I parlamentari stringono la cinghia sui vitalizi

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Vitalizio parlamentari Non si decurterà il loro stipendio d’oro così come non verranno intaccati tutti i privilegi, ma se non altro sarà abolita l’indennità per soggiorni di studio all’estero (l’equivalente di 3.100 Euro annui per onorevole) e saranno ricalcolati i vitalizi a partire dal 1° gennaio 2008.

Secondo il provvedimento staranno a stecchetto tutti i parlamentari di entrambi i rami del Parlamento vista la soppressione a partire dalla prossima legislatura della contribuzione volontaria ai fini del riscatto del vitalizio. Viene poi modificato l’importo del vitalizio, con una tabella di calcolo in base alla quale esso sarà tra il 20 ed il 60% dell’indennità parlamentare lorda. Queste modifiche si applicano ai parlamentari eletti per la prima volta a partire dalla prossima legislatura mentre per quelli in carica resta il trattamento oggi vigente.

Vitalizio ridotto

La sospensione del vitalizio viene estesa dal’1° gennaio 2008 a tutta una serie di cariche istituzionali quando l’importo della relativa indennità è pari o superiore al 40% dell’indennità parlamentare. A regime, il risparmio determinato dalle modifiche alla disciplina dei vitalizi viene quantificato in circa il 25% della spesa attuale.

I deputati questori di Camera e Senato hanno poi chiarito che il vitalizio non potrà mai essere percepito prima del compimento dei 60 anni. Alla Camera i deputati ‘pensionati’ sono 1.406 e in 456 sono in attesa di vitalizio; al Senato, il vitalizio lo percepiscono in 1.297.

I risparmi stimati per il Parlamento non sono di poco conto: 40 milioni di euro alla Camera, di cui 27 milioni di euro circa viene dallo stop alle contribuzioni volontarie dei parlamentari, 2,5 milioni l’anno dalle incompatibilita’ fissate tra vitalizi e indennita’ da altre cariche pubbliche, circa 8 milioni di euro annui dalla riduzione del tetto dei vitalizi dall’attuale 80 al 60% dell’indennita’ parlamentare. A questi si aggiungono risparmi per circa 2 milioni di euro dall’eliminazione dei rimborsi per i viaggi di studio pari a 3.100 euro l’anno per parlamentare.

Stop ai riscatti

Dall’inizio della prossima legislatura non esistera’ piu’ la possibilita’ di pagare i riscatti, ovvero i contributi volontari per raggiungere il minimo di contribuzione, fissato ora in 5 anni (e non piu’ come adesso 2 anni, 6 mesi e 1 giorno) per quei parlamentari che non finiscano la legislatura. Sara’ possibile pero’ sommare periodi piu’ brevi svolti in diverse legislature fino a raggiungere i 5 anni richiesti per assicurarsi il diritto al vitalizio.
”Questa misura a regime portera’ un taglio del 25% dei costi - ha sottolineato Nieddu - penso che nessuna riforma previdenziale abbia mai conseguito con una singola misura risultati di questa rilevanza”.

Divieto di cumulo

Dal 1° gennaio 2008 viene esteso il divieto di cumulo tra vitalizio e indennita’ da cariche istituzionali, qualora l’importo delle relative delle indennita’ e’ pari o superiore al 40% dell’indennita’ parlamentare. Resta ferma la possibilita’ di optare per il vitalizio in luogo dell’indennita’ nei casi in cui la normativa nazionale o comunitaria consenta al titolare di rinunciare agli emolumenti connessi alla carica.
In termini piu’ tecnici, viene esteso l’istituto di sospensione dell’assegno vitalizio (gia’ prevista per tutta la durata della carica, qualora il titolare dell’assegno sia rieletto al Parlamento nazionale oppure al Parlamento europeo o a un consiglio regionale) anche ai componenti del governo (presidente del consiglio, ministri, sottosegretari), ai componenti delle giunte regionali e di provincia autonoma, ai componeneti della commissione europea, ai componenti del Csm, del consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, della giustizia tributaria, della Corte dei conti, ai sindaci di comune capoluogo di regione e di comune con piu’ di 250 mila abitanti e presidente di provincia con popolazione superiore a 500 mila abitanti; al presidente del Cnel, ai componeneti delle Authority, della Consob, dell’Isvap, del cda rai, ai componenti di altre cariche elettive o di governo presso gli enti locali, alrte cariche di nomina parlamentare o da parte di assemblee elettive regionali, provinciali o comunali ovvero di nomina governativa, a livello statale, regionale o locale, per le quali sia prevista la corresponsione di un’indennità’.

Portaborse in regola

Tra le note positive anche un disegno di legge in fase di approvazione sulla regolarizzazione dei bisfrattati porta borse, pagati in nero con mance irrisorie.
La commissione Lavoro del Senato ha infatti approvato la legge che regolamenta il rapporto di lavoro dei collaboratori parlamentari. Lo comunica in una nota il presidente della Commissione, Tiziano Treu, senatore dell’Ulivo (v. articolo). Certo che su questo versante cambierà poco vista la blandizia del provvedimento che non obbliga i parlamentari ad assumere i collaboratori pena la perdita in busta paga degli oltre 4mila euro mensili a loro destinati.
Tra le affermazioni di principio e le volonterose definizioni di come dovrà essere il contratto («si applica la disciplina privatistica in materia di rapporto di lavoro subordinato, di collaborazione coordinata e continuativa o di lavoro autonomo»), manca infatti il nodo: chi non assumerà regolarmente alcun collaboratore continuerà lo stesso ad avere in busta paga i soldi (4.678 euro al Senato e 4.190 alla Camera ) per i portaborse? Sì. Per ora. «Non si è ritenuto di inserire questo punto nella legge», spiega Treu, «sarà sufficiente precisarlo nel successivo regolamento» (v. articolo).

Naturalmente i provvedimenti di oggi varranno per i vitalizi dei parlamentari di domani…senza intaccare le pensioni d’oro di quanti hanno di buon grado approvato il provvedimento.

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