Il ciclomotore è troppo pericoloso

Troppi incidenti, troppi morti: è il ciclomotore il mezzo più pericoloso.
E’ questo il quadro presentato da Il Sole 24 ore che pubblica un articolo con una serie di dati relativi al numero dei morti e agli incidenti avvenuti negli ultimi anni.
In Italia le due ruote rappresentano il 3,5% della mobilità su terra e all’anno la produzione di ciclomotori (dai motorini alle moto) si aggira intorno alle 554mila unità con un fatturato di 4 mila milioni di euro.
Ma i morti sono troppi, ogni anno il numero delle vittime fa venire la pelle d’oca e la situazione, anche se è migliorata rimane piuttosto triste. Basta pensare che nel triennio 2003-2005, si sono registrati 4.334 morti (25,2% del totale) e 261.944 feriti (27,2e 26%).
Sono troppi i morti dovuti ad incidenti, troppe le morti banali, troppe sofferenze e troppe vite spezzate in giovane età. Spostarsi in scooter o motociclette è diventato molto rischioso. Non solo i ciclomotori sono mezzi non sicuri ma anche la bicicletta, se adoperato in città o in strade trafficate, diventa rischiosa. La città, dunque, diventa una trappola per topi e spostarsi con mezzi a due ruote significa rischiare fino a 7,2 volte di più di incorrere in incidenti rispetto agli altri mezzi di locomozione (dati forniti dall'indagine della Consulta nazionale per la sicurezza stradale del Cnel dall'indagine sull'analisi di rischio delle due ruote a motore). L’indagine fa saper inoltre che la città dove avvengono i maggiori spostamenti è Firenze con il 25% degli spostamenti su due ruote. Ultima in classifica è Torino. Invece nelle città dove la gente usa altri mezzi per spostarsi, dai mezzi pubblici alla macchina, si riduce il numero degli spostamenti in motorino. Insomma, il ciclomotore è un mezzo non ritenuto sicuro tant’è che i morti per uso di ciclomotori negli anni 2003-2005 sono aumentati dell’ 11% mentre i feriti sono aumentati del 4%,. La situazione si presenta, invece, più positiva per le auto: i morti sono diminuiti del 19% nel triennio 2003-2005. Nonostante ciò, troppi sono i giovani che perdono la vita non solo per quanto riguarda la guida di ciclomotori ma in generale, le morti legate al sabato sera, il sabato delle “notti brave”, sta diventando un fenomeno sempre più triste e drammatico.

Le campagne di sensibilizzazione aumentano, le iniziative per far fronte ai problemi legati al rientro a casa offrono soluzioni alternative per non mettersi alla guida ubriaco, ma ci vuole testa, ci vuole buonsenso, bisogna essere più cauti e previdenti magari parlarne di più a casa, soprattutto per i giovani, serve più dialogo, bisogna far capire che morire a sedici anni per guida in stato di ebbrezza o per l’alta velocità è da stupidi. La strada non è una pista di competizione e oltre a mettere a repentaglio la propria vita si rischia di far male ad altri. Motorino o macchina non fa differenza, ciò che importa è usare la testa!

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