Pierluigi Bersani: "No alla patrimoniale"


La vittoria del Partito Democratico passa anche, se non soprattutto, da questo. Pierluigi Bersani deve tranquillizzare la classe media, spaventata dalle dichiarazioni di alcuni esponenti della sinistra - come Fausto Bertinotti che richiedeva a più riprese una patrimoniale.

E così ai microfoni di Radio24, il giorno dopo l'inizio della campagna elettorale, il segretario PD si affretta subito a precisare che non vuole fare il "Robespierre o Saint-Just", ovvero "Niente patrimoniale, ma solo la tracciabilità fiscale".

Ricorda pure che una patrimoniale sugli immobili c'è già - la famigerata IMU - e che bisogna rimodularla per chi ha pagato quest'anno tra i 400 ed i 500 euro - dovrebbe essere più progressiva.

Parole scontate direi, come quelle che riguardano il suo possibile alleato dopo le elezioni, il premier dimissionario Mario Monti. Non c'è nessun accordo: "Non so perché si scrivano queste cose. C'è una civiltà di discussione e ci sono in corso scelte di governo, sul Mali, sui bilanci europei e sulle scelte dei prefetti. Poi sulla civiltà politica ognuno ha le sue posizioni e io e Monti, lui è critico rispetto al dibattito attuale e anch'io".

Si deve trovare una soluzione al fatto che "bisogna pagare le tasse nel proprio paese". Purtroppo "la povertà è stanziale", mentre "la ricchezza è mobile". Il centrosinistra poi non vuole che ci siano più condoni, "mai più". Obiettivo del suo governo sarà "la fedeltà fiscale, in modo che ogni euro che ricaviamo lo mettiamo a ridurre le tasse per chi le paga. Se non cominciamo mai non ne usciamo mai".

Non poteva mancare il riferimento al suo principale competitor Silvio Berlusconi: "parla di tagli subito, ma con lui la pressione fiscale è aumentata 4 punti e ora è pesantissima. Il problema c'è e bisogna supportare le imprese, la quota lavoro sull'Irap va ridotta e stabilizzata. Muovere un po' l'economia per far riprendere i consumi".

Per il candidato premier "Siamo usciti dal precipizio ma ci sono ancora problemi". Non bisogna "fare promesse a vanvera". Si può uscire dalla crisi anche attraverso le liberalizzazioni, che per lui è una cosa di sinistra. "La destra in Italia non è mai stata liberale, per ragioni storiche. Noi dobbiamo sapere allora che la nostra vocazione è liberale e sociale".

Credit image by Getty Images

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