Fiat: a Melfi chiesta la cassa integrazione dall'11 febbraio a fine 2014

La Fiat vola in Borsa, l’azienda è pronta per produrre jeep in Cina, dice soddisfatto l’ad Sergio Marchionne al salone dell’auto di Detroit, intanto in Italia gli operai del Lingotto devono andare in cassa integrazione. Per lo stabilimento di Melfi (Potenza) la Fiat ha richiesto la cassa integrazionestra ordinaria per ristrutturazione aziendale dall’11 febbraio 2013 al 31 dicembre 2014.

Lo rende noto la Fiom-Cgil che manifesta:

forte preoccupazione perché ad oggi ancora non si conoscono i dettagli degli investimenti per lo stabilimento.

La ristrutturazione serve, ha chiarito Marchionne, per permettere la produzione di due nuovi e già annunciati modelli, sono previsti investimenti per più di un miliardo di euro.


Stiamo installando le nuove linee per fare le nuove vetture. Continueremo a produrre la Punto. Non capisco qual è il problema.

Il piano industriale per la ristrutturazione dell’impianto di Melfi era stato presentato a dicembre. La cassa integrazione sarà a rotazione e spalmata su tutti i dipendenti in base all'attività produttiva della linea in funzione.

Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni assicura che il sindacato vigilerà:


anche a Melfi perché la Fiat mantenga gli impegni presi con il sindacato sui nuovi investimenti. Grazie a noi la Fiat non chiuderà  altri impianti in Italia. Ma i partiti politici, e anche la Fiom, farebbero meglio a non fare campagna elettorale, utilizzando strumentalmente le vicende sindacato.

Nella giornata d’apertura del salone dell’auto di Detroit Marchionne aveva spiegato che l’accordo con il partner cinese Guangzhou Automobile Group per la produzione e la commercializzazione di Jeep in Cina, è nella fase finale - e ieri a Piazza affari le azioni del Lingotto sono balzate del 6,4%, a 4,39 euro. Oggi l’ad ha ribadito quella che è la sua mission:

L'obiettivo è creare una sola azienda che produce auto in tutto il mondo.

Marchionne ha però precisato di non sapere ancora come, quando e dove realizzarla aggiungendo che va studiata l'alternativa più intelligente e fattibile per la fusione dei due colossi dell’auto. E l’Italia non è certo in pole position.

Foto © Getty Images - Tutti i diritti riservati

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