Contrassegno telematico, e la marca da bollo finì nel mirino del collezionismo

Marca da bollo Preistorici esempi filatelici addio! Dal primo settembre in tabaccheria potremo trovare una nuova generazione di contrassegni telematici. Già da due anni le diverse modalità di «bollo» convivono ma ora - annuncia l'Agenzia delle Entrate in un comunicato - è stato deciso che dal primo settembre i vecchi valori saranno dichiarati «fuori corso». In pratica non avranno più alcun valore.

L’Agenzia delle Entrate (v. Fiscooggi) invita pertanto a liberarsi di tutti i valori bollati in euro, ad eccezione dei foglietti e delle marche per cambiali entro il 31 agosto 2007, integrandoli eventualmente con le nuove marche emesse in via telematica, allo scopo di raggiungere l'importo dovuto.

Il contrassegno telematico, già in uso dal giugno 2005 - spiega l'Agenzia delle Entrate - «sostituirà quindi dal primo settembre in maniera stabile e definitiva la tradizionale marca cartacea. Questa decisione si inserisce nel progetto più ampio, perseguito dall'Amministrazione finanziaria, di una progressiva informatizzazione dei propri servizi, allo scopo di migliorare e semplificare i rapporti con i contribuenti» (v. articolo).

La novità non sfuggirà di sicuro al mondo del collezionismo che da un po’ ha trasformato quella che un tempo era una tassa pagata controvoglia, in un prezioso oggetto per appassionati.

La richiesta dei minuscoli e coloratissimi quadratini di carta è, infatti, in continua ascesa anche perché il bacino del più vicino parente - il francobollo - va progressivamente esaurendosi. Per questo le marche da bollo attirano sempre di più i collezionisti a caccia di buone opportunità d’investimento. L’interesse è sempre più vivo tanto che recentemente le vecchie marche da bollo sono finite anche nei cataloghi delle più prestigiose case d’asta, con un buon successo di vendita e realizzi di tutto rispetto.

Come per i francobolli anche le marche da bollo hanno una certa attrattiva per gli appassionati con una rivalutazione media stimata intorno al 10% annuo. I bolli più preziosi sono quelli emessi dagli antichi stati italiani dal Regno del Lombardo Veneto, al Regno di Napoli fino alla Repubblica di Venezia e al Regno di Sardegna.

Quanto costano questi preziosi esemplari? Le quotazioni variano da esemplare a esemplare e arrivano a superare i 5mila euro a pezzo. Ma per i modelli più rari manca un vero e proprio prezzario di riferimento perché il valore è definito di volta in volta dal mercato. Sul prezzo influisce poi lo stato di conservazione del bollo. Più bello e nitido è il disegno stampigliato sulla marca e più valore avrà il pezzo. Attirano più collezionisti anche eventuali segni particolari. Per fare un esempio, le «Marche per tutti gli Atti» del 1859, sono marche emesse dall’Austria a cui è stata tolta in più modi l’Aquila simbolo della corona austiaca e la «I» di Impero come segno di sfregio dopo la cacciata degli austriaci dalla Lombardia nel 1866.

Se alcuni esemplari finiscono addirittura sotto il martelletto delle case d’asta non tutti i bolli costano una fortuna. Molti esemplari sono scambiati ancora a prezzi molto contenuti e accessibili a tutte le tasche.

Fanno strage tra i collezionisti più accaniti infatti i bolli sui fiammiferi o quelli sui bachi da seta o sui fuochi pirici. Ma anche le fascette sugli alcolici sono tra gli esemplari più curiosi, anche per una evidente difficoltà di conservazione.

Quanto costano? Sul mercato una marca da bollo a Tassa fissa del 1920 da sei lire è valutata 200 euro, ma il prezzo può facilmente salire. Le marche applicate sulle scatole di fiammiferi hanno invece prezzi che vanno dai 2 ai 150 euro. Quelle per le polveri piriche vanno invece da 10 fino a 150 euro. Le fascette sugli alcolici e i liquori hanno prezzi compresi tra i 5 e gli 80 euro. Il pezzo più costoso? In questo particolare campo è la fascetta per esenzione da tributi fiscali per il consumo di alcol nella Valle d’Aosta. Emessa tra il 1956 e il 1984 al prezzo di cinquecento lire oggi vale 80 euro. Non mancano gli esemplari più attuali. Perché anche le più recenti marche a tassa fissa emesse nel 2000 hanno già conquistatto gli amanti della materia: il pezzo del valore di emissione di 3,70 euro tra i collezionisti vale già 5 euro. Quasi il doppio.

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