White list: il Paradiso fiscale non può attendere!

Paradisi fiscali Escono dalla “black list” per entrare nella hit parade dei paesi a rischio, i paradisi fiscali che non rispondono ai criteri di trasparenza informativa. La Finanziaria 2008 ridisegna la geografia dei paradisi fiscali nominando una white list di virtuosi in cui non avrà più rilevanza significativa il vantaggio fiscale ma solo il livello di collaborazione con l’amministrazione italiana. Non saranno pertanto soggetti ad imposizione gli interessi, premi ed altri frutti delle obbligazioni e titoli similari, percepiti da soggetti residenti in Paesi che consentono un adeguato scambio di informazioni.

Negli ultimi anni c'è stata in Italia la moda da parte delle aziende, anche medio-piccole ma con discreti utili, di creare strutture in Paesi dove era possibile pagare meno tasse, le cosiddette società off-shore.
Il legislatore è più volte intervenuto per cercare di arginare questo fenomeno, definendo tra l'altro che si considerano paradisi fiscali i Paesi dove il livello di tassazione è inferiore di almeno il 30% rispetto al livello medio applicato in Italia. La musica sembra cambiata però. Potrebbero infatti risultarne premiati i Paesi che, pur connotati da una fiscalità più favorevole, siano legati all'Italia da una convenzione fiscale bilaterale che preveda lo scambio di informazioni senza alcun limite.

È il caso, ad esempio, di Malta, Mauritius, Corea del Sud ed Emirati Arabi Uniti, che compaiono attualmente nel Dm 21 novembre 2001 (riferito alle «Cfc») ma che potrebbero invece rientrare nella futura «white list», su basi analoghe a quelle che hanno condotto alla loro inclusione nel Dm 4 settembre 1996,relativo all'esonero da ritenute alla fonte su taluni redditi di capitale. Viceversa, ne risulterebbero penalizzati quegli Stati – come la Svizzera – che, per il livello "ordinario" del prelievo, sono inclusi solo parzialmente nelle attuali «black list» ma che, in presenza di uno scambio di informazioni limitato o escluso, potrebbero essere in futuro considerati alla stregua di paradisi fiscali "integrali".

Come dovrà avvenire il predetto scambio informativo transfrontaliero? Su richiesta di uno stato contraente, in maniera automatica o spontaneamente, senza precludere però i controlli incrociati.

Oltre alla modifica sul piano territoriale, della disciplina di dividendi esclusi e plusvalenze esenti e le presunzioni di residenza fiscale dei trust e dei cittadini italiani trasferiti all'estero; il regime delle «Cfc» e quello della deducibilità dei costi per operazioni intercorse con imprese o professionisti esteri, l'innovazione più sostanziale è rappresentata dall'adozione di un criterio unico –quello dell'esistenza di un «effettivo scambio di informazioni» – per l'individuazione di quegli Stati o territori che, per decreto ministeriale, entreranno a far parte della nuova «white list».

Una seconda innovazione consiste nell'adozione di due «white list»:
- una riferita alla presunzione di residenza delle persone fisiche,
- l'altra a tutte le altre materie. I nuovi elenchi saranno destinati a sostituire integralmente, al termine del periodo transitorio,l'attuale sistema,fondato sulle «black list» adottate fra il 1999 e il 2002.

La modifica, solo apparentemente formale, potrebbe incidere sui rapporti commerciali e finanziari con i numerosi Stati (Albania, Arabia Saudita, Giordania, Libia, Senegal, Nigeria, Cile e Perù, per fare solo qualche esempio) che non sono attualmente ricompresi in alcuna «black list» ma che, in assenza di accordi sullo scambio di informazioni, rischiano di essere esclusi dal futuro elenco dei Paesi "virtuosi".

L'impostazione delineata dal ddl sarà applicabile a partire dal periodo d'imposta successivo all'adozione delle nuove liste. È stato tuttavia previsto un periodo transitorio di cinque anni, nel corso del quale viene mantenuto, nella sostanza, l'assetto attuale. Il quinquennio consentirà agli operatori di adeguarsi allo scenario tracciato dalle nuove regole ma, soprattutto, si presta a favorire la stipula di nuove convenzioni, la modifica di quelle esistenti o, infine, a dare impulso all'adesione di nuovi Stati alla convenzione sull'assistenza reciproca in materia fiscale.

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