Congedi parentali più lunghi con la cicogna

Congedi parentali Anche i papà hanno diritto al riposo e in misura proporzionale al numero di figli! Il padre, lavoratore dipendente, può fruire, in caso di parto plurimo, di riposi giornalieri aggiuntivi (e quindi raddoppiati), questo quanto accordato con circolare Prot. 25/I/0011025 dal Ministero del Lavoro.

Cosa prevede il congedo parentale

Nei primi otto anni di vita del bambino il padre e la madre, lavoratori dipendenti, hanno diritto ad assentarsi dal lavoro anche contemporaneamente, ma per un periodo complessivo non superiore agli 11 mesi.
Ciò è previsto anche in caso di adozione o affidamento.
Il padre può usufruire del congedo anche nel periodo di astensione obbligatoria o dei congedi per allattamento della madre.
Anche le lavoratrici autonome possono usufruire del congedo parentale, ma solo per tre mesi entro il primo anno di età del bambino e con l'obbligo di astensione dal lavoro.
La legge finanziaria ha previsto, a partire dal 1° gennaio 2007, anche per le lavoratrici parasubordinate che non siano titolari di pensione e non iscritte ad altre forme previdenziali obbligatorie, la possibilità di usufruire di congedi parentali di 3 mesi entro il primo anno di vita del bambino (v. Inps).

L'indennità, pari al 30% dello stipendio o della retribuzione "convenzionale", spetta per un periodo massimo, complessivo tra i genitori, di sei mesi, entro il terzo anno di età del bambino (in caso di adozione o affidamento, entro tre anni dall'ingresso in famiglia).

In caso di superamento dei sei mesi (e fino all'ottavo anno di età del bambino), l'indennità spetta a condizione che il reddito individuale del genitore richiedente non superi due volte e mezzo l'importo del trattamento minimo pensionistico in vigore a quella data.(per il 2005 questo tetto è pari a 13.650,62 euro).

La domanda, su modulo AST.FAC (disponibile presso le sedi Inps e sul sito Internet dell’Istituto www.inps.it, nella sezione “moduli”) va presentata all’Inps e al datore di lavoro.

Le novità

A diritto a più riposo giornaliero il papà la cui moglie sia una lavoratrice parasubordinata o autonoma
Fino a questo momento la normativa aveva escluso questo diritto e l'INPS con circolare circ. n. 8/2003 aveva escluso che il padre avesse diritto ai permessi aggiuntivi in caso di parto plurimo, qualora la madre fosse lavoratrice autonoma in base all'assunto che in quanto "aggiuntive" rispetto alle ore previste dall'art. 39 era, di fatto, impossibile aggiungere delle ore alla madre che non aveva diritto al riposo giornaliero.

Poi, in sintonia con l'evoluzione della normativa, che tende ad assicurare ad entrambi i genitori un ruolo paritario nella cura del bambino, l'INPS aveva emanato la circolare n. 95 bis del 6 settembre 2006 in cui: "A parziale rettifica delle istruzioni fornite con circ. 8/2003, par. 2, si forniscono chiarimenti in merito al diritto del padre, lavoratore dipendente, al raddoppio dei periodi di riposo giornaliero di cui agli artt. 39 e ss. del testo unico vigente in materia, con particolare riferimento all'ipotesi in cui, trattandosi di madre lavoratrice non dipendente, si verifichi il c.d. parto plurimo.

Che cosa di intende per madre lavoratrice non dipendente? Una lavoratrice autonoma (artigiana, commerciante, coltivatrice diretta, colona, mezzadra, imprenditrice agricola professionale, parasubordinata e libera professionista) avente diritto ad un trattamento economico di maternità a carico dell'Istituto o di altro Ente previdenziale.

I permessi potranno essere accordati ai fortunati papà anche durante i tre mesi dopo il parto nonché durante l'eventuale periodo di congedo parentale della madre. In tali periodi, tuttavia, il diritto spetta nella misura di 2 ore o 1 ora a seconda dell'orario di lavoro, in analogia a quanto disposto in merito alle ore "aggiuntive" riconosciute al padre in caso di madre lavoratrice dipendente (v. circ. 109/2000, par. 2.2., 3° capoverso).

Con la presente Circolare il Ministero del lavoro concede ulteriori riposi giornalieri (raddoppiati) secondo quanto previsto dall'art. 41 D.Lgs. n. 151/2001 "fermo restando che per madre lavoratrice non dipendente deve intendersi la lavoratrice autonoma (artigiana, commerciante, coltivatrice diretta, colona, mezzadra, imprenditrice agricola professionale, parasubordinata e libera professionista) avente diritto ad un trattamento economico di maternità a carico dell'INPS o di altro ente previdenziale". (v. articolo)

Più congedo per figli disabili

Buone notizie arrivano da un messaggio Inps (n. 22578/07) di precisazione alle modalità di congedo parentale accordate ai genitori di figli disabili. Il bonus previsto dal Dgl n. 151/01 prevede un'estensione del periodo di congedo per:


  • madri a distanza di sei mesi dalla fine del congedo di maternità

  • padri a distanza di 7 mesi dalla nascita del figlio

  • madri sole a 10 mesi dalla fine del congedo di maternità

  • padri soli a 10 mesi dalla nascita o dalla fruizione del congedo.
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