Funerale a rate…quanto costa morire?

Christopher Lee Pochi, spesso insufficienti i soldi per vivere, ma per la generazione mille euro al mese anche morire non è uno scherzo! Sempre più persone, circa il 10% degli italiani con punte del 20% nelle grandi città, per pagare il funerale, sono, infatti, costrette a chiedere il pagamento rateizzato.

Si moltiplicano le richieste di pagamenti differiti nel tempo alle imprese funebri, che per far fronte al fenomeno sono costrette ad instaurare precisi accordi con finanziarie. Il record al momento è detenuto dal capoluogo ligure dove un’impresa di onoranze funebri riceve richieste dal 40% dei propri clienti.

In crescita, per la stessa ragione, la cremazione, dato che, dopo la Legge n. 130 del 2001, è possibile anche tenere le ceneri in casa o disperderle, risparmiando, quindi, parecchio sulla concessione del loculo. Il costo di una cremazione di aggira mediamente sui 300 euro (alcuni Comuni la fanno anche gratis per i residenti).

Il peso fiscale delle morti è piuttosto oneroso. Ancora oggi, quando si muore in casa, bisogna pagare una tassa per il rilascio del certificato di constatazione di decesso rilasciato dall'ufficiale sanitario dell'Asl, 35 euro + 1 euro di bollettino postale. Per non parlare del diritto fisso sul decreto di trasporto (58 euro + 2 o 3 marche da bollo da 14,62 euro) che chiedono i comuni in cui è avvenuto il decesso. Sono tutte pratiche spesso svolte dalle imprese di onoranze funebre, ma non sempre.

Ragione per la quale, in alcuni casi, i parenti del defunto sono costretti, persino in quei momenti, a dover fare pure la coda in posta per pagare 35 euro.

Le gabelle sui decessi non smettono di stupire. Stando al Codacons il business dell'elettroilluminazione votiva ad esempio costituisce una vera e propria tassa occulta su ogni morto.
Il costo effettivo dell'illuminazione, trattandosi di una lampadina in bassa tensione, anche considerando la sua sostituzione periodica, è inferiore ad un euro. Eppure le società, anche private, che gestiscono, grazie ad appalti spesso ventennali, questo servizio incassano mediamente 15 euro all'anno (16,58 a Milano, 24,24 euro per la Acea di Roma).

La geografia del caro-funerali

Portafoglio alla mano è meglio morire a Lecce che non a Milano, se si vuole evitare che gli eredi debbano svenarsi per il funerale. A sostenerlo è Help Consumatori, l'agenzia on line dedicata ai consumi che anche quest'anno dedica una indagine sui costi delle pompe funebri in otto città: Roma, Milano, Torino, Palermo, Bari, Lecce, Napoli e Genova (v. grafico).

Lo studio, che prende in esame un servizio tutto compreso con "bara in legno di noce" e "imbottitura del feretro in raso" dimostra per il secondo anno consecutivo che il capoluogo lombardo resta la città dove un funerale costa di più: in media 4mila euro, con un rincaro del 12% (425 euro) rispetto allo scorso anno. Anche Torino mantiene la posizione del 2006, con un prezzo che si aggira sui 3.460 euro(+6,5%).

I prezzi, in ogni caso, risultano in rialzo anche in altre due città: a Palermo le esequie costano il 26% in più (3.000 euro), mentre a Napoli l'incremento porta il prezzo totale da 2.300 a 2.700 euro. A fare eccezione sono invece Roma, stabile a 2.150 euro, Bari (-10% a 2.200 euro) e Genova, che con un calo del 9% a 2.450 euro scende dal quarto al quinto posto. Ma soprattutto Lecce, che con appena 1.900 euro (-26%) è la città dove il trapasso pesa di meno sulle tasche degli eredi.

Risparmiare si può

Una possibile alternativa per evitare l’indebitamento esiste: basta rivolgersi al servizio comunale - che però non c'è a Bari, Lecce e Palermo - il cui costo è in media di 1.350 euro: a Milano e Torino, per esempio, il prezzo è addirittura un quarto di quello per un funerale privato. La soluzione non è invece così economica a Genova, dove, secondo l'indagine, l'Azienda servizi funebri del comune applica tariffe del 35% superiori a quelle medie di un privato. Dall'indagine sono in ogni caso escluse le tasse cimiteriali, variabili da un minimo di 100 a un massimo di 300 euro, nonché il costo del lavoro del marmista «dipende dalle condizioni del loculo».

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