua frequenza e dei luoghi in cui avviene, che fornitrà ai titolari di una qualsivoglia attività che si accinge a investire maggiori strumenti per ponderare le proprie mosse e per sapere con più esattezza a che cosa vanno incontro. Ma non finisce qui. Se ne potrà avvalere anche chi governa per provvedimenti a favore della legalità.

Le segnalazioni di Bribeline aiuteranno a comprendere in quali stati la corruzione sia maggiormente diffusa, un caso in cui la rete di Internet può veramente aiutare a migliorare la gestione delle nazioni.

Se gli individui, o le aziende, si sentono più sicuri, allora investono di più e meglio e gli affari presentano meno fuoriuscite ingiustificate di denaro, consentendo quindi un abbassamento dei costi degli investimenti.

Tutto positivo quindi, fin quando non si arriva a discutere dell'anonimato del sistema. A criticarlo sono stati in molti, come riporta CNet: il non dover dichiarare la propria identità favorirebbe oltremisura l'inganno, secondo alcuni. Ma gli ideatori del sito ribattono di aver valutato attentamente la delicata scelta e di aver optato per questa soluzione anche in base all'esperienza della Banca Mondiale che fa già uso di un sistema simile e che stima, fra l'altro, un giro illecito di denaro pari a 1 milione di miliardi di dollari che colpiscono prima di tutto le zone più povere del mondo. Dichiara Suzanne Rich Folsom, direttore del dipartimento per l'Integrità Istituzionale della BM: «Sappiamo per esperienza che nessuno vuole esporsi svelando il proprio nome. La paura è il primo deterrente nel confessare di esser stati coinvolti in qualche fenomeno di corruzione» (v. articolo).

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