La sottile linea rossa della Privacy

Violazione della privacy Cosa succede quando le nostre conversazioni, spostamenti, referti medici e persino i nostri dati personali ci scivolano di mano per finire in corpose quanto voraci banche dati? E’ stato violato uno dei diritti fondamentali del cittadino, ossia il diritto alla privacy.
Che si tratti di telemarketing, di pubblicità non richiesta, di spam , di telecamere civiche o di registrazioni telefoniche, il problema è che siamo costantemente sotto lo sguardo vigile di qualcuno senza per questo aver concesso alcuna autorizzazione.

Proprio il marketing telefonico è il fronte più caldo tra le segnalazioni all'Autorità della privacy (uno dei suoi compiti è infatti quello di esaminare i reclami dei cittadini – 2.717 nel 2006 – e d'intervenire di conseguenza): di recente il Garante ha applicato ai gestori telefonici 60 sanzioni per oltre 260mila euro per servizi non richiesti e telefonate indesiderate (e nuove sanzioni sono imminenti), mentre già 800 sono i casi segnalati da gennaio a oggi.

L’Europa e il mondo in generale si stanno muovendo verso la creazione di grosse banche dati per la tracciabilità e il maggior controllo sugli spostamenti delle persone fisiche e delle merci. Certo il pericolo terrorismo da un lato ed Internet dall'altro hanno dato un significativo colpo di coda a questo processo per cui si stanno già ipotizzando scenari di schedatura di cittadini extracomunitari nonché comunitari al momento dello spostamento entro le regioni della CE. La riservatezza non è anonimato, ma un flusso controllato di informazioni "sensibili".

Per quanto concerne il traffico telefonico e internet, il monitoraggio avviene già, seguito dsa grosse polemiche nel cawso di intercettazione a personaggi “pubblici”. I gestori devono per legge conservare nei loro data base rispettivamente per due anni e sei mesi (estesi ad oltre 5 nel caso di reati) le conversazioni avvenute.

Come difendersi

Ma le regole per proteggere le informazioni che ci riguardano, come sottolinea il Sole 24 Ore di lunedì, esistono (sono contenute essenzialmente nel Codice in materia di protezione dei dati personali, il Dlgs 196 del 30 giugno 2003, integrato da successivi provvedimenti) così come l'autorità che vigila sulla tutela di queste regole, appunto il Garante della privacy. Per meglio far conoscere ai cittadini i loro diritti e i diversi strumenti di difesa messi a disposizione dalla normativa, il Garante stesso ha realizzato una serie di opuscoli, disponibili anche sul sito dell'Authority, dove il tema della privacy è affrontato, in maniera divulgativa, per settori: sanità, videosorveglianza, telefono, elenchi telefonici, internet. Prossimamente toccherà al condominio, alla scuola, al credito al consumo.

Così si scoprirà, ad esempio, che le telecamere all'esterno dei palazzi sono lecite, ma devono essere segnalate da uno specifico simbolo; che in ospedale non può essere visibile, in fondo al letto, la nostra cartella clinica; che un sito sicuro deve fornirci un'informativa completa sulla raccolta dei nostri dati; che l'operatore del call center deve dichiarare come ha avuto il nostro numero.

Quale tutela?

Nel caso il cittadino entri in contatto con le strutture sanitarie per diagnosi, cure, prestazioni mediche, operazioni amministrative devono essere garantita la più assoluta riservatezza e il più ampio rispetto dei suoi diritti fondamentali e della sua dignità, questo quanto stabilito dal Garante per la Privacy nel novembre di due anni fa. Oggi il Garante torna sull’argomento, pubblicando un opuscolo intitolato “Dalla parte del paziente”, che affronta questioni decisive per la privacy dei malati, come la definizione di chi può consultare la cartella clinica di un paziente, o di come devono essere tutelati minori, anziani e disabili che seguono terapie intensive. L’obiettivo è far capire a tutti i cittadini, grazie ad uno stile grafico e divulgativo, quali sono i loro diritti in corsia e come farli rispettare.

I principi fissati dal Garante si articolano in nove punti:


  • Tutela della dignità. La tutela della dignità della persona deve essere sempre garantita. In particolare, riguardo a fasce deboli ma anche a pazienti sottoposti a trattamenti medici invasivi o per i quali è doverosa una particolare attenzione (per esempio l’interruzione della gravidanza). Nei reparti di rianimazione devono essere adottati accorgimenti anche provvisori (per esempio paraventi) per delimitare la visibilità dell'interessato, ai soli familiari e conoscenti.
  • Riservatezza nei colloqui. Quando prescrive medicine o rilascia certificati, il personale sanitario deve evitare che le informazioni sulla salute dell'interessato possano essere conosciute da terzi.

  • Distanze di cortesia. Ospedali e aziende sanitarie devono predisporre distanze di cortesia per operazioni amministrative allo sportello (prenotazioni) o al momento dell'acquisizione di informazioni sullo stato di salute, sensibilizzando anche gli utenti con cartelli, segnali ed inviti.

  • Notizie al pronto soccorso. L'organismo sanitario può dare notizia, anche per telefono, sul passaggio o sulla presenza di una persona al pronto soccorso, ma solo ai terzi legittimati (come parenti, familiari, conviventi).
  • Notizie sui reparti. Le strutture sanitarie possono dare informazioni sulla presenza dei degenti nei reparti, ma solo a terzi legittimati (familiari, conoscenti, personale volontario).

  • Chiamate in sale d'attesa. Nei locali di grandi strutture sanitarie i pazienti, in attesa di una prestazione o di documentazione (come nel caso di analisi cliniche), non devono essere chiamati per nome. Occorre adottare soluzioni alternative, per esempio attribuendo un codice numerico al momento della prenotazione o dell'accettazione.

  • Liste di pazienti. Non è giustificata l'affissione di liste di pazienti in attesa di intervento in locali aperti al pubblico, con o senza la descrizione della patologia sofferta. Non devono essere resi visibili ad estranei documenti sulle condizioni cliniche dell'interessato, come le cartelle infermieristiche poste vicino al letto di degenza.

  • Informazioni sullo stato di salute. Si possono dare informazioni sullo stato di salute a soggetti diversi dall'interessato quando questi abbia manifestato uno specifico consenso. Tale consenso può essere dato da un familiare in caso di impossibilità fisica o incapacità dell'interessato o, valutato il caso, anche da altre persone legittimate a farlo, come familiari, conviventi o persone in stretta relazione con l'interessato stesso. I soggetti terzi che hanno accesso alle strutture sanitarie (esempio, le associazioni di volontariato), per poter conoscere informazioni sulle persone in relazione a prestazioni e cure devono rispettare tutte le regole e le garanzie previste dalle strutture sanitarie per il proprio personale.

  • Ritiro delle analisi. I referti diagnostici, i risultati delle analisi e i certificati rilasciati dai laboratori di analisi o dagli altri organismi sanitari possono essere ritirati anche da persone diverse dai diretti interessati purché munite di delega scritta e con consegna in busta chiusa. I medici di base, gli studi medici privati e i medici specialistici non rientrano nell'obbligo di adottare queste misure, ma sono comunque tenuti a garantire il rispetto della dignità degli interessati.

Facoltà di veto

Esiste facoltà di veto, integrazione e accesso
«Il primo garante sei tu»: questa l’introduzione dell'opuscolo della privacy dedicato agli strumenti di difesa. Conoscere i propri diritti non basta, è fondamentale farli valere. Questi alcune informazioni che ogni cittadino-consumatore dovrebbe tenere a mente:

1. In primo luogo si deve sapere che, anche senza particolari formalità, si può chiedere a qualunque soggetto (azienda, banca, datore di lavoro, ente pubblico) se custodisce dati personali sul nostro conto.

2. Si ha inoltre diritto di accesso, ossia si può chiedere di conoscere dove sono state raccolte le informazioni che ci riguardano (un ottimo sistema per bloccare all'istante eventuali tentativi di vendita per telefono). Ma anche all'invasione di brochure pubblicitarie, comunicazioni commerciali, e-mail indesiderate ci si può opporre: chiedendo al mittente di por fine al trattamento dei dati e al loro utilizzo.

3. Se invece non ci disturba che siano noti i nostri dati ma individuiamo qualche errore, se ne può chiedere gratuitamente la correzione o l'integrazione.

  • shares
  • +1
  • Mail