Derivati: una trappola da oltre duecento miliardi

La vicenda del Monte dei Paschi di Siena sta monopolizzando i giornali e gli altri media. E a volte la discussione non è fine a se stessa. Per esempio in questi giorni, Repubblica ha rilevato come le prime dieci banche italiane siano sedute su una montagna di derivati del valore di 218 miliardi di euro - più o meno quanto il Pil della disgraziata Grecia.

Questo valore si riferisce a giugno di quest'anno, per cui c'è da aspettarsi che oggi l'esposizione sia ancora maggiore. E gli istituti più esposti sono i più grandi: Unicredit a bilancio ne ha 118 miliardi, cinque volte il suo valore di borsa, Intesa Sanpaolo 59, ed il Monte dei Paschi di Siena 18,3 miliardi - due volte l'ammontare che deteneva tre anni fa.

Non lasciatevi prendere in giro, i fan dello strumento - che spesso hanno un interesse nel fare queste dichiarazioni - affermano che i derivati sarebbero solo uno strumento di copertura, ovvero proteggerebbero le banche dagli sbalzi ormai sempre più tipici dei mercati finanziari.

Uno studio di R&S e Mediobanca dice un'altra cosa: il 97% di future e opzioni in tasca agli istituti europei sarebbe di carattere speculativo, ovvero una scommessa per guadagnare soldi.

I rischi potenziali per queste operazioni sono difficili da quantificare ma sono comunque elevati: basta citare l'esempio di Jp Morgan: negli ultimi mesi ha perso miliardi di dollari per le scommesse sbagliate di un suo dipendente relativamente al numero di fallimenti di azienda negli Stati Uniti...

Sull'argomento bisogna dire che per una volta l’Italia è messa meno peggio degli altri. Basta fare qualche esempio: la Deutsche Bank a giugno 2012 aveva derivati per 859 miliardi: quanto le prime dieci banche italiane. E due istituti elvetici come Crédit Suisse E Ubs hanno insieme operazioni in options e futures quanto due volte e mezzo il Pil del loro paese - in Italia questo rapporto, per la somma delle due prime banche italiane è pari "solo" al 10,7% del Prodotto interno lordo...

Le perdite sui derivati non è un problema di politica... Sarebbe ora di cambiare le regole finanziarie se vogliamo evitare pessime sorprese...

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