Case popolari: il mero usufrutto è esente dall’Ici

Case popolari “Gli assegnatari di casa popolare o di immobile pervenuto nella disponibilità del contribuente per effetto di un provvedimento giudiziale di separazione o di divorzio sono esentati dal pagamento dell'Ici. Lo ha chiarito il dipartimento per le Politiche fiscali con la risoluzione n. 5/Dpf del 18 ottobre”, così stabilisce l’Agenzia delle Entrate.
Dovrà in questo caso corrispondere l’imposta, senza alcuna detrazione per abitazione principale, il coniuge non assegnatario della casa coniugale nonché titolare del diritto di proprietà sulla medesima. Questo in conformità a quanto stabilito dall'articolo 8, comma 2, del Dlgs 504/1992, norma in cui si prevede che con la locuzione di abitazione principale si deve intendere quella in cui il contribuente ha la dimora abituale, che, salvo prova contraria, coincide normalmente nel luogo ove il contribuente ha stabilito la propria residenza anagrafica.

A pagare l’Ici sulla casa popolare, in caso di separazione o divorzio, d’ora in avanti non sarà quindi l’usufruttario ma l’assegnatario.

Stando poi alla sentenza emanata dalla Cassazione (n. 654/200) il locatario (affituario) di una casa popolare non è tenuto al pagamento dell’imposta comunale vista la mera titolarità di un diritto personale di credito.

Tutto questo però non impedisce, ad avviso del Dipartimento, che, nell'ambito dell'autonomia regolamentare riconosciuta ai Comuni in materia tributaria, l'ente possa estendere il beneficio dell'aliquota ridotta e della detrazione prevista per l'abitazione principale anche ai soggetti non assegnatari dell'immobile, in considerazione del fatto che un eventuale riconoscimento dell'agevolazione anche a tale categoria di soggetti non si porrebbe in contrasto con lo spirito della norma, sebbene questa non contempli esplicitamente l'ipotesi di considerare abitazioni principali anche quelle concesse ai coniugi.

Nuove case in Toscana

Stando al “Piano Casa” del governo ci sarà una boccata d’ossigeno per le liste d’attesa, almeno per la Regione Toscana, a cui saranno assegnati 31,5 milioni dei 550 previsti dal governo. Nasceranno 538 alloggi popolari. Un goccia nel mare dell'emergenza abitativa, vista la lista d’attesa di 5 mila domande. 150 abitazioni saranno create l’anno prossimo per rispondere alle esigenze delle famiglie in graduatoria.

Scandali romani

Intanto scoppiano scandali in tutta Italia ed in particolare nella Capitale, dove, visto l’insanabile debito dell’Ater comunale si è provveduto a mettere in vendita a valori irrisori le case popolari ai nuclei famigliari con un reddito accertato superiore a quello di decadenza, quello in base al quale in linea teorica si perde il diritto a rimanere in affitto nelle case popolari (per le quali c´è una lista d´attesa di trentamila famiglie davvero indigenti).

I possibili acquirenti dunque saranno inquilini di case popolari con un reddito superiore a quello di decadenza (ossia di 38mila euro lordi a famiglia, più duemila euro per ogni familiare a carico).

Teniamo presente quindi che una famiglia con figli e un reddito di 44mila euro è ancora nei limiti. Chi supera questo reddito non proprio bassissimo – e nelle case dell´Ater ci sono famiglie con redditi superiori a centomila euro l´anno - non solo non viene messo alla porta per consegnare le chiavi a chi ne avrebbe bisogno e diritto, ma otterrà comunque la possibilità di acquistare la casa che occupa indebitamente a Prati, al Flaminio o a Monteverde

Vecchio con uno sconto del 30% sul prezzo di mercato. Viceversa, tutte le famiglie che non arrivano a questa soglia possono acquistare una casa di lusso a un prezzo che resterà irrisorio rispetto al mercato, una volta e mezzo il valore catastale, depauperando così il patrimonio dell´Ater che già affoga nei debiti.
E´ proprio necessario vendergliela, quella casa, si chiede qualcuno…

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