L'Italia del lavoro? Te la raccomando!

Dei raccomandati e di altri demoni del lavoro Chi l'ha detto che in Italia i precari sono troppi? Stando ad una relazione del ministro del Lavoro Damiano sarebbero solo il 13,1% della popolazione, ben sotto la media europea (14,7%), con circa 2.719 milioni di lavoratori precari (v. articolo). Una diversa distribuzione nel lavoro atipico in Italia rispetto ai vicini comunitari: la preponderanza dei contratti flessibili sarebbe concentrata sulle classi di lavoratori "deboli" ovvero donne e giovani, che in 9 casi su 10 si sarebbero accontentai in mancanza di qualcosa di meglio.

Il quadro si fa ancora più catastrofico se si considera la recente indagine dell'Isfol sull'inserimento nel mondo lavorativo. Il 40 per cento dei lavoratori avrebbe trovato il posto di lavoro grazie a parenti, conoscenti o potenti e solo un misero 15% grazie ai concorsi pubblici.

Dopo la riforma del collocamento, il culto della flessibilità, la nascita delle agenzie interinali e le controversie sulla legge Biagi i centri per l'impiego pesano un misero 5% sull'occupazione complessiva.

A epigrafe di tutta questa immobile flessibilità "Chi è senza peccato scagli la prima pietra" ha scritto Giovanni Floris autore del suo recente "Mal di merito. L'epidemia di raccomandazioni che paralizza l'Italia" (Rizzoli).

Tra gli altri scoop nel libro si riporta del database "dello scandalo" scoperto dall'Espresso alle Poste: tutte le richieste archiviate, generalità dei raccomandati, nomi dei raccomandatari (compreso un cardinale teologo della casa pontificia), esito delle pratiche. Un piccolo campione d'Italia. Su 3203 casi, 841 assunti, 613 respinti, 86 in attesa di risposta. Ma soprattutto 1663 disoccupati: a riprova dei dati Isfol e di un paese, in fondo, che si trasforma senza requie per rimanere quello che è sempre stato (v. articolo).

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