Affido condiviso, la dura legge della spartizione

Affido congiunto Piace alla maggior parte dei tribunali italiani questa pratica di "lottizzazione" dei figli che vince con percentuali schiaccianti in tutta la Penisola (a Parma si aggira intorno al 90% mentre a Firenze al 95%) eccezione di Potenza, lo sostiene un'indagine del Sole 24 Ore.

Prassi iniziata con la legge 54/2006 (v. approfondimento) che sebbene garantisca la bigenitorialità dei coniugi trasforma i figli in veri e propri pacchi postali in viaggio da un appartamento all'altro. Certo nella maggior parte dei casi il figlio viene assegnato alle cure materne ma ciò non toglie che a rigor di legge entrambe i genitori hanno diritto di godere della presenza della prole in egual misura.

L'affido congiunto

In sostanza, quello che si afferma è il principio della bigenitorialità, intesa quale diritto del figlio ad un rapporto completo e stabile non con uno ma con entrambi i genitori, e ciò anche laddove la famiglia attraversi una fase patologica, con conseguente disgregazione del legame sentimentale e talvolta anche giuridico tra i genitori conviventi.
Rivolgendo uno sguardo ad un passato piuttosto recente, nel codice civile del 1942 veniva affermata l'indissolubilità del matrimonio, ragion per cui, alla possibilità di vedere pronunziata la separazione solo in caso di colpa di uno dei coniugi, conseguiva l'affidamento del minore al cd. coniuge "senza colpa".

In base alla nuova norma la potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori e le decisioni di maggiore interesse per i figli devono essere assunte di comune accordo dai coniugi, sempre tenendo conto della capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli.

Cosa succede se uno dei coniugi non rispetta i dettami?

In caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell'affidamento, il giudice può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente:
1. ammonire il genitore inadempiente;
2. disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore;
3. disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell'altro;
4. condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende (v. articolo).

La legge impone di garantire un rapporto equilibrato e continuativo con i genitori e la prassi colloca il minore nella maggior parte dei casi presso l'abitazione materna. Questo sbilancia naturalmente il rapporto avvicinando l'affido congiunto a quello esclusivo.

Cosa succede invece all'assegno di mantenimento?

Il nuovo assetto incide in maniera decisiva anche sul regime dell'assegno di mantenimento, che non trovando più alcun sostegno legislativo, viene sostituito di fatto con un assegno diretto, perequativo e periodico, determinato sulla base della posizione economica di ciascun genitore, obbligatone alla corresponsione, pena le conseguenze del nuovo art. 709 ter del codice di rito, cui si rimanda la lettura.

Per legge dunque è stabilita una forma di contribuzione diretta con o senza assegno perequativo ma nella prassi viene imposto l'assegno e la divisione di alcune spese al 50%.

Il Sole 24 Ore riporta alcuni dati significativi sull'onere spettante per il mantenimento agli ex-coniugi in causa:
Reddito madre: 800 Euro
Reddito padre: 1.400 Euro
2 figli (3 e 8 anni)

Al Nord la ripartizione sarà nei seguenti termini:
Madre: 266
Padre: 466
Totale: 732

Al Centro la ripartizione sarà nei seguenti termini:
Madre: 262
Padre: 458
Totale: 720

Al Sud la ripartizione sarà nei seguenti termini:
Madre: 250
Padre: 438
Totale: 688

Insomma in teoria l'affido congiunto dovrebbe garantire la "genitorialità" ma nulla sembra realmente cambiato dall'affido esclusivo.

Diritto di visita dei nonni

In arrivo anche la calendarizzazione dei rapporti con i genitori e la visita ai nonni. Si tratta di un disegno di legge depositato a marzo alle camere. Con questo comma aggiuntivo all'articolo 155 del Codice Civile ("Provvedimenti riguardo ai figli") "agli ascendenti è data facoltà di chiedere al giudice che sia riconosciuta e disciplinata la propria possibilità di contatto con i minori"

  • shares
  • +1
  • Mail