World Economic Forum: Italia ultima in Europa per efficienza energetica

In questi giorni il World Economic Forum insieme ad Accenture ha pubblicato uno studio che analizza l'efficienza energetica di 105 Paesi. L'Italia si classifica al quarantaseiesimo posto davanti agli Usa ma dietro a tutti principali Paesi europei.

Come si arriva a questo risultato? Attraverso un indice, l'Energy Architecture Performance Index, che definisce le prestazioni energetiche di un paese attraverso l'unione di tre variabili: la relazione tra lo sviluppo del sistema energetico e di quello economico, il grado di sostenibilità ambientale, e la facilità di accesso alle fonti energetiche.

La prima posizione è ad appannaggio della Norvegia, con un indice globale EAPI pari a 0,75. Dietro questo paese il resto del mondo non sembra messo molto bene. Da una parte ci sono il 12% dei paesi compresi nell'indagine che non è in grado di dare l'elettricità a più della metà della popolazione.

Dall'altra ci sono i paesi sviluppati che mostrano diversi punti deboli. In termini di correlazione tra il prodotto interno lordo e le unità di energie consumate, di costi netti dell'energia per le imprese, o ancora di emissioni di anidride carbonica ed altri inquinanti - così come nella riduzione dei consumi degli autoveicoli.

L'Italia come al solito è messa male da una serie di fattori come il grado di dipendenza dall'import di materie prime energetiche, l'età media piuttosto elevata del nostro parco auto, e ancora gli scarsi investimenti nel campo dell'efficienza energetica.

Senza considerare che per l'Agenzia internazionale per l'Energia, per rispondere alla domanda crescente di energia a livello mondiale, saranno necessari investimenti complessivi in infrastrutture per oltre 38 trilioni di dollari. Invece delle sterili polemiche sull'articolo 18, l'Italia si dovrebbe preoccupare di queste cose se vuole diventare un paese normale in grado di attirare gli investimenti internazionali.

Ridurre la burocrazia e programmare il futuro energetico sono faccende molto più importanti della flessibilità sul lavoro per decidere di investire o meno in Italia. Ci vuole però un'altra qualità del personale politico...

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